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"Fumata rossa" alla Camera dei Deputati. Fausto Bertinotti è Presidente. L'antifascismo torna sulla scena.

Declamato con una leggera ed umana emozione, al termine del quale c’è stato un abbraccio fra il presidente uscente e il nuovo che guiderà i lavori dell’Aula durante la XV legislatura, il discorso d’insediamento di Fausto Bertinotti è durato una decina di minuti.

«Viviamo ogni giorno il distacco della vita quotidiana dalle istituzioni - ha ricordato il neo presidente di Montecitorio - e il rischio che una parte della società venga tagliata fuori dalla politica, che vive una crisi ma che tuttavia riceve dal paese una domanda di politica più alta. Il parlamento può concorrere alla rinascita e allo sviluppo di tutte le forze del paese, attraverso la partecipazione di uomini e donne allla rivitalizzazione dello spazio pubblico, che ognuno può vivere con dignità».

Il pensiero del presidente della Camera è andato poi alle parti costitutive dello Stato. «Rivolgo - ha detto Bertinotti - attenzione a tutti i dipendenti pubblici, i corpi dello Stato e le amministrazioni locali e centrali, che possano dispiegare la propria potenzialità. E rivolgo la mia attenzione a tutte le autonomie, dalla magistratura al servizio pubblico d’informazione per riconoscerci tutti cittadini con diritti riconosciuti. Il popolo - ha aggiunto - deve investire tutta la sua fiducia nelle istituzioni. E sentirsi libero da ogni giogo, a partire da quello della mafia.

La scuola ha poi occupato una parte del discorso del presidente, che ha riconosciuto agli insegnanti il prezioso ruolo di costruzione del futuro del paese. «Noi vogliamo contare sulla scuola - ha infatti affermato Bertinotti - come parte fondamentale per costruire una nuova convivenza, e voglio ricordare il lavoro prezioso degli insegnanti e patrimonio per il futuro del nostro paese. Ricordo la lezione di una grande coscienza civile e riformatore del paese che questo ci ha insegnato: Don Lorenzo Milani, che ci ha insegnato che le istituzioni democratiche sono tali se cresce la società civile».

«Sono un uomo di parte - ha riconosciuto Bertinotti - che perciò non teme il conflitto e che sa che la politica chiede scelte, opposizioni e contrapposizioni. Ma bandiamo dal futuro la contrapposizione "amico-nemico" ma abbiamo bisogno di costruire un assemblea che parli il linguaggio della convivenza anche oltre la politica, per le differenze da non negare ma da riconoscere. Differenze di genere, etniche tra nativi e migranti, generazionali, di credenti e non credenti fra le molti fedi. La laicità chiede in Italia come in Europa la sua cittadinanza universale in cui progettare il nostro futuro, si può e lo sapremo fare se andremo alle radici più profonde del nostro popolo».

Le radici storiche della Repubblica italiana, infine. «Questa legislatura - ha ricordato il neo presidente di Montecitorio - si apre tra IL 25 aprile e IL 1 maggio due date importanti del nostro popolo. Il lavoro. Per anni si è assistito all’oscuramento del lavoro e dove è spuntata la precarietà come male terribile del nostro tempo. Dobbiamo riprendere il filo del discorso per ridare futuro alle nuove generazioni, che ce lo chiedono intensamente. Il 25 aprile. Che possa il lavoro della nostra assemblea svolgersi ipoteticamente a Marzabotto. Anche lì è nata la nostra costituzione con la sua irriducibile voglia di pace riassunta nell’articolo 11 della costituzione. E noi piangiamo anche oggi le vittime fra i soldati italiani uccisi a Nassirya. Anche oggi portiamo nostra umana solidarietà alle famiglie di questi cittadini».

Tutta l’aula di Montecitorio ha rivolto un caloroso applauso al ricordo delle vittime cadute in Iraq. Poi Bertinotti ha concluso il suo discorso sulla memoria partigiana della Repubblica.

«Vorrei che facessimo insieme, all’avvio di questa legislatura, un pellegrinaggio, quello che Piero Calamandrei indicava ai giovani per conoscere le istituzioni repubblicane, nelle montagne, nei campi e nelle carceri dove morirono i partigiani. Perché lì è nata la nostra Costituzione».

29 aprile 2006


RIFONDAZIONE COMUNISTA