Il Pablo Rosso home page

 

Articolo di POLIS QUOTIDIANO (Parma) pubblicato il 13/10/2005

Aeroporto nella bufera


Invece di spiccare il volo, l’aeroporto di Parma continua a rimanere a terra. Una situazione, quella in cui versa lo scalo ducale, drammaticamente segnata dai numeri, ancora lontani da quelli indicati in quel libro dei sogni chiamato “ Business plan” , presentato trionfalmente ai soci nel dicembre 2004. Secondo il piano industriale, infatti, alla fine di quest’anno dai check- in del Verdi dovranno essere transitati 102.269 passeggeri.

Ma nei primi sette mesi del 2005 siamo ancora fermi a 37.460 ( Fonte Assareoporti), soltanto qualcuno in più rispetto ai 35.920 registrati alla fi ne di luglio 2004 ( complessivamente l’anno scorso i passeggeri furono 61.582). Un numero che, oltretutto, può già contare su buona parte del traf fi co estivo che da giugno a settembre collega la nostra città con località turistiche come Olbia, Ibiza e Lampedusa, tanto per citarne alcune. Nonostante le promesse contenute nel piano industriale, a parte l’allungamento della pista da 1.900 a 2.123 metri e l’arrivo di un presidio dei Vigili del Fuoco, poco o nulla è cambiato al Verdi.

Voli di linea come il Parma- Milano non se ne sono visti, così come non è arrivata la Ryan Air, la compagnia irlandese indicata come la panacea di tutti i mali che, oltre a collegare Parma con Londra, avrebbe dovuto spalancare all’aerostazione le porte dell’Europa. Novità che la dirigenza del Verdi aveva già previsto a partire da quest’anno, rimaste semplicemente scritte nel libro dei sogni. Il nostro scalo, insomma, contrariamente alle garanzie del presidente Bruno Gemmi e del direttore Alessandro Pasqualini, non è cresciuto.

L’unico tentativo di un collegamento internazionale inaugurato in pompa magna lo scorso 24 gennaio, il Parma- Bruxelles, è stato sospeso dalla Compagnia Club Air poco più di tre mesi dopo, il due maggio. Il motivo? Semplice, mancanza di passeggeri. Nemmeno l’Authority per la sicurezza alimentare europea, che lo aveva posto come una condizione irrinunciabile per il suo sbarco a Parma lo ha salvato: gli orari erano troppo scomodi per i funzionari.

Ma se il presente non brilla, il futuro appare ancora più nero e, soprattutto, non può certo essere garantito attraverso sporadici decolli verso la Terra Santa, Lourdes o Barcellona, voli charter in certi casi spacciati come avanguardie di possibili voli di linea che però nessuno ha ancora visto. I soci di Sogeap, ( Upi, Camera di Commercio di Parma, Cassa di Risparmio, Banca Monte, Comune e Provincia), ora si interrogano su quale potrà essere il futuro dello scalo parmigiano. E l’ottimismo più o meno sincero che avevano manifestato dopo la presentazione del piano industriale inizia a vacillare.

Per la verità il primo a non crederci era stato proprio il socio di riferimento che detiene il 24% di Sogeap, l’Unione Parmense degli Industriali, il quale, dopo aver votato a favore di un aumento di capitale necessario a realizzare il business plan, si è preso 18 mesi di tempo per versare o meno la sua quota, 1.800.000 euro. La ricapitalizzazione pari a 5,4 milioni di euro deliberata lo scorso 8 aprile, che con l’Upi avrebbe dovuto toccare i 7,2 milioni, è così fi nita sul groppone degli altri soci, per lo più attraverso denaro pubblico. Tanti insomma i nodi del Verdi che restano da sciogliere. Nodi che sono venuti al pettine lunedì scorso, durante un infuocato Consiglio d’Amministrazione di Sogeap.

Sul banco degli imputati sono fi niti il presidente Gemmi e, soprattutto, il direttore Pasqualini. A dar fuoco alle micce i 750.000 euro usciti dalle casse della società di gestione per finanziare il presidio dei pompieri necessario ad elevare la categoria del nostro aeroporto dal quarto livello al settimo. Un presidio arrivato lo scorso 7 luglio che, fi no a quando la caserma non diventerà operativa, è da considerarsi come un servizio a pagamento. Una spesa della quale il cda non era stato informato e che ha mandato su tutte le furie i consiglieri di Sogeap, già alle prese con difficoltà economiche che difficilmente potranno essere risolte nei prossimi mesi. L’aria che si respira intorno alla dirigenza dell’aeroporto al momento è pesantissima, proprio come la situazione dell’aerostazione parmigiana. E il decollo del Verdi appare ancora lontano, lontanissimo.

Gabriele Franzini


La replica di Sogeap


Tanto tuonò sull’aeroporto Giuseppe Verdi che alla fi ne piovve. Nella giornata di ieri, infatti, dalla presidenza di Sogeap è arrivata una piccata risposta all’articolo pubblicato da Polis Quotidiano il 13 ottobre, nel quale si sottolineavano i mali dell’aerostazione parmigiana.

“ Riteniamo utile per puro spirito di verità – scrivono da Sogeap – segnalare quanto segue: gli adeguamenti strutturali effettuati non sono affatto una questione di minima importanza come pare di leggere nell’articolo, ma erano bensì un obiettivo fondamentale senza il quale non vi può essere nessun sviluppo dell’aeroporto. E’ evidente che per chi non conosce le problematiche aeroportuali – prosegue il documento – l’adeguamento di una pista, la costruzione di una caserma dei vigili del fuoco possono banalizzarsi come semplici problematiche di asfaltatura, muri e antenne, ma per chi conosce le problematiche effettive di queste strutture, appare chiaro che la loro realizzazione e funzionamento dipendono da una lunga catena di tempi e condizioni ( autorizzazioni, certi fi cazioni tecniche, test etc.).

Da qui il possibile slittamento dei termini di messa a regime di opere e servizi richiesti dalle maggiori compagnie aeree (come ad esempio Ryan Air). Per quanto riguarda poi il servizio temporaneo di vigilanza antincendio, affidato per alcuni mesi del 2005 ai Vigili del fuoco e in via di soluzione a fine ottobre 2005 con l’insediamento de finitivo, permanente e gratuito degli stessi, è stata una precisa scelta obbligata dalla necessità di garantire con sicurezza l’operatività dello scalo.

La scelta ha inoltre permesso di mantenere e incrementare la credibilità e l’attenzione sullo scalo, che ha consentito di sviluppare una serie di voli charter, che non sono quel fatto sporadico che viene definito nell’articolo, tanto meno si tratta di casi “ spacciati come avanguardia di possibili voli”, ma di test che primarie compagnie estere stanno facendo con le quali sono state aperte trattative commerciali. In fi - ne, è del tutto non corrispondente al vero quanto riferito nell’articolo relativamente ad un “ infuocato Consiglio di amministrazione” che avrebbe messo sul banco degli imputati il presidente e il direttore.

E’ vero invece che il cda responsabile, né infuocato né diviso al suo interno, sta opportunamente valutando le problematiche di gestione dell’aeroporto legate a progetti di sviluppo veri e concreti che, per tutto quanto si è detto, non si sono potuti realizzare nel corso del 2005, come era da tutti auspicato e voluto”.

Prendiamo atto della replica di Sogeap, ma non possiamo fare a meno di sottolineare come nel nostro articolo non venga mai messa in discussione l’importanza delle opere tese a garantire una maggiore sicurezza dello scalo. Il problema è che tali opere avrebbero dovuto essere funzionali ad un piano industriale che, per quel che riguarda il 2005, è fermo al palo. Piano che prevedeva l’arrivo di nuovi voli di linea che non si sono mai visti. Il Consiglio, poi, non sarà stato infuocato al punto da richiedere l’arrivo dei pompieri pagati da Sogeap, ma la temperatura era senz’altro alta.

Le “ problematiche valutate da un responsabile cda”, come recita il comunicato hanno infatti portato ad una discussione pesante. Concordiamo sul fatto che il cda non sia diviso... e quando mai l’abbiamo detto? Abbiamo riferito soltanto dei malumori nei confronti del direttore e non di eventuali contrasti tra i soci. Per la verità qualcosa da rettificare ce l’abbiamo, ma ci dispiace di dover dare un altro dispiacere a Sogeap.

Nel nostro articolo, involontariamente, siamo stati fin troppo buoni, pubblicando i dati di Assaeroporti secondo i quali a luglio 2005 i passeggeri passati per i check- in del Verdi sarebbero stati 37.460 contro i 35.920 registrati nei primi sette mesi del 2004. Ebbene, i dati ufficiali, dei quali l’Enac è l’unico depositario e che ci sono stati comunicati il giorno dopo la pubblicazione dell’articolo, sono ben peggiori.

All’Enac, a fine luglio 2005 risultano infatti 34.281 passeggeri contro i 35.649 dello stesso periodo dello scorso anno. I passeggeri non sarebbero in aumento, ma in calo. Su una cosa siamo d’accordo con Sogeap, che i progetti di sviluppo veri e concreti “ non si sono potuti realizzare nel corso del 2005, come era da tutti auspicato e voluto”. Una frase che, guarda a caso, riassume proprio il senso del nostro articolo.

Gabriele Franzini


CIRCOSCRIZIONE