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Iraq
e Afghanistan: Per la sinistra è il tempo della responsabilità In realtà, sul piano delle scelte strategiche e degli orientamenti in materia politico-militare la distinzione fra il polo del centro-sinistra è quello del centro-destra è molto più sfumata di quanto non appaia, in quanto entrambi gli schieramenti condividono lo stesso orientamento filoatlantico. Le differenze riguardano soltanto il grado di subalternità allalleato americano, che nel corso del governo Berlusconi ha raggiunto livelli inusitati. Per questo il compito delle forze politiche della sinistra critica presenti nellUnione è molto difficile: esse non possono mettere in discussione i cardini della politica estera e militare italiana senza provocare una rottura nellalleanza e la ricomposizione di un nuovo fronte, fondato sul collante della fedeltà atlantica, che è molto più forte dei vincoli di coalizione imposti dal bipolarismo. Del resto ciò è già avvenuto nel 1998, quando alluscita di Rifondazione (forza sgradita alla Nato) dallarea di governo, ha corrisposto lingresso nella maggioranza di una frazione del centro-destra, per consentire la formazione di un governo affidabile in vista della già programmata azione militare della Nato nei confronti della Jugoslavia. I margini per lazione politica della sinistra critica (Rifondazione, Verdi e Pdci) sono ristretti, ma non vuol dire che siano inesistenti. Molto dipenderà dallinterazione fra lazione istituzionale dei parlamentari e la mobilitazione dellopinione pubblica. Non si tratta di fare una politica di riduzione del danno, ma di fare politica, cioè di utilizzare il rapporto di fiducia fra alleati esistente nellUnione per introdurre degli elementi di cambiamento, anche quando non sono possibili svolte radicali. Per questo non mi appassiona il dibattito se occorre votare sì al rifinanziamento della partecipazione italiana alla missione Isaf in Afghanistan, per mantenere in buona salute la maggioranza, ovvero se occorre votare no per fedeltà al principio costituzionale del ripudio della guerra. Il problema è un altro. Occorre capire cosa possono fare le forze politiche seriamente impegnate per la pace per ottenere dei cambiamenti nel contesto politico dato. Orbene, rispetto alla presenza del contingente militare italiano in Afghanistan, anche se ne è auspicabile il rientro, la questione si pone in termini diversi rispetto alla missione in Iraq, che è nata come pure missione di supporto alloccupazione militare dellIraq, dopo laggressione americana del 2003. La missione Isaf nasce da un accordo siglato a Bonn dalle varie fazioni afghane e recepito dal Consiglio di Sicurezza con la Risoluzione n. 1386 del 20 dicembre 2001. Nella sua genesi è una missione di mantenimento della pace in una situazione disastrata da un conflitto bellico. Il problema è che da quando la Nato (nellagosto del 2003) ha assunto il comando ed il coordinamento dellIsaf, la missione ha subito una torsione di natura bellicista, in quanto gli Stati Uniti cercano di utilizzare le forze Nato a sostegno della loro campagna, mai conclusa, di guerra ai Talebani. Per questo il Segretario generale della Nato, Jaap de Hoop Scheffer, sta facendo il giro delle capitali europee per chiedere truppe ed aerei, da impiegare in una sorta di guerra per procura. Questo è proprio quello che bisogna scongiurare. Rispetto a questa politica dobbiamo dissociarci per dovere costituzionale. Il problema del come, fa parte dellarte della politica. Avere ottenuto che il contingente italiano in Afghanistan non sia rinforzato e che non siano mandati i mezzi aerei richiesti dalla Nato per scagliare nuove offensive militari può essere un risultato apprezzabile, però occorre ottenere garanzie - anche sul piano del rapporto fiduciario di governo - che il contingente italiano non verrà impiegato in azioni di controguerriglia, di rastrellamento o di riconquista di territori ostili. In
ogni caso, sia la missione in Afghanistan, sia quella, ancora presente in Iraq,
agiscono in un teatro bellico. Per questo non può essere contestato - di
per sé - il ricorso al codice penale militare di guerra, previsto dallart.
16 del decreto legge, in continuazione di quanto già stabilito con la normativa
precedente. In questo codice infatti, anche a seguito di recenti modifiche, sono
contenute le norme che recepiscono le Convenzioni internazionali del diritto umanitario
e vietano gli atti illeciti di guerra, come ricorrere alla tortura o aprire il
fuoco contro le ambulanze. Nel
momento in cui si trovano al governo nel nostro paese delle forze democratiche,
non sarebbe il caso di ripristinare la libertà dellinformazione,
in modo che i cittadini italiani possano essere compiutamente informati di quello
che succede nei teatri dove operano le nostre truppe e giudicare, con cognizione
di causa, il comportamento degli esecutivi? | |
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