Relazione
di Fausto Bertinotti al Congresso di Atene della Sinistra Europea Il
Partito della Sinistra europea si è costituito un anno fa. Un anno importante
è passato. Un celebre scrittore italiano, Carlo Levi ha scritto nellincipit
di un suo libro, per ricordare un periodo molto intenso: Sono passati lunghi
anni, anni pieni di guerra e di ciò che si usa chiamare la storia.
E passato solo un anno e anche questo, purtroppo, pieno di guerra. La guerra
continua a segnare la vita del mondo. E quella particolare forma, che è
la guerra preventiva dellamministrazione Bush, è una delle peggiori
pratiche di guerra che si siano conosciute. Contemporaneamente
è cresciuto il terrorismo e la spirale guerra-terrorismo segna il nostro
tempo. Un tempo segnato, però, anche da catastrofi, catastrofi non solo
naturali, ma sempre più evidentemente causate da un modello di sviluppo
di rapina e distruzione. Lo tsunami e luragano di New Orleans hanno mostrato
di che cosa è fatto questo tipo di sviluppo. A New Orleans si è
visto, insieme alla furia distruttiva, fino a che punto sia giunta la crisi di
civiltà di questo nostro mondo. E sempre di più evidente una
necessità storica: quella di costruire unalternativa di società.
Lo aveva intuito con grandissima forza il movimento dei movimenti con la formula
un altro mondo è possibile. Un movimento che continua il suo
cammino, un cammino, ormai lo abbiamo imparato, carsico, un cammino che si evidenzia
in grandi appuntamenti, che esce dalla superficie visibile, ma continua a lavorare
nel fondo. Un movimento che avrà un prossimo appuntamento di straordinaria
importanza per tutti noi, per il mondo, per lEuropa, quello di Hong Kong,
dove si potrebbe realizzare lennesimo, e speriamo definitivo, fallimento,
dopo Seattle e Cancun, del round del Wto.
Emerge,
dunque una nuova necessità storica, quella dellalternativa di società
e, nella necessità storica, quella di unEuropa protagonista di questo
compito. Non lEuropa che oggi vediamo, ma unaltra Europa. Vale anche
per lEuropa un motto famoso E morto il re, viva il re.
E morta lEuropa del mercato, sepolta dal voto di tanti popoli di tanti
paesi, può nascere lEuropa di cui ha bisogno il mondo e le popolazioni
che lo abitano. UnEuropa protagonista della conquista della pace nel mondo.
La
pace non solo intesa come assenza di guerra, ma nuovo sistema di relazioni internazionali,
sociali, economiche e culturali. Un filosofo francese, Etienne Balibar ha detto
bene di questo sistema: lEuropa delle traduzioni, lEuropa capace di
essere un grande ponte tra nord e sud del mondo e di essere un luogo di accoglienza
per i migranti del mondo, il luogo della costruzione di una civiltà diversa.
Una civiltà che ha bisogno di pensare alla critica radicale, alla messa
in discussione delle politiche neoliberiste e alla costruzione di un nuovo assetto
economico e sociale. UnEuropa che fonda il suo ruolo nel mondo e il suo
diverso assetto economico e sociale sulla democrazia, anzi su una particolare
forma di democrazia: la democrazia partecipata. La democrazia che nasce dalla
valorizzazzione del conflitto, di quello sociale come dei conflitti di cui sono
portatori i soggetti critici. La democrazia della partecipazione dei popoli, organizzata
dal basso, sul territorio, costruendo nuove comunità, nuove comunità
scelte.
Se
il Partito della Sinistra europea non lo avessimo fatto un anno fa, dovremmo davvero
farlo ora. Un anno è passato. Abbiamo compiuto un pezzo di strada, attraverso
la quale abbiamo reso ancora più evidente la necessità di un nuovo
ruolo di una sinistra di alternativa, una sinistra di alternativa in Europa per
unEuropa altra e diversa nel mondo. Un pezzo di strada labbiamo fatta.
In ogni caso vale la pena di sottolineare due grandi avvenimenti di cui siamo
stati partecipi. Avvenimenti che non ci sarebbero potuti essere senza la presenza
concreta del movimento, dei Social Forum, del movimento per la pace, della ripresa
del conflitto sociale in Europa.
Eventi
di cui, evidentemente, il merito principale va alle forze che in quei paesi lo
hanno generato. Il primo di questi eventi ha riguardato in particolare la Francia,
per limportanza del paese nella costruzione europea, per la densità
dellesperienza fatta in un referendum contro il trattato costituzionale
europeo, che poi è stato respinto anche in Olanda. In Francia non è
soltanto stato sconfessato il tentativo di costruire unEuropa fondata sui
trattati e fondata sul primato del mercato, ma è nato in questa battaglia
un europeismo di sinistra e popolare, ai cui lineamenti anche noi, come altri,
avevamo lavorato, ma che ha fatto una prova pratica capace di parlare nel futuro
in questa straordinaria esperienza.
In
Germania è nato il Linkspartei, che ha avuto un successo elettorale elevato.
E la prima volta da Bad Godesberg in poi che nel paese dove vive la più
grande socialdemocrazia del mondo, nasce a sinistra della socialdemocrazia una
formazione di sinistra unitaria, nazionale, aperta allEuropa, collocata
nel Partito della Sinistra europea. Il risultato elettorale è un risultato
che incoraggia tutte le nostre imprese. Quello che viene profilandosi alla lettura
di questi due avvenimenti è un fatto politico rilevantissimo: la fine del
monopolio riformista sulla sinistra europea. Questo monopolio si è venuto
costituendo nel passaggio storico che aveva visto il crollo dei regimi dellest
da un lato e la nascita di quella rivoluzione capitalistica restauratrice che
viene chiamata globalizzazione. La fine del monopolio riformista sta dando luogo
concretamente a unEuropa con due sinistre. La sinistra di alternativa prende
corpo in ognuno dei nostri paesi e ha di fronte a sé per la prima volta
una concreta possibilità: quella di uscire dalla minorità e diventare
una forza politica capace di incidere concretamente nelle dinamiche sociali economiche,
politiche, culturali, istituzionali dellEuropa intera. I nostri compiti
vengono così configurandosi con grande evidenza: il primo continua ad essere
quello senza il quale non esiste nessuna prospettiva, quello di una presenza sistematica,
forte, continuativa nei movimenti, che vivono nella società europea. Il
rapporto tra i movimenti e il Partito della Sinistra europea non è solo
un elemento costitutivo di questa forza. E il nostro futuro.
Il
secondo elemento riguarda la capacità di intervenire sulla base di questa
presenza nella crisi di prospettive che si è aperta di fronte alla socialdemocrazia
proprio quando le politiche neoliberiste hanno mostrato in tutti i paesi europei
nelle forme più diverse il loro clamoroso fallimento. Una crisi che investe
a fondo anche le società dei paesi dellex Europa dellEst, come
ha clamorosamente dimostrato la vittoria di una forza ultrapopulista e di destra
in Polonia e dove la socialdemocrazia è travolta. La socialdemocrazia si
trova di fronte a scelte impegnative e lo ha illustrato ancora in negativo la
vicenda tedesca. Era alla possibilità teorica della Spd di effettuare un
governo aperto a sinistra, in unalleanza con la Linkspartei e con i Verdi.
Ha scelto la grosse Koalition, cioè unalleanza con il suo avversario
elettorale, e con quella politica neoliberista, contro cui aveva condotto lintera
campagna elettorale.
Mostra,
questo esito, fino a che punto di contraddizione la socialdemocrazia può
giungere quando non sceglie il versante di un confronto, seppure critico con la
sinistra di alternativa. Lo stesso ordine di questione è stato posto in
Francia da un uomo che, certo, non appartenente per storia alla sinistra di alternativa.
Laurent Fabius, ha detto che al prossimo congresso i socialisti francesi devono
scegliere tra una linea e una prospettiva liberalsocialista, in realtà
liberaldemocratica, e, per usare le sue parole, un forte ancoraggio a sinistra.
Ed è lo stesso Laurent Fabius ad aver detto che solo un forte ancoraggio
a sinistra può determinare un futuro per i socialisti.
Il
Partito della Sinistra europea non può, però, pensare di vivere
semplicemente come espressione critica della socialdemocrazia. Può e deve
intervenire in questa realta` politica, ma può farlo efficacemente solo
a partire da un proprio e autonomo progetto politico. Un progetto fondato su una
cultura politica di una nuova critica all1attuale capitalismo, sulla definizione
di un programma autonomo e di un rapporto autonomo con la società e con
i movimenti. Insomma il Partito della Sinistra europea può diventare un
protagonista della scena europea se saprà sviluppare fino in fondo le promesse
da cui è partito. Il movimento rappresenta la nostra principale opportunità
per affermare una nuova cultura di trasformazione della società. Lobiettivo
di realizzare una nuova cultura di trasformazione della società e con essa
di una forza organizzata capace di costituirne la leva fondamentale, si ripropone
con grandissima forza come necessità storica di prospettare unuscita
da sinistra per la crisi del movimento operaio, dopo la sconfitta del Novecento.
Questo compito può oggi essere svolto con particolare efficacia, ma di
questo compito dobbiamo vederne anche tutta la difficoltà, perché
esso entra in relazione con la crisi del riformismo, il che rappresenta, comunque,
una potenzialità e un rischio. Il rischio è quello che si apra anche
per questa via, un ulteriore distacco e separazione delle masse dalla politica,
configurando così quella rottura tra lalto e il basso della società
che costituisce uno degli elementi caratterizzanti la politica del nostro tempo.
Accanto alla divisione storica tra destra e sinistra, a quella politica tra governo
e opposizione, una rottura tra lalto e il basso della società si
sta configurando: questa rottura è possibile sia di un esito progressivo,
cioè dellavvio di un processo di cambiamento potente, come quello
di cui ha bisogno la società europea, sia di un rischio di una crisi della
politica e di una nuova affermazione del populismo. Il populismo e il liberismo,
ad ovest come ad est, sono le risposte più pericolose alla crisi della
politica.
Per
questa ragione, è per noi fondamentale indagare con grandissima attenzione
i movimenti, vederne le potenzialità, ragionare criticamente sui loro limiti
e porsi lobiettivo di contribuire, insieme alle altre forze presenti nel
movimento, ad avviare un processo di unificazione e di socializzazione dei movimenti.
Un processo di unificazione tra i diversi movimenti che si rappresentano e si
organizzano in ogni paese, nessuno dei quali ha, da solo, la forza per essere
un autosufficiente fenomeno di trasformazione, ma la cui rete di relazioni, di
connessioni, può aprire la strada alla costruzione di un grande movimento
riformatore. E, poi, unificare le esperienze dei diversi paesi, ancora troppo
separate le une dalle altre. Cè, con tutta evidenza, una inadeguatezza
nostra, dei movimenti e dei partiti nel conquistare una dimensione europea per
i conflitti. Ma cè al contrario, una potenzialità per guadagnare
questa dimensione , come si è visto in alcune esperienze di lotta. Basti
pensare, per ultimo, a quella contro la direttiva Bolkestein che ha visto manifestazioni
europee e in diversi paesi. E tuttavia questa esperienza deve farci riflettere
ancora sui limiti della iniziativa nostra, del movimento, dei sindacati. Siamo
sfidati su un terreno assai pericoloso, perché il liberismo in crisi non
vuol dire meccanicisticamente la fine del liberismo, ma potrebbe invece determinare,
se non costruiamo unalternativa, una ricaduta drammatica sulle condizioni
di vita di lavoro delle popolazioni e persino di crisi istituzionale. Ci ritroviamo
in questo congresso qui ad Atene anche per sottolineare, con questa presenza,
quale sia lattesa di un nostro rapporto con il movimento. Si terrà
infatti ad Atene il FSE e a questo appuntamento guardiamo con grande interesse
partecipe. Si tratta dunque di costruire questo quadro. Di ricostruire un quadro
politico generale non entro cui costringere i movimenti, ma un orizzonte che consenta
ai movimenti la loro crescita e che proponga loro i collegamenti, la costruzione
di una rete. Una parte importante di questo orizzonte può essere definita
nella riapertura di un processo dal basso della costituzione europea.
Il
fallimento della costituzione europea costruita sui trattati e sulle relazioni
intergovernative deve indurci a riaprire dal basso il processo costituzionale
facendo del Parlamento europeo il primo luogo dove eleggere questa discussione,
questa riapertura di discussione, ma il nostro contributo deve poter intrecciare
liniziativa politica parlamentare con quella fondamentale nella società.
La stessa discussione sulla costituzione europea è una discussione che
va intrecciata strettamente con i campi di azione su cui già ci cimenta
liniziativa sociale e politica che vediamo, quella dei movimenti. E
dentro questo orizzonte che dobbiamo saper far crescere in primo luogo una nuova
campagna contro la guerra, contro il terrorismo, per la pace, che promuova il
ritiro di tutte le truppe di tutti i paesi europei dallIraq, per segnare,
con questi atti, già avviati dalla coraggiosa scelta del governo spagnolo
dopo le elezioni, che si è aggiunta a quella di altri paesi europei che
hanno sempre rifiutato la partecipazione a questa drammatica avventura di guerra
imperiale, la costruzione del fondamento primo di unEuropa di pace, di unEuropa
aperta al Mediterraneo, e attraverso il Mediterraneo al terzo mondo. Questa dimensione
mediterranea è per noi assolutamente fondamentale, è la dimensione
del dialogo interetnico, del dialogo interreligioso, del dialogo tra le civiltà.
Contro lidea della guerra di civiltà il Mediterraneo può costituirsi
come base e fondamento di pace e in questo fondamento di pace deve diventare nostro
compito assillante quello di contribuire alla pace in Palestina, alla costruzione
di quei due stati per due popoli. Così come dobbiamo promuovere ogni sforzo
per ridare diritti e speranze al popolo saharawi e a quello kurdo. Una sinistra
europea per la pace in Europa, per unEuropa aperta attraverso il Mediterraneo
al rapporto con il mondo, innanzitutto attraverso liniziativa politica.
E per questo proponiamo che una delle prime iniziative della sinistra europea
sia quella di costruire un appuntamento di incontro, di dialogo di confronto con
la sinistra latinoamericana. E stato lo stesso presidente Chavez, nel pieno
interesse per la nostra impresa, ad avanzarci questa proposta di scambio di esperienze
e di promozione di una realta` politica che, anche in America latina, potesse
mettere insieme diversi soggetti, politici e di movimento, uniti dalla comune
volontà di battere il neoliberismo e la guerra. Questa iniziativa a noi
sembra tanto più interessante per poter indicare almeno simbolicamente
qual è il percorso della Sinistra europea, un percorso che parte dalla
sua presenza politica in Europa, il terreno fondamentale della sua iniziativa,
ma che in ogni occasione lega il suo destino ai destini delle sinistre nel mondo.
Europa di pace, Europa che esce finalmente dalle politiche neoliberiste. Le lotte
politico-sociali sulla Bolkestein, quelle dei migranti sui loro diritti hanno
indicato alcune di queste possibilità. Le lotte dei lavoratori e delle
lavoratrici impegnati, sempre più duramente, contro lattacco alle
condizioni di vita e di lavoro, che le politiche neoliberiste scaricano sulle
popolazioni operaie in tutta Europa, indicano a noi la necessità di rapportarci
a queste lotte anche per guadagnare qualche risultato concreto, che indichi la
possibilità non solo di costruire le politiche necessarie ad uscire da
quelle neoliberiste sul lungo periodo, ma anche quella di introdurre immediatamente
delle contraddizioni, ottenendo dei risultati che vadano nella direzione opposta
alle scelte neoliberiste, come del resto accade già in alcuni paesi. Si
tratta di alzare il livello dello scontro, di allargare larea della contesa
per sconfiggere definitivamente lispirazione che è stata la base
della direttiva Bolkestein. Si tratta di organizzare la lotta delle popolazioni
native con i migranti per ottenere risultati di civiltà come la chiusura
del CPT di Lampedusa che è diventato un simbolo orribile di questa carcerazione
dei migranti, la cui unica colpa è quella di essere, da irregolari, alla
ricerca di una speranza per il loro futuro. Si tratta di ottenere lapertura
di unindagine in Spagna. La vicenda di Ceuta e Melilla, nella sua tragicità,
deve insegnarci quanto il diritto alla vita e alla circolazione delle donne e
degli uomini migranti sia pari al nostro. La sconvolgente tragedia di ieri ad
Amsterdam ci dice quanto la politica delle sbarre sia incompatibile con l`apertura
della nostra Europa. E che non possiamo difendere la civiltà europea, se
i governi non smettono la barbarie contro i migranti. E
si tratta di aprire un cantiere, un lavoro di lungo periodo, sulla questione del
conflitto di lavoro che riacquista una rilevanza sempre maggiore in ogni paese
europeo. Il lavoro è aggredito da una politica che tende a configurarlo
come ciò che può definire gli interi rapporti sociali generali.
Per questo, attraverso la politica delle delocalizzazioni si costruisce uno strumento
di aggressione alle conquiste, ai contratti dei lavoratori e alla loro storia
di civiltà. Uno strumento fondamentale allinterno della politica
di globalizzazione che non a caso vede gli stati nazionali latitanti, assenti
o complici. Più in generale, è la precarietà ciò che
è diventata la cifra e il codice generale del lavoro. La precarietà
è oggi quello che era stata la parcellizzazione del lavoro nel ciclo fordista-taylorista.
In questo ciclo capitalistico il lavoro viene ridotto sistematicamente alla precarietà,
con lorganizzazione delleconomia, con lorganizzazione del lavoro,
con le leggi, con nuovi rapporti di lavoro fondati appunto sulla flessibilità
e la precarietà. La precarieta`non è soltanto la derivata inerte
di una organizzazione delleconomia capitalistica, è anche una scelta
strategica delle classi dominanti ormai prive della capacità di organizzare
il consenso alle loro linee per destrutturare la possibilità dellopposizione
sociale alle politiche neoliberiste. La
costruzione di una nuova alleanza tra i nuovi lavoratori e lavoratrici dEuropa
e le classi operaie tradizionali è - io credo - uno degli obiettivi strategici
del Partito della Sinistra europea. La costruzione di questo nuovo movimento operaio
è il fondamento necessario per avviare una nuova stagione dei diritti e
diritti universali, costruiti non esclusivamente sulla nuova classe operaia, ma
dal suo indissolubile intreccio cercato, voluto, praticato con altre istanze di
liberazione, innanzitutto quella delle donne, che costituiscono non un elemento
aggiuntivo della nostra politica, ma una chiave per rivisitare tutto il nostro
impianto politico e culturale. Questo capitalismo patriarcale ci propone il tema
della liberazione in termini assai diversi dal passato, è una sfida che
dobbiamo saper raccogliere anche di fronte alle pulsioni più integriste
che muovono di nuovo da fenomeni religiosi ecclesiali per mettere in discussione
la laicità dello stato e i diritti delle persone, che, invece, ci vengono
proposti con grande forza, anche come terreni nuovi, da gay, lesbiche, transessuali.
La cui richiesta di poter vivere liberamente laffettività e la sessualità
parlano di una nuova cittadinanza, tema che riguarda, su tuttaltro terreno,
anche i migranti. Nasce così il tema di nuovi diritti universali e la sollecitazione
allEuropa a essere patria di questi nuovi diritti universali. E per questi
nuovi diritti universali prenderà corpo lidea di un nuovo spazio
pubblico. Di questo obiettivo dobbiamo essere protagonisti. Un nuovo spazio pubblico
anche per intervenire direttamente a modificare il mercato e leconomia.
Quello che è andato in crisi definitivamente è che si possa costruire
un compromesso sociale, un compromesso sociale dinamico attraverso un`intervento
compensativo. I capitalisti dicono: il mercato faccia la sua parte poi si
costruisce lo stato sociale. Ma lo stato sociale voluto dalle attuali politiche
governative contiene in sé le conseguenze drammatiche di questa prevalenza
del pensiero mercantile. Difendere ciò che ci viene concesso è unoperazione
sbagliata e impossibile. Sarebbe come togliere lacqua dal mare con un cucchiaio.
In realtà, la sfida grande è proprio poter realizzare lobiettivo
di una vera protezione sociale.
E
leconomia che deve essere messa in discussione, è la critica delleconomia
ciò che va recuperato. Uno degli elementi viventi di questa critica delleconomia
ha preso corpo nellesperienza concreta della difesa e della promozione dei
beni comuni. Ne parla una straordinaria esperienza come quella del contratto mondiale
per lacqua, ne parlano tante esperienze locali. Ma, dallacqua alla
cultura, si fanno strada per questa via obiettivi di sottrazione al mercato di
beni da considerare come beni comuni, come beni di tutte e di tutti, e come leva
per una nuova costruzione della società futura, come leva di una critica
vivente al paradigma del prodotto interno lordo e lavvio di un processo
nel corso del quale si possa realizzare il nuovo compromesso sociale e democratico
su cui fondare laltra Europa, quellEuropa di pace, quellEuropa
fuori dalla condanna neoliberista, quellEuropa della democrazia partecipata,
che si configurerà come un compito principale del Partito della Sinistra
europea.
Cari
compagni e compagne,
in
questo anno siamo cresciuti, per adesioni e per influenza sul panorama politico
europeo. Abbiamo saputo mettere a frutto le relazioni con i nostri compagni parlamentari
della Gue, per sviluppare il massimo dellattività istituzionale contro
le politiche neoliberiste proposte dalle istituzioni europee. Abbiamo stabilito
nuove relazioni e nuove alleanze.
Per
questo, continuando e rafforzando questa strada, il Partito della Sinistra europea
può aspirare a diventare un protagonista della battaglia sociale e politica
in Europa. E proprio vero quello che ci dice lo slogan del nostro congresso
di Atene: Si! Possiamo cambiare lEuropa.
Buon
lavoro.
I
Congresso della Sinistra europea Atene, 29-30 ottobre 2005 DICHIARAZIONE
DI ATENE Noi,
la Sinistra europea, riunita ad Atene il 29/30 ottobre 2005 abbiamo preso atto
che la crisi che attraversa lEuropa non ha confini e i cui responsabili
sono le politiche neoliberiste decise a Bruxelles e quelle decise dai governi
nazionali. Queste scelte si sono ripetute anno dopo anno, e il risultato è
ora di fronte ai nostri occhi. Constatiamo
anche il fatto che i popoli che ne sono vittime sono anche quelli che lottano
alla ricerca di unalternativa. LEuropa deve essere rifondata sulla
pace, sulla democrazia e sul pieno rispetto dei diritti umani e sociali. Questo
noi auspichiamo e per questo ci impegniamo: le cittadine e i cittadini europei
devono riprendersi in mano il proprio destino.
Questa
dichiarazione di iniziativa e solidarietà è anche un appello alla
convergenza di tutti i movimenti e delle forze politiche di sinistra che lottano
per rovesciare le priorità e cambiare le politiche fin qui perseguite.
La
Sinistra europea e i suoi partiti membri sono impegnati a lottare insieme ai movimenti,
ai sindacati, alle forze politiche di sinistra perché unaltra Europa
è possibile. In questo quadro diamo il nostro pieno sostegno a tutte le
mobilitazioni e le iniziative a livello europeo contro il neo liberismo e la guerra,
e in particolare al IV Forum sociale europeo che si terrà ad Atene.
Ci
impegniamo a sradicare il dramma della disoccupazione e della precarietà
del lavoro. Siamo
impegnati a lottare contro lesclusione sociale e a sostenere programmi per
loccupazione, per la creazione di nuovi posti di lavoro, la riduzione dellorario
di lavoro e la conversione del lavoro precario in lavoro stabile e dignitosamente
remunerato. Siamo
a favore di tutte quelle politiche che lottano per fermare i licenziamenti e condannare
le bancarotte fraudolente e le delocalizzazioni. Riteniamo siano indispensabili
la salvaguardia e la ricostruzione dello stato sociale, compreso il sistema previdenziale,
e consideriamo una priorità la formazione durante lintero arco della
vita. Chiediamo
un nuovo modello di produzione, distribuzione e consumo. Lottiamo
per limmediato ritiro della direttiva Bolkestein e del Gats (accordo generale
sul commercio e i servizi). La
deregolamentazione del mercato del lavoro in Europa e il dumping sociale nei paesi
in via di sviluppo sono due facce della stessa medaglia. Entrambe sono ad esclusivo
beneficio delle multinazionali, perché incrementano la concorrenza tra
i lavoratori e colpiscono le donne. Cè bisogno di un programma che
instauri un nuovo rapporto tra lavoro produttivo e lavoro riproduttivo, e parità
di salario in modo da superare la divisione sessuata del lavoro. Diciamo
no alle delocalizzazioni con il miglioramento delle condizioni di lavoro e anche
dellorario, la realizzazione di condizioni di produzione a tutela e valorizzazione
dellambiente e il potenziamento dello stato sociale e dei salari. Requisito
fondamentale sono trasparenza, democrazia nei luoghi di lavoro, e nuovi poteri
per i lavoratori. E
attraverso la difesa dei diritti e non contro di essi che si può realizzare
un mondo giusto. Insistiamo
su un urgente riorientamento delle politiche monetarie e di bilancio della Ue. Una
Banca centrale europea sotto controllo democratico dovrebbe essere messa al servizio
delloccupazione e di uno sviluppo libero dalla pressione delle richieste
dei mercati finanziari, con particolare attenzione alle regioni meno sviluppate
dellUe. Chiediamo la fine del patto di stabilità, a favore di politiche
sociali a livello europeo. Promuoviamo
il rafforzamento dei servizi pubblici a livello locale regionale, nazionale ed
europeo. Contro
le privatizzazioni e le direttive neoliberiste che promuovono la mercificazione
dei beni comuni come lacqua, lenergia, la cultura, leducazione,
lassistenza sanitaria. I servizi fondamentali non possono essere regolati
dal profitto e devono basarsi sui livelli di qualità richiesti dalle popolazioni.
Ci
opponiamo a politiche di migrazione orientate alla repressione poliziesca o antiterroristica. Le
recenti vicende di Lampedusa, Amsterdam e Melilla, la situazione di centinaia
di cosiddetti boat people in Italia e in Grecia e le insopportabili
condizioni dei centri di permanenza per i migranti rivelano la crudeltà
e il fallimento dellEuropa fortezza. Bisogna
creare una nuova politica basata sul rispetto della dignità umana, di uguali
diritti dei lavoratori, che sono una parte essenziale del movimento dei lavoratori
in Europa, che regolarizzi tutti i migranti e chieda un sostegno strategico al
miglioramento delle loro condizioni. Siamo
a favore di un mondo senza guerra e chiediamo una politica di pace europea contro
la logica militare della guerra delle superpotenze. Lottiamo
per lo sviluppo di qualsiasi cooperazione e solidarietà da parte europea
in promozione della pace. LEuropa
non ha bisogno di alleanze aggressive che lacerino e mettano in discussione il
ruolo dellOnu, ma deve invece assicurare la pace, instaurando relazioni
pacifiche con tutti i paesi del mondo. Facciamo appello ai popoli europei affinché
chiedano la sospensione delladesione alla struttura militare della Nato
e lo smantellamento di tutte le basi militare della Nato e statunitensi. La Nato
nella sua forma attuale è inaccettabile ed è urgentemente necessario
il suo scioglimento. Il
disarmo deve diventare la questione principale in unEuropa basata sulla
pace. La
Sinistra europea chiede la riduzione delle spese militari a livello nazionale.
LEuropa deve essere un continente libero da armi di distruzione di massa.
Si
devono immediatamente ritirare tutte le truppe dallIraq. Il
movimento per la pace non deve abbassare la guardia. Noi ci impegniamo al raggiungimento
dei suoi obiettivi, in particolare la mobilitazione dellopinione pubblica
per la solidarietà nei confronti del popolo palestinese e delle forze pacifiste
israeliane. Non
ci sarà pace nella regione senza una soluzione politica del conflitto israelo-palestinese
basato sulle risoluzioni Onu. Questo deve essere una priorità per lEuropa
allinterno del quadro del quartetto responsabile per la road map
come la distruzione del muro e limmediato ritiro dai territori occupati.
Ci
opponiamo alloffensiva autoritaria contro le libertà civili e i diritti
sociali, democratici e dei lavoratori. Le
leggi straordinarie approvate dai governi sono unoffensiva contro i diritti
individuali e collettivi, che sono il risultato di lunghe battaglie democratiche.
Lottiamo per fermare questa pericolosa tendenza, perché non si può
creare sicurezza contro la libertà e la democrazia. Sì,
noi possiamo cambiare lEuropa! Noi,
la Sinistra europea, siamo pienamente impegnati in questa sfida. La
nostra è una prospettiva di pace socialista, ecologista e per la democrazia
radicale. La
nostra è una prospettiva anche femminista, perché luguaglianza
e la democrazia di genere in tutti i settori della vita sono ben lungi dallessere
realizzate. La
nostra è una prospettiva che riconosce la diversità nelle scelte
di vita individuali. La
nostra è una prospettiva internazionalista che apre lEuropa al mondo
e promuove lo scambio tra culture, la cooperazione e una nuova solidarietà.
La
nostra è una prospettiva che considera lo spazio del Mediterraneo fondamentale
per la pace. E
necessario il cambiamento. Cè una grande separazione tra cittadini
ed élite politiche. La vittoria del NO contro il trattato costituzionale
esprime le dimensioni di questa frattura. La maggioranza della popolazione non
è contro lEuropa. La maggioranza ha votato contro le politiche liberiste
e arroganti a causa delle quali la crisi investe quotidianamente la vita delle
cittadine e dei cittadini europei. Oggi
il trattato è politicamente morto. Da qui inizia un dibattito allargato
sul presente in modo che in Europa ci possa essere una nuova prosperità.
Noi
prenderemo parte ad un ampio movimento di cittadini e cittadine che lotta per
un manifesto o una carta dei diritti sociali e politici ad immagine dellEuropa
che vogliamo. Sì,
noi possiamo cambiare lEuropa! |