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Trasporti a rischio: cantieri senza soldi, politica senza progetto
di Ugo Boghetta (da Liberazione)

I cantieri di Anas e Fs chiuderanno per mancanza di fondi. Questo è il bollettino di guerra uscito qualche giorno fa dall’incontro fra Prodi e i ministri economici sulla situazione di bilancio. Il veleno lasciato da Berlusconi comincia la sua azione malefica. Ciò che non si dice è che a rischio sono anche i servizi: quello ferroviario ad esempio; e già nel golfo di Napoli stanno per chiudere i traghetti della Caremar e nello stretto di Messina quelli delle Fs. Ma sono a rischio anche gli stipendi dei ferrovieri e dei dipendenti Anas. Alitalia e trasporto locale non stanno meglio.

Il governo appena nato, si è trovato dunque, e non poteva essere altrimenti, ad affrontare le numerose patate bollenti dei trasporti. Ha aperto opportunamente le danze il neo ministro Bianchi affermando che il Ponte era kaputt. Una dichiarazione in realtà scontata: il progetto non sta letteralmente in piedi. L’unico a risentirsi è stato il ministro delle Infrastrutture Di Pietro che, forse, non avendo letto il programma dell’Unione, ha tentato un improvvido stop al collega. Al contrario Di Pietro dovrebbe intervenire con urgenza per bloccare le procedure anche al fine di evitare di pagare inutili penali. Ma in questo ping pong troviamo una delle prime note dolenti. L’aver diviso il governo della mobilità dalla politica delle infrastrutture introduce elementi di schizofrenia e pericolosi problemi e sospetti. Non è forse la separatezza fra i vari comparti il primo problema dei trasporti in Italia? Il ministro Di Pietro, ad esempio, in base a quali criteri decide di fare, o non fare, la Tav in Val di Susa o nuove strade o autostrade? La divisione può anche significare che la politica dei trasporti consiste in infrastrutture più liberalizzazioni e privatizzazioni. Un’altra controversia è scoppiata sempre fra Di Pietro e il sottosegretario al Consiglio Letta per chi deve gestire il tavolo Stato/Regione Piemonte per la Tav in Val di Susa. Perché tale compito non dovrebbe spettare al ministro dei Trasporti?

In un ministero dei trasporti così svuotato, dove il ministro è un tecnico che afferma umilmente di non sapere nulla di Alitalia e di altro, si è poi voluto formalizzare la carica di viceministro assegnandola al responsabile trasporti Ds. » costui il controllore di un poco affidabile ministro? O i Ds pensano che in questo ruolo sta il vero ministro? Queste scelte e separatezze non preannunciano niente di buono.

In questo quadro viene affrontata la grana più grande per il governo: la mancanza di “grana”. Si è evidenziata una carenza di fondi per Anas e ferrovie di 4.5 mld di euro al solo fine di tenere aperti i cantieri. A rischio sono opere iniziate; in particolare l’Alta Velocità Torino Napoli. Opera cui siamo stati sempre contrari ma che va completata nella tratta Milano Napoli pur con i dovuti e necessari cambiamenti al fine di renderla funzionale al potenziamento prioritario del trasporto pendolari. Speriamo, ad esempio, che la mancanza di fondi faccia rivedere progetti costosissimi ed insensati come l’attraversamento sotterraneo di Firenze. A rischio sono anche progetti stradali ed autostradali: in primo luogo la Salerno Reggio Calabria. Ma la mancanza di fondi esiste anche nei porti. Servirebbero pochi finanziamenti: ma vanno reperiti e stanziati.

L’urgenza del blocco dei cantieri sta occultando fatti altrettanto gravi e forse ancor più dirompenti. La crisi delle ferrovie, infatti, non riguarda solo le infrastrutture ma uno scollamento generale, una vera e propria crisi strutturale. L’Alitalia appare sempre più vittima di un complotto per farla fallire. Cose inimmaginabili in altri paesi. Ma non da meno è la situazione delle aziende del trasporto locale, con amministrazioni (quasi tutte di centrosinistra) incapaci di politiche del traffico avanzate (europee) ma che si gingillano da tempo con inutili privatizzazioni. Crisi aziendali, spesso prodotte strumentalmente per rendere “inevitabili e necessarie” politiche di privatizzazione e liberalizzazione. Opzioni che, per la tipologia di questo settore, comporterebbero il passaggio a monopoli privati.

Monopoli privati che dovrebbero essere invece aborriti come dimostra la vicenda autostrade. Un regalo ai Benetton pagato con gli introiti dei pedaggi. Un bene pubblico pagata dai clienti e poi venduto a stranieri. Ovviamente per far profitti sono state aumentate le tariffe e bloccato circa il 77% degli investimenti previsti. Del resto è noto che Benetton ha contribuito alla campagna elettorale di tutti i partiti: solo Prc e verdi si sono rifiutati. » questa la quadratura del cerchio avvenuto durante il governo D’Alema: un capitalismo cialtrone, di uno stato cialtrone. Questa situazione si accompagna allo smantellamento dell’Anas che dovrebbe controllare le concessioni e non lo fa, che appalta servizi che dovrebbe fare in proprio, che dovrebbe cedere a privati migliaia di chilometri di strade da mettere a pedaggio per moltiplicare il modello Benetton.

Girano migliaia di miliardi ma la qualità delle strade fa schifo, l’insicurezza è alta, migliaia sono i morti ed i feriti. E questo modello è già in opera anche negli aeroporti: vedi Fiumicino.

Al contrario, la situazione caotica e la mancanza di risorse dovrebbero portare ad un grande progetto politico con una forte presenza pubblica per cambiare il nostro modello di mobilità. Ma l’assegnazione delle deleghe, la composizione del governo, l’approccio solito alla mancanza di risorse, il fatto che nessuno dei componenti il tavolo programmatico dell’Unione abbia assunto incarichi di governo, comportano invece il rischio di una politica ed una gestione in continuità con il passato: con il corollario di caos e conflitti.


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