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"E' disarmante! Nel centrosinistra di Parma un gruppo dirigente irresponsabile”
da alicenonlosa.it n.227 del 06/02/2007

Alice intervista Filippo Carraro (PRC): “I DS cercano il candidato che non esiste. La Margherita si fa incantare dalle sirene ubaldiane ed è disposta a sbriciolarsi. La mia opinione su metropolitana, urbanistica e servizi pubblici”.

Filippo Carraro, membro della Segreteria Regionale Emilia-Romagna di Rifondazione Comunista.

Inciucio, Ulivo, Unione, civismo, lista senza simboli... Carraro, lei cosa ci sta capendo in quello che si sta verificando nel centrosinistra di Parma?

Quello che si sta verificando a Parma nell’Unione è qualcosa di estremamente disarmante.

L’Ulivo, ovvero DS e Margherita, ha paralizzato l’Unione di Parma a causa delle loro diatribe e dinamiche interne.

La Margherita che si fa incantare dalle sirene ubaldiane e, per accettare il richiamo così invitante, ha scelto consapevolmente di mettere in seria discussione la coalizione, tanto da essere disponibile a sbriciolare il proprio gruppo dirigente.

In questo quadro i DS non hanno avuto, a mio avviso, la capacità di riportare nel giusto binario la discussione per le amministrative, con un candidato che obbligasse i DL ad una scelta; si sta cercando il candidato che non esiste, l’asso pigliatutto, e intanto ancora non si parla di contenuti, di un modello di città altra.

Ho come l’impressione che si stia facendo il gioco di qualcuno e questo è inaccettabile.

Rifondazione comunista in queste ultime settimane appare molto silenziosa sul tema delle candidature e del programma in vista delle comunali di primavera: la quiete prima della tempesta, o ormai siete rassegnati alla sconfitta?

Non siamo assolutamente silenziosi!

Lavoriamo responsabilmente con le altre forze della sinistra di alternativa; semmai non siamo entrati nel balletto tutto politicista dei nomi delle tattiche e delle querelle.

Il “Laboratorio” ha prodotto idee e progettualità che dovrebbero essere di stimolo al dibattito in tutto il centrosinistra. Oggi, semmai, è opportuno che l’Unione presenti ai cittadini un modello di città che abbia il proprio baricentro spostato sui bisogni reali di Parma. Chi non arriva alla fine del mese o chi deve sopportare un disagio sociale che non ha avuto risposte dall’Amministrazione comunale aspetta con ansia di sapere cosa gli proponiamo, cosa vogliamo fare.

Credo che questa situazione sia oltremodo offensiva per coloro che, con presunzione, l’Unione vorrebbe tutelare. Il fatto di aver costruito terreni comuni di condivisione con quelle forze che si collocano a sinistra del “Partito democratico” in modo costruttivo e con prospettiva unitaria, mi permetta, non è rassegnazione, semmai è il modo più intelligente per ridare spazio alla politica.

Questo, però, non ha sortito ancora l’effetto sperato, ovvero una discussione di merito. E’ la constatazione che a Parma abbiamo, complessivamente, un gruppo dirigente irresponsabile.

A suo avviso, come si esce da questo empasse?

Bisogna saper raccogliere il bisogno primario del popolo del centrosinistra di vedere al più presto un programma ed un candidato capace di interpretare questi bisogni, il tempo dell’attesa deve finire!

Per questo plaudo all’appello di Mario Lavagetto, un richiamo alla responsabilità delle forze dell’Unione per evitare che il consenso che abbiamo si tramuti in disaffezione e astensione.

Si trovi un candidato il più condiviso possibile tra le forze del centrosinistra e che si confronti pure con gli altri candidati di area autorevolmente emersi (penso a Pagliari ed Allegri) facendo così riappropriare i nostri elettori di forme di democrazia partecipata che possono rappresentare una nuova fase di modello amministrativo.

Quali gli aspetti programmatici che secondo lei non possono mancare nel programma amministrativo per la città del centrosinistra?

Parlerò di tre punti che giudico centrali nel dibattito politico di Parma, non sono i soli ma neanche posso riempire da solo tutte le pagine di Alice.

Parto dalla mobilità, settore che vivo quotidianamente con la mia azione amministrativa.

La Metro di Parma è un affare solo per chi la costruirà. L’ha detto recentemente a Polis anche il vice presidente di SMTP Alberto Perazzi. Un progetto che per i suoi contenuti creerà un peggioramento sistematico della mobilità parmense, tutta. Si prevedono soppressioni di linee gomma (bus) nonché stime di utilizzo del servizio a dir poco ottimistiche, tenendo conto del 1.950.000 di Km di servizio soppressi e dei relativi danni economici che questo produrrà alla società di gestione del servizio bus ( Tep ).

Dobbiamo chiaramente proporre servizi economicamente sostenibili e che non costringano i cittadini a subire per anni ed anni i disagi di una cantierizzazione forzata della città, migliorando il servizio esistente con linee di superficie dedicate e veloci che aumentino la velocità commerciale di Tep, ad esempio l’utilizzo dedicato dei viali del lungoparma.

La questione urbanistica.

Parma è una cittadina il cui rapporto dimensione/attività produttive ha creato un bilancio sociale che ci ha permesso anche di superare, seppur tra mille difficoltà, il crac Parmalat. Oggi pensare di cementificare sistematicamente il territorio, vuoi per creare nuovi centri commerciali o poli produttivi, vuoi per nuove zone residenziali di eccellenza, rischia trasformare la nostra città in una zona senza anima.

Poi, diciamolo, il territorio è un patrimonio che va gestito con molta oculatezza, come un piccolo gruzzolo in banca… sperperandolo senza una visione di sviluppo armonico rischieremo di avere una grande città, ma non più vivibile e sostenibile. Pensiamo semmai a recuperare quel gap accumulato in questi anni in materia di edilizia residenziale. Troppe sono le domande di alloggio che non trovano soddisfazione, diventa un problema etico quello di porlo come primo dei punti programmatici.

In ultimo la centralità dell’intervento pubblico in materia di servizi.

Acqua, energia, rifiuti. Ormai sono considerati business alla stregua di una compravendita di immobili. Dobbiamo invece ribadire con forza che le aziende che erogano servizi sui beni comuni non devono essere privatizzare, semmai si deve rilanciare con forza la centralità della vocazione pubblica delle nostre aziende, Enia, Tep in primis. Aziende che devono essere di supporto al miglioramento della qualità di vita del nostro territorio, e chi fa business pensa solo al portafoglio.


PARMA