Bertinotti:
''La 'Sinistra europea' è aperta a tutta la sinistra radicale'' Intervista.
Il segretario del Prc guarda al dopo congresso, sollecitando confronto e ricerca
Alessandro
Cardulli (da
Aprile online) L'intervista.
Il segretario del Prc spiega che serve un luogo di elaborazione politica, e l'aggregazione
dei partiti della sinistra critica europea "offre un'occasione". "E'
questo il progetto in cui investirò le mie energie", dice del suo
futuro. L'appuntamento
l'avevamo preso da tempo, trovando uno spazio in una folta campagna elettorale.
Con Fausto Bertinotti volevamo discutere il dopo congresso, la riorganizzazione
della sinistra radicale, critica, alla luce della svolta, della nascita
della "Sinistra europea" un luogo aperto- dice il segretario di Rifondazione
- alle "adesioni individuali e di gruppo, un'attivazione di energie nelle
più diverse forme". Naturalmente cè la guerra, l'Iraq.
Ma non passa giorno che qualche avvenimento distolga l'attenzione da temi così
vasti e generali per farci tornare alle "miserie" quotidiane. Fra queste
è d'obbligo un riferimento alla squallida vicenda delle liste regionali,
firme false, accuse,vendette fra le diverse destre,veleni sparsi a piene mani.
"Più ci si tiene alla larga meglio è - liquida il fattaccio
Bertinotti non si sa da dove prenderla. Né direttamente, né
indirettamente siamo coinvolti, teniamoci il più lontano possibile da un
pasticcio simile e dal suo decorso. Il nostro obiettivo è battere Storace
con il consenso degli elettori e vincere le regionali." Sfrondato il campo
dalle "miserie", parte l'intervista. Se
non si trattasse di una tragedia, la vicenda Iraq-Berlusconi, nel teatrino di
Porta a Porta potrebbe apparire come una farsa, qualcosa di grottesco.
Al di là dello spot elettorale, del dire e poi fare marcia indietro, di
annunciare l'inizio del ritiro dei nostri soldati per settembre e poi precisare
che si trattava, di un auspicio, si può cogliere qualche segnale in più? Si,
mi pare di sì. Se ci si concentra sul dito, non si vede la luna. Berlusconi,
di fatto, ha denunciato la crisi e il fallimento della strategia di Bush. La guerra
la stanno perdendo. Per fare campagna elettorale è stato costretto ad annunciare
il ritiro. L'Italia è un anello debole di questa catena della guerra grazie
a un movimento per la pace molto forte. Proprio Berlusconi ci fa capire che è
un momento cruciale per tutte le forze di pace, per fare un affondo, sconfiggere
la linea del governo. Un segnale per lo schieramento politico che ha confermato
il no al rifinanziamento della missione, per l'Unione, che deve spingerla a superare
le timidezze e il rischio di continui ripensamenti. Cammin facendo - consenti
una battuta - si potrebbe essere scavalcati da Berlusconi. La
guerra, la pace, la nonviolenza, temi che hai posto in uno scenario non consueto
per un congresso dove ci si conta. Nuovo e antico al tempo stesso. La prima parte
della relazione era centrata sull'analisi delle tendenze del capitalismo, guardando
al futuro su basi scientifiche per quanto la politica lo consenta. Ricordava un
convegno dellIstituto Gramsci, rimasto storico. Non c'è il rischio
che gli avvenimenti giornalieri facciano disperdere, una ricerca importante per
la sinistra? La prima parte della relazione la consideravo così
importante che se fosse stato possibile mi sarei fermato lì. La seconda
parte era più acquisita, non dico scontata, ma aveva passato il vaglio
di tutto il percorso congressuale. L'analisi delle tendenze del capitalismo, del
capitalismo italiano nell'era della globalizzazione, o riesce a diventare tema
di confronto, patrimonio di una sinistra capace di uscire dal buco, di intepretare
la realtà, di costruire, almeno tendenzialmente, una egemonia culturale
e politica, oppure non è, può restare una esercitazione intellettuale.
Questa non era la mia intenzione. Siamo ad un passaggio storico, si scrivono oggi,
scusa il bisticcio di parole, pagine della storia dell'Italia del Duemila. La
sinistra non è riuscita, non riesce ad essere trainante. Credo che ciò
sia anche dovuto alla mancanza di una discussione su questi problemi che non sono
stati assunti come centrali. E' una delle cause dell'inabissamento culturale della
sinistra italiana, dopo lo scioglimento del Pci.
Quando
hai parlato di riorganizzazione della sinistra radicale, diversamente collocata,
di ricostruzione del movimento operaio, cosa intendevi? Per dirla in soldoni pensavi
a un nuovo partito? I
partiti non si costruiscono dall'oggi al domani. Avverto, in modo acuto, la necessità
di una riorganizzazione che è culturale, politica. Le strutture vengono
dopo. Uno dei momenti più alti della sinistra italiana, da quella comunista
a quella liberale, vede un confronto fra diversi che si sviluppa attraverso convegni
promossi da Istituti, il Gramsci che hai ricordato, riviste. Mondo operaio,
gli Amici del Mondo, Quaderni rossi, Rinascita,
tanti filoni di pensiero. Oggi mancano luoghi comuni di discussione. Sarebbe interessante
un luogo dove discutere le tesi che esprimiamo, discutere come fatto prioritario.
Importante è mettere il tema all'ordine del giorno. In
questo senso si sono mosse un gruppo di riviste, si è parlato anche da
parte tua di una Fondazione, c'è una camera di consultazione. Non basta? Penso
che occorre un luogo permanente dove si "depositano" idee, culture,
ipotesi, progetti, iniziative. Io intravedo, oltre a quanto si sta facendo, la
possibilità di un altro passaggio. Penso a come si può sfruttare
l'occasione che offre la "Sinistra europea" cui si può aderire,
come sta accadendo, in modo individuale, di gruppo, collettivo. Si tratta di un
luogo di attivazione di energie, nelle più diverse forme. Unoccasione
per praticare luoghi unitari che viene offerta ad ogni parte della sinistra radicale,
critica o come si vuol chiamare. Una possibilità, una speranza, operando
per renderla realtà. Quando
hai annunciato al Congresso che era la tua ultima relazione da segretario, certamente
non pesavi all'abbandono della vita politica. Pensavi a questa speranza? Sì,
vorrei trasfondere la mia esperienza, il mio impegno, per quello che vale, nella
"Sinistra europea". Un luogo dove investire.
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