Articolo
di POLIS QUOTIDIANO (Parma) pubblicato il 16/03/2006 Via
Bologna, l'occupazione continua di Antonio Cavaciuti Via
Bologna 32, andata e ritorno. Continua l'odissea di Giacomo Bonomo e di sua moglie
Mahjouba Serbort , la coppia italo tunisina che da sette anni " cerca"
casa - prima a Langhirano e ora a Parma - e che era già salita agli onori
delle cronache per due occupazione abusive ed altrettante clamorose proteste.
Un'odissea fatta di lavori precari, af fi tti che non riescono a pagare e rapporti
difficili con i Servizi sociali.
Un'odissea cui ieri si è aggiunta
una nuova puntata. Perchè i coniugi Bonomo e i loro due fi gli sono tornati
ad occupare a Parma - sempre abusivamente - l'appartamento a pian terreno del
civico 32 di via Bologna da cui erano stati sgomberati dalle forze dell'ordine
non più tardi di cinque mesi fa. In quella casa popolare, che è
di proprietà dell'Acer, la coppia italo- tunisina arriva per la prima volta
nel maggio del 2005. I Bonomo, che prima vivevano a Langhirano, hanno sempre raccontato
di averla trovata vuota e un po' malconcia. Ma fanno qualche lavoretto e, insomma,
fi niscono per adattarla alle loro esigenze.
Lo scorso ottobre, però,
intervengono le forze dell'ordine e la loro permanenza in via Bologna - per il
momento - fi nisce. Per alcuni mesi la famiglia rimane in carico ai Servizi sociali
di Parma. Poi torna alla carica. E assieme al comitato antirazzista - movimento
che da sempre si batte per il diritto alla casa e che da tempo ha preso a cuore
il loro caso - va ad occupare, per protesta, una casa s fi tta in via Barilla,
che era di proprietà del Comune. E' il 12 novembre del 2005.
Questa
occupazione - la seconda - dura lo spazio di un giorno. Nuovamente sgomberati
dalla polizia, i Bonomo fi niscono di nuovo in carico ai Servizi sociali, che
li sistemano in un centro di accoglienza ad Ugozzolo. Ci restano tre mesi. Poi,
i rapporti tra i Servizi sociali e la coppia si fanno tesi. I Bonomo sostengono
che il Comune non abbia rispettato la promessa di trovargli una casa. L'Amministrazione,
invece, assicura che i due coniugi non si sono impegnati a cercare un lavoro e
una loro autonomia. Fatto sta che la famiglia viene allontanata anche da Ugozzolo.
Da allora « abbiamo dormito cinque giorni in albergo, poi un giorno in macchina
e da tre giorni siamo qui » , racconta ieri mattina Mahjouba Serbort parlando
attraverso la fi nestrella del 32 di via Bologna.
Parla attraverso le
inferiate, Mahjouba, perchè fuori stazionano diversi agenti della Polizia
Municipale. E spiega: « Io resto qui perchè non so dove andare. Il
Comune mi ha proposto Santa Chiara ( una casa di accoglienza per donne e bambini,
ndr), ma io non ci sono andata, perchè i miei fi gli studiano qui nel quartiere
di via Bologna e se vado là non posso portarli a scuola. Abbiamo solo una
macchina e serve a mio marito per andare a lavorare. Proprio ora ha trovato un
posto. Chiedo al Comune di darmi un mese per trovare un'altra soluazione »
.
Fuori dalla casa, pronti a proteggere la famiglia da un eventuale tentativo
di sgombero, ci sono anche una decina di esponenti del Comitato antirazzista.
Che sono lì a difendere i Bonomo, spiega un loro portavoce, perchè
« il loro è un incubo, un'odissea che li sta stremando » e
che deve fi nire. Il caso di questa famiglia, secondo il Comitato antirazzista,
dimostra che il Comune è « bravo a sbandierare i progetti. Ma quando
si tratta di facce e di persone, l'amministrazione non è in grado di risolvere
i problemi » . I vigili urbani alle 13.30 abbandonano " l'assedio".
Ma l'assessore ai Servizi sociali, Maria Teresa Guarnieri replica: «
La storia di questa famiglia è tale da rendere evidente la situazione.
Hanno occupato abusivamente due case e hanno ri fi utato le soluzioni che gli
abbiamo proposto. Noi avevamo concordato con loro un camminio di autonomia che
passava attraverso la ricerca di un lavoro. Ma questo non è avvenuto. E
noi non abbiamo nessuna intenzione di avvallare e tutelare l'illegalità.
Il Comune ha fatto quello che doveva e non intende mantenere chi non mette in
campo le proprie risorse personali » .
Antonio Cavaciuti
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