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“I fascisti e post-fascisti non possono amministrare Parma”
Alice intervista Giovanni Caggiati, presidente del Comitato Antifascista di Parma: “L’Unione a Parma vice se si differenzia nettamente nei contenuti e nei metodi. Non neghiamo le foibe, né le giustifichiamo, ma non ha senso non inquadrarle nel contesto storico”.

(alicenonlosa.it n.236 del 10/04/2007)

Quale la finalità del Comitato Antifascista di Parma di cui lei è coordinatore?

Ci proponiamo, innanzitutto, di promuovere e realizzare iniziative, azioni e manifestazioni dirette a far conoscere e divulgare i valori e la storia dell’antifascismo (dalle origini fino agli anni ’70), della Resistenza e della lotta partigiana, particolarmente nei confronti delle giovani generazioni.

In specifico, ci proponiamo di contrastare il cosiddetto “revisionismo storico”, ovvero discorsi e operazioni che puntano a sminuire il valore della Resistenza antifascista, oscurare i crimini di fascisti e nazisti, riconsiderare, in qualche modo, il fascismo.

E’ d’accordo con le parole del coordinatore di Rifondazione Comunista di Parma, Lodovico Cutaia, che teme il rischio di lasciare la città di Parma “ai fascisti”?

Intendo le parole del rappresentante di Rifondazione come la riaffermazione della discriminante antifascista contenuta nella Costituzione della Repubblica nata dalla Resistenza.

Ciò vale in generale, e, anche, per la città di Parma, città di tradizioni liberali, democratiche, antifasciste, protagonista delle barricate del ’22 e medaglia d’oro della Resistenza.

Credo si tratti non solo di un’affermazione di carattere ideale e di un richiamo alla memoria storica ma anche del riferimento al fatto che esistono tematiche politiche concrete (guerra e pace, immigrazione, ecc.) rispetto alle quali le posizioni di fascisti e postfascisti sono tali per cui nemmeno a livello di un Ente Locale, come il Comune di Parma, può essere che tali forze siano fra quelle alla guida dell’amministrazione.

L’11 febbraio scorso avete organizzato una “contromanifestazione” sulle foibe… quale significato aveva?

La questione delle foibe, per come la vicenda viene oggi ricordata ufficialmente, per quella che è la celebrazione del 10 febbraio «Giornata del ricordo», per lo stesso discorso tenuto dal Presidente Napolitano, costituisce un esempio di quel revisionismo storico contro cui ci muoviamo.

C’è un’opera di mistificazione storica attorno a tragici fatti accaduti, alla quale si accompagna un’operazione di strumentalizzazione politica che ha sempre avuto per artefice in prima persona la destra nostalgica e nazionalista.

Noi non neghiamo l’esistenza del dramma delle foibe, né lo giustifichiamo. Ma non ha senso ricordare le foibe senza inquadrare il fenomeno nel contesto storico in cui quei fatti sono scaturiti e senza dire dei loro precedenti (italianizzazione di territori di Croazia e Slovenia imposta con forza e violenza dal regime fascista, aggressione dell’Italia fascista alla Jugoslavia e occupazione di suoi territori, deportazioni in campi di concentramento e massacri di decine di migliaia di civili, ecc.); vogliamo anche accertare entità e dimensioni del fenomeno stesso, numero e caratteristiche delle vittime, verificare il tipo di violenza commessa (se violenza organizzata e programmata dall’alto del vertice di Tito o giustizia sommaria dal basso).

Per questo abbiamo tenuto l’11 febbraio una manifestazione alternativa rispetto alla celebrazione ufficiale della «Giornata del ricordo», contromanifestazione che si è avvalsa di materiale documentario della BBC e dell’intervento di partigiani e storici, e quest’anno alla sua seconda edizione.

Anzi, proprio allo scopo di realizzare questa contromanifestazione l’anno scorso si è formato il Comitato antifascista, anche come coordinamento di diversi gruppi culturali, politici, e sociali esistenti e attivi a Parma.

Il suo giudizio sul risultato delle elezioni primarie dell’Unione, e di Cutaia in particolare.

Le “primarie” dell’Unione a Parma sono state vinte nettamente da quel partito, i DS, che non solo è la forza maggiore in questa città ma anche che questa consultazione ha più di ogni altro voluto e gestito.

Il risultato di Cutaia è inferiore alla forza elettorale del proprio partito; credo che ciò sia dovuto allo scarso impegno dei militanti di Rifondazione, presi attualmente da un vivace dibattito interno al partito, ma anche, in generale, poco inclini a questo tipo di consultazione, tanto più quanto più essa diventa elemento di personalizzazione della politica in mancanza di contenuti programmatici chiaramente caratterizzanti e distinguenti un candidato rispetto all’altro.

Secondo lei come il centrosinistra deve impostare la sua campagna elettorale per riuscire a vincere le elezioni comunali?

Differenziandosi nettamente dal centrodestra, nei contenuti e nei metodi.

Nei contenuti: occupandosi di più dei problemi delle persone (sanità, assistenza, casa, rapporto autoctoni-immigrati, sicurezza, ecc.) e abbandonando politiche d’immagine, grandi opere e grandi progetti, velleità di “grandeur”.

Senza ignorare o trascurare altri, determinati, problemi della città, per esempio il traffico o lo stato di degrado di un complesso monumentale come l’Ospedale Vecchio, ma offrendo ad essi soluzioni alternative, del tutto diverse da, negli esempi, la metropolitana e la destinazione d’uso residenziale, alberghiera, e commerciale.

Nei metodi: abbandonando la pratica verticista e decisionista di questi anni e il ricorso a grandi esperti esterni, coinvolgendo i cittadini, valorizzando l’apparato comunale e il suo personale, impiegando l’ “intelligenza diffusa” nella città, della città.

Quale le prossime iniziative del Comitato antifascista?

Siamo in aprile e il pensiero va subito all’anniversario della Liberazione.

Parteciperemo alle varie iniziative promosse dall’apposito Comitato per le celebrazioni, compresi conferenze, dibattiti, momenti di approfondimento storico, anche nei giorni attorno al 25 aprile. Già nei giorni prossimi si terrà un importante convegno sulla guerra civile spagnola, nel 70° anniversario, guerra di Spagna che per certi aspetti anticipa quella che pochi anni dopo è stata la Resistenza al nazifascismo in diversi Paesi europei.

In particolare, come Comitato stiamo organizzando per l’inizio di maggio una commemorazione di Antonio Gramsci nel 70° anniversario della morte avvenuta il 27 aprile 1937.

Gramsci in quanto vittima del fascismo, uomo di cultura e pensatore fra i più grandi del secolo scorso, marxista non dogmatico, dirigente e teorico del Partito Comunista Italiano, il primo comunista ad elaborare, in carcere, l’idea di una Costituente antifascista e repubblicana, il ritorno alla democrazia e lo sviluppo della democrazia quale fondamentale tappa e condizione nell’avanzata verso il socialismo.

Andrea Marsiletti


PARMA