Ciao
Angelo pacifista integrale
di
Franco Giordano
Non è possibile lenire il dolore di una vita
strappata con tanta violenza. Non è possibile per i suoi cari, i suoi amici,
i suoi compagni. Non è possibile per noi tutti che sentiamo la perdita
individualmente e collettivamente. Angelo ha cercato con i suoi gesti quotidiani
di prosciugare proprio i serbatoi di quella violenza e di quell'odio che ci stanno
portando dentro il precipizio dello scontro di civiltà. Era a Gerusalemme
insieme ad altre ragazze e ragazzi mosso da una solidarietà attiva con
chi soffre, con chi subisce, i bambini, i traumi materiali e psicologici di una
guerra vissuta anche interiormente.
Manifestava così il suo pacifismo
integrale. Non rivendicava certezze, non affermava granitiche verità, ma
verificava la sua identità quotidianamente nell'azione sociale. Come tutti
i ragazzi e le ragazze del movimento che da Genova in poi hanno affollato le strade
e i vicoli della trasformazione per conquistare l'altro mondo possibile, sentiva
il suo impegno naturale e ugualmente importante a Monterotondo come a Gerusalemme.
Cittadino del mondo che si sente parte di un movimento globale che non ha
confini né frontiere. E, in quel "mondo grande e terribile" Angelo
sente come tanti suoi coetanei che la morsa della guerra e del terrorismo stanno
desertificando ogni forma di partecipazione, scavando fossati incolmabili, distruggendo
relazioni e alimentando angosce e paure.
Non si rassegna Angelo, non può
rassegnarsi questa generazione, alla disperante passività che ci consegna
questo "fatale binomio" come lui stesso chiama la perversa relazione
tra guerra e terrorismo.
Cerca con entusiasmo e generosità i segni
e i vocaboli di una grammatica di pace.
Corre in una terra martoriata,
assiste i più deboli, si impegna politicamente. E' convinto culturalmente
della forza pervasiva della non violenza e la pratica. Non ho conosciuto Angelo,
ma lo riconosco. Lo riconosco nei tanti volti che compongono l'arcipelago pacifista,
lo riconosco nelle tante iniziative promosse dai nostri giovani comunisti.
Riconosco
la sua passione e la sua voglia di cambiare il mondo. Angelo è andato a
Gerusalemme perché sa che quel conflitto, quella tragedia, parlano di noi,
della nostra identità.
Sente che quel rancore tra i popoli parla
di un Mediterraneo che sta perdendo la sua antica memoria e la sua storia. Memoria
e storie di conflitti non distruttivi, dove gli opposti invece di elidersi, coesistevano.
Il Mediterraneo che ha intrecciato la distesa del mare e lo spazio della terra
senza che nessuno dei due elementi ha finito con il prevalere, rischia di perdere
definitivamente il suo equilibrio e la sua armonia: la guerra nella regione mediorientale,
la negazione della terra alla Palestina, il dolore immenso dei migranti che affrontano
il mare da una sponda all'altra sospinti dal bisogno e l'Occidente che si rinserra
sempre più nel suo fortilizio opulento.
E' un mondo che in forme disumane
ed irrazionali prende il sopravvento inseguendo logiche di mercato e di profitto.
Le ragazze e i ragazzi come Angelo provano a ritessere i fili di un nuovo telaio
laddove questi fili vengono lacerati. Seguono percorsi di liberazione e di pace,
di giustizia sociale. Solidarietà a fronte di tanti esasperati egoismi
e individualismi. Socialità a fronte di tante solitudini e sofferenze.
Questo è anche il lavoro quotidiano di tutti noi.
Oggi siamo molto
tristi. Il dolore ci rende muti. Ma non smetteremo mai di portare il drappo dell'arcobaleno
in giro per il mondo.
Ciao Angelo, riposa in pace.
martedì
15 agosto 2006