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"Antifascismo è intelligenza critica, non spirito fazioso". Condivido la scelta di Bertinotti di andare dai giovani di An
di Gianni Alasia (da Liberazione)

Condivido l'incontro di Bertinotti coi giovani di An. Ho sempre contestato la sortita di Violante sui "ragazzi di Salò" poiché suonava (accompagnata com'era da altri atteggiamenti) come una indistinta riabilitazione politica. Ma non ho mai negato che tanti miei coetanei coinvolti nella demagogia populista, repubblicana, "socialisteggiante" di Salò meritassero da parte nostra una attenzione sulla loro sbagliata scelta, dura e sofferta, condividendo a questo modo i crimini di tanti figuri fascisti della prima e seconda generazione. Ricordiamoci di Della Mea e della sua lacerante esperienza nella Repubblica di Salò. E per altro verso ricordiamoci ancora di Che Guevara che in Bolivia prende di mira un soldatino della reazione, poi ripensa un attimo abbassa il fucile e non spara. Dei miei coetanei ho scritto citando nomi e circostanze. Chi come noi ha convissuto quei drammatici anni è portatore di un antifascismo che è intelligenza critica e non spirito fazioso di "antemarcia" antifascista. L'antifascismo è intelligenza o non è. Capire i drammi non è giustificare. Quali sono stati i percorsi di tanti di noi, pieni di rotture e contraddizioni? Vogliamo parlarne con onestà e obiettività?

Provo ancora tanta tristezza nel pensare a quei giovani che nella età dell'amore! cantavano con ostentata fierezza e ancora più tanta stupidità: "... le donne non ci vogliono più bene perché portiamo la camicia nera... ".

Nei primi anni '50 era difficile parlare ai giovani missini; eppure tenni in un capannone a Castelvetrano una conversazione con 500 giovani missini: scoprii un fascismo che non conoscevo: erano contro i governi centrali, la borghesia del nord che aveva depredato il sud. Mussolini aveva promesso ricordavano quei giovani "Trapani avrà l'acqua! " "ma il colpo di stato badogliano l'aveva impedito... ".
Molti di quei ragazzi passarono poi a sinistra.

Brillante Soave, uno dei miei più cari amici di infanzia, figlio del sottoproletariato torinese (che per tre quarti sarà con noi ma un quarto con Salò con lacerazioni tremende nelle stesse famiglia) si arruolò nella Brigata nera: suo padre aveva avuto da Mussolini "un posto al sole" in Eritrea.
Il Re era un traditore. Certo lo era. Era impossibile spiegare a Soave diversamente; Soave fu travolto nella tragedia. Ed io fui crudamente addolorato per questo ragazzo onesto che stava dalla parte dell'assassinio di Stato.
Dico tutto questo perché non condivido la tanta indignazione contro Bertinotti che andrà a parlare ai giovani di An. Fa bene farlo.

Non mi riferisco al provocatore di mestiere esterno al partito; faremmo bene ad ignorarlo giacché un provocatore vive di pubblicità. Non gli son mai importati i "contenuti". Mi riferisco ai compagni nostri dei quali condivido tante altre preoccupazioni sul partito ma non questa che a me pare sia affrontata in modo epidermico.

Certo conta quel che Bertinotti dirà: son convinto che Fausto ben comprende i drammi personali nella assoluta esplicita condanna del fascismo, ieri come oggi, nelle sue attuali manifestazioni, razzismo, guerra fanatismo, odio per il diverso, vero generatore di quei drammi di tanti giovani che il fascismo ha intruppato.


RIFONDAZIONE COMUNISTA