Il Pablo Rosso
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A colloquio con Emir Sader, filosofo, analista politico e “lulista” critico
«Il Pt ha perso la sua base sociale, ora va rifondato. A partire dai poveri»
di A.N (da Liberazione)

Rio de Janeiro
nostra inviata

Emir Sader è un lulista. Critico, scettico, ma un lulista. E questo spiega molte delle sue insistenze riguardo alla «inqualificabile operazione politica portata avanti dal Psol contro Lula» come la chiama lui.
Filosofo, analista politico, docente all’università di San Paolo e di Rio, con una storia personale di esodi da un Paese all’altro in fuga dalle dittature latinoamericane degli anni Settanta, Emir Sader con le dissidenze non ha problemi di pregiudizi. Non è un ortodosso. E quando Heloisa Helena e gli altri dell’ala sinistra del Pt che avevano votato contro la riforma previdenziale del governo furono espulsi dal partito, masticò amaro, a modo suo. Ora, però, dell’«avventura elettorale» del Psol, che dopo quell’espulsione fu fondato, parla malissimo. E pur non imputando al partitino della sinistra estrema la mancata vittoria di Lula al primo turno, lo accusa di aver fatto una campagna elettorale integralmente di destra.


Non saranno stati i voti di Heloisa Helena a sottrarre a Lula la vittoria al primo turno. Chi ha scelto lei, che dell’antilulismo ha fatto una bandiera, non lo avrebbe votato comunque. E’ d’accordo?

Non del tutto. L’erosione dei voti a sinistra c’è stata. Ma la cosa grave è che Heloisa Helena e il Psol per affermarsi in qualche modo hanno fatto una campagna assolutamente di destra. Con i toni aggressivi, eccessivi e i contenuti menzogneri della destra. La Helena si è scatenata contro Lula. Ha detto che l’importante era che Lula non vincesse dipingendolo come un mostro, che se lei fosse stata presidente in Brasile non avrebbe comandato né Bush né Chavez. Ha usato gli stessi toni della destra anche durante le polemiche per come il governo di Morales in Bolivia stava trattando Petrobras dopo il decreto di nazionalizzazione degli idrocarburi.


Non era ovvio e prevedibile l’astio da parte dei dissidenti espulsi? Concretamente cosa rimprovera al Psol?

Di non aver trovato una via migliore che il diventare la fotocopia degli slogan della peggiore destra. E, al di là della campagna elettorale, di aver dimenticato la lotta contro i conservatori e i poteri finanziari. Di aver preferito dedicare l’intero tempo a disposizione per lavorare contro la sinistra. Il rischio di autolesionismo è sempre lo stesso a sinistra. E’ la frammentazione.


Quale è stato il più grave errore di Lula finora?

Quello in cui rischia di incorrere tutto il progressismo latinoamericano: non accorgersi di essere arrivato al governo avendo perso per strada la battaglia delle idee. Il neoliberismo ha vinto come modello economico e come visione dello Stato. I suoi valori simbolici hanno vinto anche a sinistra. Non solo dal punto di vista economico, ma anche dei valori. E poi, secondo errore gravissimo, aver messo in secondo piano la questione della universalizzazione dei diritti. Questo credo abbia a che vedere con le origini del Pt. Tutto il sindacalismo brasiliano è stato formato, per esempio, non nella prospettiva di rafforzare la sanità pubblica, ma di lottare per i programmi di salute privati. Anche il sindacalismo tradizionale, che Lula si è trovato a dover ereditare, non si interessava poi tanto della universalizzazione dei diritti.


Lei sempre stato molto critico nei confronti dell’operato dell’ex ministro dell’economia del governo Lula, dell’ex potente Palocci. Cosa è cambiato nel governo dopo il suo allontanamento?

E’ stato l’unico vero punto di svolta della presidenza Lula. E’ cambiato il blocco sociale. Palocci rappresentava gli interessi chiari ed evidenti della destra finanziaria. Lula avrebbe potuto sostituirlo con un altro uomo forte e invece ha dato un segnale che io ho apprezzato. Ha preferito far attenzione alla stabilità monetaria e alla lotta all’inflazione, ma, soprattutto, ha evitato che qualcuno sostituisse Palocci nel ruolo di influenza nei confronti della presidenza. Poteva scegliersi un altro super braccio destro e invece ha preferito un lavoro di equipe.


Veniamo ai tanto lodati programmi sociali di Lula. Non trova che fare l’elemosina sia diverso dal dare potere ai poveri?

Questo governo ha fatto assistenza. Non assistenzialismo. Il potere d’acquisto delle classi popolari è raddoppiato con i programmi sociali di Lula.


Qual è il miglior risultato del governo Lula?

La politica estera. Quella di Cardoso era subalterna, quella di Lula è sovrana. C’è stato un capovolgimento totale. Grande coraggio e grande iniziativa nel quadro regionale. Basta guardare cosa è successo con Morales. L’opposizione di destra e il Psol dopo la nazionalizzazione del gas boliviano e i soldati boliviani spediti nelle installazioni di Petrobras hanno creato un pandemonio soffiando sul fuoco del nazionalismo brasiliano in chiave elettorale. E’ stata la prima volta che Lula non si è fatto piegare la mano dalla destra in uno scontro duro. Ha resistito fermamente. Ha detto e ripetuto: non mi comporto da nemico con Bush figuriamoci con Morales.


Come crede che il Pt possa uscire dallo scandalo della corruzione?

Intendiamoci. Nessuno nel Pt ha rubato per sé. Nessuno si è arricchito. L’opposizione è riuscita a far passare l’idea del “mensalao” come una paga mensile a deputati di partiti minori per garantirsi il loro appoggio, ma non era così. In ogni caso il Pt è marcito, va ricostruito da capo. Sono d’accordo con il mnistro Tarso Genro che ha riproposto la rifondazione del Pt, la sua rinascita. E’ l’unico modo: il Pt va rifondato.


Come si rifonda un partito dove stanno insieme da tanti anni con le stesse modalità da apparato vecchi sindacalisti, ex guerriglieri, cattolici della teologia della liberazione e qualche marxista puro?

Rinnovando la sua base sociale. Il lulismo in Brasile ha un’influenza nelle classi popolari che il Pt non ha più. Da lì bisogna ripartire.

A. N.


INTERNAZIONALE