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Padoa Schioppa afferma giustamente che i compiti della politica di bilancio sono: stabilizzare leconomia, ridistribuire reddito, allocare le risorse. Benissimo, ciò che propongo è che lequilibrio fra sviluppo e rigore, di cui diffusamente parla il programma dellUnione, venga ricercato e praticato attraverso la stabilizzazione del debito, anziché il suo rapido abbattimento. Questo è certamente elevato e da molto tempo, ma mi pare che le stesse conclusioni cui giunge la Commissione Faini, incaricata di fare luce sullo stato effettivo dei conti pubblici, non siano poi così drammatiche come era stato paventato. Il tendenziale del rapporto fra deficit e Pil si situa infatti al 4,1%, valore che è comunque certamente superiore a quanto il precedente governo aveva promesso di ottenere e che dunque non assolve questultimo. Nellintervista il Ministro dellEconomia proclama la necessità di approvare già questanno il complesso delle correzioni che ci porteranno sotto il 3%, in modo da rispettare virtuosamente i vincoli di Maastricht. In effetti, se la prevista manovrina sarà di 10 miliardi, essa sarà pari allo 0,7% del Pil, il che significherebbe portare immediatamente il rapporto tra deficit e Pil al 3,4%. Mi domando francamente se tutta questa fatica sia proprio necessaria, quando invece basterebbe un rapporto fra deficit e Pil del 3,7% per stabilizzare il debito. In effetti lo stesso Padoa Schioppa aveva solo pochi giorni fa dichiarato che non sarebbe stata necessaria una manovrina, ma sarebbe bastata unapplicazione rigorosa della legge finanziaria in vigore decisa dal precedente governo, per ottenere un simile risultato. Il cambiamento di idea appare dunque strano, soprattutto dopo le conclusioni della Commissione Faini e soprattutto alla luice delle notizie che cominciano a pervenire dal mondo delleconomia reale, secondo le quali, stando alle rilevazioni Istat e Eurispes, si profilerebbe nel nostro paese una ripresa economica e produttiva, ancorchè fragile. Secondo le rilevazioni nel primo trimestre del 2006, il Pil sarebbe cresciuto dello 0,6% sul piano congiunturale e dell1,5% sul piano tendenziale.
E lecito perciò dubitare della strada che il ministro dellEconomia
vuole fare intraprendere al Paese. Soprattutto se essa si dovesse accompagnare
alla prosecuzione della moderazione salariale in atto da tempo, che Padoa Schioppa
consiglia ai sindacati di continuare a praticare. Di questo il Paese ha soprattutto urgente bisogno. Verso questa strada va indirizzata la stessa misura di riduzione del cuneo fiscale, che deve anteporre lobiettivo di fare pervenire finalmente qualche soldo in più nelle tasche dei lavoratori a quello di essere rigorosamente selettiva rispetto alla tipologia delle imprese, ma inefficace socialmente. In sostanza sono convinto che la prima risposta da dare sia quella verso la soddisfazione di quella grande massa di bisogni elementari inevasi per insufficienza o mancanza di reddito spendibile in grandi aree della popolazione. So bene che una linea di questo genere ci espone a qualche rischio, ma non del genere che ci viene agitato davanti come uno spauracchio. Non credo al pericolo di declassamento del debito o addirittura di default per il nostro paese. In un sistema monetario unico, quale è quello europeo, il rischio-paese, sul modello Argentina ad esempio, mi pare assai poco fondato. E comunque chi non risica non rosica, soprattutto in campo economico e se dobbiamo stupire qualcuno, facciamolo proprio nel senso che ho cercato di tracciare. Se invece, come del resto pare, si vuole a tutti i costi perseverare verso una manovra correttiva, almeno che questa non si abbatta sui redditi più bassi. Cè chi guarda al modello tedesco. Ma è evidente che la strada dellincremento dellIva va preclusa. Se questo fosse limitato ai generi di lusso darebbe un gettito trascurabile, se venisse allargato ai generi di largo consumo, provocherebbe inevitabilmente un incremento dei prezzi tale da ridurre ancora il valore reale delle retribuzioni. Nel primo caso sarebbe inutile ai fini dichiarati, nel secondo socialmente dannoso. Trovare la quadra tra diminuzione immediata del deficit e equità sociale non è dunque facile nei tempi brevi e nel contesto legislativo di una manovra correttiva. Ancora più difficile è coniugare riduzione del deficit con misure di sviluppo economico. Infatti gli interventi sulle varie forme di evasione e elusione fiscale devono avere un carattere strutturale per produrre effetti reali che comunque non sono raggiungibili in tempi così brevi. Qualche
buona proposta comincia già a circolare, allinterno della maggioranza
di governo, sul versante delle modalità della riduzione di spesa e soprattutto
su quello dellincremento delle entrate a tempo breve. Sostenere, come ho
cercato di fare, la linea della stabilizzazone del debito non ci esime, anzi ci
impone, di trovare il modo socialmente più equo perché la eventuale
manovrina - che considero una subordinata e non una decisione obbligata - si determini
senza produrre gravi effetti collaterali. | |
| RIFONDAZIONE COMUNISTA | |