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"Il centrosinistra avvii una fase di risarcimento sociale"

Alice intervista l'assessore provinciale Filippo Carraro (PRC): "Oggi, più che cambiare i gruppi dirigenti di Parma, c'è la necessità di cambiare la politica. L'uomo forte non esiste: la candidatura di Ubaldi in Provincia non mi preoccupa in quanto tale".
(alicenonlosa.it n.247 del 26/06/2007)

La sconfitta del centrosinistra alle ultime elezioni è stata netta. Se la aspettava?
Sapevamo che sarebbe stato difficile scalfire un sistema di consenso consolidato, ma abbiamo cercato di correggere il tiro e di invertire i rapporti di forza, purtroppo solo in campagna elettorale.
In nove anni, a mio avviso, abbiamo assistito ad un'opposizione debole e raramente di merito, che sapesse produrre proposte alternative a quelle dell'amministrazione uscente.
Abbiamo accumulato un distacco che non poteva essere colmato in un mese e mezzo di campagna elettorale, nonostante gli elettori, attraverso le primarie, avessero individuato il candidato migliore da esprimere, ovvero Peri, e di questo ne sono tuttora convinto.
Detto questo, abbiamo affrontato la campagna elettorale in un contesto nazionale sfavorevole al centrosinistra.
È innegabile che l'azione di governo appaia impopolare, lo dicono i sondaggi e lo si avverte nelle piazze. Questo a mio avviso ha inciso pesantemente, specialmente sul risultato della sinistra di alternativa. Il centrosinistra, se vuole recuperare la fiducia che gli è stata riposta, deve avviare la fase del risarcimento sociale.

Rifondazione per l'elezione del consiglio comunale ha subito un crollo. Una responsabilità più attribuibile al trend politico nazionale o alla classe dirigente locale del Partito?
Rifondazione Comunista ha subito un pessimo risultato, non un crollo.
Basta confrontarlo col dato delle circoscrizioni, dove comunque otteniamo un 5,7 di media.
Il risultato elettorale del PRC è omogeneo in tutta Italia, non è solo una specificità di Parma. Certo vi sarà una concausa di carattere prettamente locale, ma credo che siamo stati puniti, principalmente, in quanto abbiamo forse rotto l'equilibrio di autonomia ed unità che il nostro elettorato ci riconosceva.
Il tema è: oggi ha ancora senso il partito di lotta e di governo teorizzato da Togliatti? A mio avviso sì, nella misura in cui l'autonomia non sfoci nel settarismo e l'unità nella subalternità. Abbiamo creduto che, rispetto al primo governo Prodi, si potesse condizionare l'Ulivo in quanto più permeabile alle nostre proposte e che i movimenti avrebbero spinto l'azione di governo su scelte in sintonia con le proposte da loro avanzate. Questi erano le travi portanti della linea dell'ultimo congresso di Venezia che, a mio avviso si sono dimostrati errati.
L'Ulivo costruisce il Partito Democratico, virando inevitabilmente al centro e i movimenti sono in una palese fase di riflusso. Con questo quadro di riferimento avremmo dovuto essere più incisivi per incalzare il Governo ad attuare il programma condiviso, a cominciare dalle politiche sociali e che maggiormente incidono sulla qualità di vita degli strati sociali che ci hanno votato alle politiche.
Tutto questo ha determinato delusione nel popolo della sinistra, delusione che ha portato alla passivizzazione e all'astensionismo, colpendo maggiormente quella forza nella quale si concentravano le aspettative di alternativa, ovvero noi.

Secondo lei è giusto che, dopo una sconfitta così netta, nessun dirigente del centrosinistra non abbia fatto neppure il gesto di dimettersi? Non trova questo fatto clamoroso?
Guardi, a mio avviso le responsabilità sono collettive e non personali, come si evince dall'analisi che ho formulato poc'anzi.
Chiedere la testa di Tizio o Caio, sarebbe l'ennesimo modo per aggirare il problema senza affrontarlo seriamente.
Oggi, più che cambiare i gruppi dirigenti, c'è la necessità di cambiare la politica. Cambiata la modalità di partecipazione e di realizzazione della politica, seguirà conseguentemente l'individuazione delle persone che sappiano interpretare questo suo nuovo modo di essere.

Il risultato del comune di Parma vi preoccupa in vista delle elezioni provinciali del 2009? Sono più esplicito, se si candida Ubaldi presidente della Provincia vince?
Mi preoccupa nella misura in cui non sapremo rinnovare gli strumenti che la politica adotta.
Poi non credo negli assi pigliatutto. Mi spiego meglio: non sono convinto che una candidatura di Ubaldi possa costituire un problema in quanto tale, potrebbe diventarlo nel momento in cui gli venisse data la possibilità di cogliere malesseri e di saperli interpretare.
L'uomo forte, o la donna forte per doveroso rispetto di genere, non esiste. Esistono i progetti politici forti collettivamente condivisi. Anche Bernazzoli, senza un progetto politico forte, che ha saputo cogliere i bisogni e sentimenti della popolazione, non avrebbe vinto nella misura in cui è stato.
Fosse così vorrebbe dire che il candidato sindaco del centrosinistra per le comunali di Parma era debole, invece Peri ha pagato una debolezza complessiva, nonostante la sua forte candidatura.

Mentre nell'Ulivo si lavora per costruire il Partito Democratico a sinistra si lavora per il Cantiere della Sinistra.
Le scelte congressuali di DS e Margherita di fondersi in un unico partito, e la conseguente uscita di Sinistra democratica dai Ds apre spazi notevoli per aggregare forze, che a sinistra del PD, voglio occupare uno spazio lasciato inevitabilmente vuoto.
E' indubitabile che tra il nostro popolo, tra la nostra gente, vi sia una fortissima richiesta di unità. Il pericolo che si corre e che, spinti dall'entusiasmo e dalla necessità contestuale di avviare questo processo, ci si concentri sui contenitori piuttosto che sui contenuti.
Il tema non è cosa deve essere il soggetto politico a sinistra del PD, semmai come deve essere e quali politiche deve intraprendere e sostenere. Per essere chiari nessuno vuole superare Rifondazione Comunista, semmai rafforzarla e renderla elemento centrale di una confederazione a sinistra.
Bisogna ripartire da una politica di sinistra condivisa, partendo dalle politiche sul lavoro, che se coordinata sappia avviare una ripresa della partecipazione di massa sulle scelte. Un nuovo protagonismo del movimento dei lavoratori, com'è stato per la difesa dell'articolo 18 dello statuto dei lavoratori. Lavoro, pensioni, politiche sociali, pace. Questi sono patrimonio comune della sinistra di alternativa che devono essere il contenuto di una proposta politica unitaria con il PD, ma altrettanto determinata.
Oggi la gente si aspetta il famoso risarcimento che non arriva mai e la Sinistra unita deve essere lo strumento della gente per riorientare il Governo nazionale, ma anche quelli locali, sui bisogni. Su questo mi spenderò perché rappresenta la reale novità del panorama politico italiano, non la somma di ceti politici ma il sostegno di idee e iniziative che sono senso comune della gente e che devono diventare senso comune della politica.
I primi di luglio, assieme alla rivista "Essere Comunisti", sto lavorando per realizzare un incontro nazionale, su questo tema a Parma. Auspico che dal nostro territorio possa arrivare la proposta di una ricetta per l'uscita dalla crisi della politica.

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