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L'Europa in piazza contro la Bolkestein

Manifestazione, oggi, della confederazione europea dei sindacati. In agenda, la difesa del modello sociale e dei diritti dei lavoratori

Alice Frei

Oggi le vie e le piazze di Strasburgo si riempiranno su iniziativa dei sindacati italiani ed europei per esprimere al Parlamento europeo le proprie critiche e avanzare le richieste di modifica alla Direttiva Bolkestein. Un appuntamento assai significativo sia per l’ampiezza della mobilitazione che per i suoi importanti contenuti. Saranno decine di migliaia le lavoratrici e i lavoratori in corteo per manifestare in nome dei diritti e del modello sociale europeo, per la sua difesa e il suo allargamento, in nome della concorrenza e della crescita, unite alla qualità e alla universalità delle prestazioni. Consapevole dell’esigenza di superare ostacoli ed eliminare disparità nel campo dei servizi, la Ces, la confederazione europea dei sindacati, chiede che ciò avvenga salvaguardando al contempo gli interessi dei cittadini, dei lavoratori, dei consumatori al pari di quelli delle imprese. Una sfida tutta da giocare, per tutto il mondo del lavoro.

Sono in molti, nelle organizzazioni dei lavoratori come in ampi settori della sinistra, a non cantare vittoria per gli emendamenti di compromesso sottoscritti dai gruppi socialisti e popolari. Sparito il Principio del paese d’origine che caratterizzava in senso ultraliberista l’impianto della Direttiva, non ci sono ragioni per abbassare la guardia sui pericoli (ulteriori) che riguardano il welfare europeo, e in particolare l'avvenire dei beni comuni e dei pubblici servizi più in generale. L’aver messo al riparo la legislazione in materia di lavoro (anche se la figura del lavoratore autonomo può rivelarsi un pericoloso cavallo di Troia), le resistenze dei conservatori e l’ostilità delle associazioni imprenditoriali tutto ciò dovrebbe tranquillizzarci. Ma non è così.
Se Gue e Verdi continuano a considerare la Bolkestein “una direttiva figlia delle intese commerciali proprie degli accordi Gats”, risulta altrettanto errato passare sotto silenzio l’esclusione voluta dalla destra, Forza Italia in primis, delle libere professioni dall’applicazione della Direttiva proprio a fronte del fatto che, su terreni specifici ma di vitale largo interesse, come l’acqua, l’università, la logistica, le assicurazioni e i servizi finanziari, la Bolkestein mostra assai poche certezze.
E qualche perplessità suscita anche la nuova formulazione dell’articolo 16, proposta dalla relatrice del provvedimento, la socialdemocratica tedesca Evelyn Gebhardt, che supera il Principio del Paese d’origine obbligando gli Stati membri a non frapporre ostacoli di sorta ai prestatori si servizi, ma stabilisce che se tali limiti dovessero permanere, toccherà alla Corte europea eliminarli, risolvendo caso per caso. In pratica, le regole sulla libera circolazione dei servizi rischiano che le definisca la giurisprudenza e non la politica.

Che la partita sulla Bolkestein sia ancora politicamente e socialmente tutta aperta è un dato certo. Lo confermano le voci sulla tenuta del gruppo del Ppe al cui interno, al di là del compromesso raggiunto, permangono perplessità su una direttiva in molti aspetti confusa e di incerta applicazione. Sull’altro versante, sono i sindacati a non accontentarsi dei passi avanti intervenuti che lasciano peraltro irrisolte questioni centrali come i Servizi di interesse generali e i Sieg. Meglio sarebbe, è la tesi di diversi esponenti dello stesso gruppo Pse, rinviare l’applicazione della Bolkestein al varo di una direttiva quadro che definisca i servizi di interesse generali, economici e non. Con una conseguente armonizzazione, chiara nei modi e nei tempi, sul tema del libero accesso e libera prestazione dei servizi.

La cittadinanza europea, con la manifestazione di oggi intorno al Parlamento europeo, fa in ogni caso un importante passo in avanti e interroga le istituzioni comunitarie sul futuro dell’Europa politica. Quella che punta tutto e solo sulla liberalizzazione delle merci e dei servizi è in qualche difficoltà ma tenta ancora di imporsi. Quella della crescita economica dentro regole certe e capaci di coesione sociale è alla sua prima prova del fuoco


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