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Il nuovo libro del Prof. Ferruccio Andolfi Lavoro
e libertà. Marx Marcuse Arendt. Scrive
il Prof. Andolfi nella sua introduzione al libro: "La mia impresa
editoriale più fortunata risale alla metà degli anni settanta.
Curai un'edizione dei Manoscritti economico-filosofici del 1844, che grazie
a un prezzo contenuto ebbe ampia circolazione tra gli allora numerosi
cultori di marxismo giovani e squattrinati. (...) Il primo capitolo di
questo volume riproduce la seconda parte dell'Introduzione che apposi
a quell'edizione, da tempo esaurita. L'ho rimaneggiata, elimando qualche
espressione troppo "apologetica", ma non così a fondo
che non lasci trasparire la mia sostanziale adesione alla concezione antropologica
del giovane Marx e il mio entusiasmo per la radicalità delle conseguenze
politiche che mi sembrava potessero derivarne. "Il dibattito in quegli anni, tra quanti si riconoscevano nel marxismo, verteva principalmente sul suo carattere filosofico (ed etico) oppure scientifico. Gli scritti del giovane Marx, e in particolare i Manoscritti, editi soltanto nel 1932, sembravano suffragare la tesi della sua continuità con la tradizione filosofica, ma di fronte a questa evidenza si costituì un vasto fronte di teorici comunisti convinti che solo "il passaggio dall'utopia alla scienza", di cui si avvertono i primi segnali nell'Ideologia tedesca, assicurasse le condizioni per aggredire efficacemente la realtà. La scientifictà veniva per di più legata all'accettazione della teoria ricardiana del valore-lavoro. (...)" "Quanto
alla questione del Marx filosofo o scienziati - prosegue il Prof. Andolfi
- cercai di mostrare come non si desse nessuna "rottura epistemologica"
così netta come quella postulata dall'antiumanesimo teorico. Le
categorie umanistiche nei Manoscritti, a partire da quella centrale di
"essenza umana", erano suscettibili di un'interpretazione che
mettesse in luce il contenuto storico, e quindi compatibili con le successive
analisi "scientifiche" dei rapporti sociali. Era importanti
anzi, sostenni, mantenere vivo il collegamento tra le une e le altre:
a sottolineare che l'indagine scientifica dell'equivalente reale delle'essenza
umana continuava ad essere indirizzata alla presa di coscienza delle possibilità
storiche di umanizzazione. La
ricerca prosegue sul significato e sulle ambivalenze dell'utopia marxiana
del lavoro come bisogno vitale, nella quale l'autore si pone la domanda
se nel marxismo non sopravvivesse una qualche "ideologia del lavoro",
di derivazione "borghese, o sorretta da motivazioni proprie. Dopo
aver dedicato ampio spazio alla ricerca marxiana sul tema del lavoro Andolfi
esamina altri autori che in misura diversa hanno elaborato le loro concezioni
del lavoro, in confronto con quella marxiana, dischiudendo "oltre
o contro Marx", nuovi orizzonti di riflessione. E' il caso dell'utopia
di Marcuse, della elaborazione filosofica sulla "vita activa"
di Hanna Arendt, e di altre teorie sulla fine della società del
lavoro come quelle di Gorz, Beck e del gruppo Krisis. |
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