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Il nuovo libro del Prof. Ferruccio Andolfi

Lavoro e libertà. Marx Marcuse Arendt.

L' editore Diabasis ha pubblicato l'ultimo lavoro del Prof. Ferruccio Andolfi, "Lavoro e Libertà. Marx, Marcuse, Arendt.

Il Prof. Andolfi insegna filosofia della storia all'università di Parma. Si occupa dei rapporti tra umanesimo e individualismo con particoare riguardoalla storia del pensiero del secolo XIX. Ha curato edizioni italiane di Feurbach, Marx, Guyau e Simmel.

Scrive il Prof. Andolfi nella sua introduzione al libro: "La mia impresa editoriale più fortunata risale alla metà degli anni settanta. Curai un'edizione dei Manoscritti economico-filosofici del 1844, che grazie a un prezzo contenuto ebbe ampia circolazione tra gli allora numerosi cultori di marxismo giovani e squattrinati. (...) Il primo capitolo di questo volume riproduce la seconda parte dell'Introduzione che apposi a quell'edizione, da tempo esaurita. L'ho rimaneggiata, elimando qualche espressione troppo "apologetica", ma non così a fondo che non lasci trasparire la mia sostanziale adesione alla concezione antropologica del giovane Marx e il mio entusiasmo per la radicalità delle conseguenze politiche che mi sembrava potessero derivarne.

"Il dibattito in quegli anni, tra quanti si riconoscevano nel marxismo, verteva principalmente sul suo carattere filosofico (ed etico) oppure scientifico. Gli scritti del giovane Marx, e in particolare i Manoscritti, editi soltanto nel 1932, sembravano suffragare la tesi della sua continuità con la tradizione filosofica, ma di fronte a questa evidenza si costituì un vasto fronte di teorici comunisti convinti che solo "il passaggio dall'utopia alla scienza", di cui si avvertono i primi segnali nell'Ideologia tedesca, assicurasse le condizioni per aggredire efficacemente la realtà. La scientifictà veniva per di più legata all'accettazione della teoria ricardiana del valore-lavoro. (...)"

"Quanto alla questione del Marx filosofo o scienziati - prosegue il Prof. Andolfi - cercai di mostrare come non si desse nessuna "rottura epistemologica" così netta come quella postulata dall'antiumanesimo teorico. Le categorie umanistiche nei Manoscritti, a partire da quella centrale di "essenza umana", erano suscettibili di un'interpretazione che mettesse in luce il contenuto storico, e quindi compatibili con le successive analisi "scientifiche" dei rapporti sociali. Era importanti anzi, sostenni, mantenere vivo il collegamento tra le une e le altre: a sottolineare che l'indagine scientifica dell'equivalente reale delle'essenza umana continuava ad essere indirizzata alla presa di coscienza delle possibilità storiche di umanizzazione.

"Queste possibilità ruotano attorno al tema di una riorganizzazione della vita produttiva, intesa come la vera vita umana. (...) L'umanesimo, interpretato come il momento positivo, che succede al comunismo - semplice "negazione della negazione" implicante la soppressione delle istituzioni della proprietà privata - allude a un recupero dell'esenza umana nella sua integralità, e quindi a una sostituzione del lavoro alienato con una prassi libera abbracciante la totalità delle dimensioni dell'esistenza."

"La valorizzazione di questo motivo, ne ero e ne sono tuttavia convinto - scrive ancora il Prof. Andolfi - rappresenta una delle acquisizioni più feconde del marxismo, capace di sopravvivere al di là dela sua crisi come sistema di interpretazione generale della realtà".

La ricerca prosegue sul significato e sulle ambivalenze dell'utopia marxiana del lavoro come bisogno vitale, nella quale l'autore si pone la domanda se nel marxismo non sopravvivesse una qualche "ideologia del lavoro", di derivazione "borghese, o sorretta da motivazioni proprie. Dopo aver dedicato ampio spazio alla ricerca marxiana sul tema del lavoro Andolfi esamina altri autori che in misura diversa hanno elaborato le loro concezioni del lavoro, in confronto con quella marxiana, dischiudendo "oltre o contro Marx", nuovi orizzonti di riflessione. E' il caso dell'utopia di Marcuse, della elaborazione filosofica sulla "vita activa" di Hanna Arendt, e di altre teorie sulla fine della società del lavoro come quelle di Gorz, Beck e del gruppo Krisis.


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