"Passaggi
a Sud-Ovest": il movimento per un altro mondo possibilie entra in una nuova
fase di
Emilio Carnevali (Adista)
Dopo gli ultimi appuntamenti internazionali,
l'"altermondialismo" italiano torna a confrontarsi sulle prospettive
future del movimento. Tre i nodi principali affrontati dai partecipanti al dibattito
"I movimenti globali dopo Hong Kong, Bamako e Caracas", svoltosi lo
scorso 15 febbraio a Roma e organizzato da Lunaria in collaborazione con il Manifesto
e Carta.
In primo luogo, lo spostamento dell'asse geopolitico interno
alla realtà "altermondialista", con il crescente protagonismo
conquistato dai soggetti del Sud del mondo (in particolare quelli latinoamericani),
e a fronte della progressiva perdita di egemonia delle organizzazioni del Nord.
In secondo luogo, il futuro della formula "Forum sociale", di
cui molti auspicano un'evoluzione da spazio aperto di confronto a momento di più
specifica elaborazione programmatica. Infine, il rapporto con i soggetti istituzionali
ed i governi, ovvero il problema della conciliazione fra autonomia del movimento
e necessità di dare efficacia alle proprie rivendicazioni tramite la sponda
politica di interlocutori privilegiati (su tali nodi, v. anche Adista n. 14/06).
Marco Berlinguer di Transform! Italia ha tracciato una mappa della dialettica
interna al movimento basandosi su una coppia di alternative principali, con riferimento
al profilo politico dei diversi soggetti che ne hanno costituito l'ossatura: radicali-moderati
e tradizionalisti-innovatori. L'intersecarsi di queste opposte tendenze ha portato
all'affermazione di una linea allo stesso tempo radicale ed innovatrice, come
risultato dello spostamento dell'asse principale del movimento nel sud del mondo,
dove da una parte le contraddizioni sociali derivanti dall'affermazione del modello
neoliberista risultano più stridenti, dall'altra appaiono evidenti anche
i limiti di alcune esperienze di governo che avevano acceso enormi speranze. Per
"linea innovatrice" Berlinguer intende la rimessa in discussione dell'approccio
novecentesco classico secondo il quale la conquista del potere è la prima
e necessaria condizione per il cambiamento politico e sociale.
Sui fattori
di discontinuità rispetto ai paradigmi novecenteschi si concentra anche
l'intervento di Pierluigi Sullo, direttore di Carta. Il movimento di oggi in Italia
non ha niente a che vedere con quello che poteva essere il mondo a sinistra del
Pci negli anni 60 e 70. Perfino il termine movimento' per Sullo
è improprio, e sarebbe più esatto parlare di società
civile organizzata'. Questo perché il soggetto in questione ha confini
estremamente fluidi, ma la sua stessa ambiguità evoca in qualche modo la
vivacità del continuo rilancio delle sue pratiche costituenti. "I
sindaci della protesta anti-Tav", dice il direttore di Carta, "sono
iscritti ai Ds o allo Sdi", non appartengono a chissà quale realtà
antagonista, ma questo è il segno della capacità di penetrazione
culturale che il movimento è in grado di esercitare nella società.
Di "regionalizzazione" del movimento internazionale parlano
invece Antonio Tricarico, della Campagna per la Riforma della Banca Mondiale,
e Francesco Martone, senatore indipendente' di Rifondazione. Per Tricarico
la battuta d'arresto di Hong Kong può rappresentare l'avvio verso un multipolarismo
imperfetto in cui i grandi accordi sulle questioni che contano saranno fatti per
blocchi regionali. Questo può portare ad una grande frammentazione dei
centri di potere e la strategia futura del movimento deve tenere conto del mutamento
di quadro. Martone cita Noam Chomsky e la sua previsione sulla persistenza del
ruolo degli Stati nazione anche in un contesto di globalizzazione neoliberista.
Le pratiche di resistenza nei confronti della privatizzazione e della mercificazione
dei beni comuni, oppure nei confronti di un'idea dello "sviluppo" del
tutto indifferente alla sostenibilità ambientale e alla qualità
della vita, sono esempi di localizzazione' del conflitto pur nella conservazione
di un punto di vista universalistico'. Qui sta, secondo Martone, la sfida
prossima futura del movimento italiano come di quello internazionale.
Infine
Gianfranco Benzi della Cgil sottolinea l'impossibilità di adottare un approccio
strategico-prescrittivo univoco di fronte alla grande eterogeneità dei
contesti e del grado di evoluzione' del modello Forum nei vari punti del
pianeta. Benzi cita l'esempio del forum di Bamako per dire che se qui in Europa,
oppure in America latina, si avverte la necessità di superare la fase del
confronto libero', per la realtà africana dove sono spesso
evanescenti o autoreferenziali le strutture preposte all'articolazione politica
dei bisogni sociali - "la funzione di comunicazione del Forum rimane ancora
insostituibile". (emilio carnevali) http://www.adistaonline.it
|