 Fratelli
Cervi,
memoria infinita Dalla
Gazzetta di Parma del 6 marzo 2005 (Le
foto dell'assemblea sono del "Pablo Rosso")
«
Siamo qui per festeggiare due ricorrenze importanti come la festa della donna
e il sessantesimo anno della Liberazione e sono lieta di
ritrovare fra voi lo stesso calore, la solidarietà e gli stessi valori
che hanno caratterizzato la mia vita e quella della mia famiglia » : : a
parlare è Maria Cervi, nipote di Alcide, patriarca democratico e
contadino illuminato e di Genoveffa, genitori di quei sette
fratelli Cervi fucilati ( Gelindo, Antenore, Aldo, Agostino, Ferdinando, Ovidio
e Ettore) dai fascisti all'alba del 28 dicembre 1943.
Dopo un significativo
e coinvolgente video-
documentario di Jeris Fochi, accompagnato dalle canzoni di vita e di lotta
di Francesco Grillo, tanti i ricordi che Maria Cervi, figlia di Antenore,
nonchè membro dell'Associazione nazionale partigiani italiani, ha raccontato
ieri, senza mai nascondere l'emozione ancora viva e palpitante, al numeroso ed
emozionato pubblico del circolo anziani di via Marchesi « Il Tulipano
» , in occasione di un vero e proprio evento promosso dalla sezione del
Quartiere Pablo di Rifondazione Comunista, nell'ambito delle manifestazioni
della donna e delle celebrazioni del 60 ° anniversario della Resistenza.
Inarrestabili
gli insegnamenti di quegli ideali di libertà e giustizia che hanno fatto
di questa straordinaria famiglia un emblema, un esempio da non dimenticare. Tanto
da trasformare la loro dimora, il podere Capirossi a Gattatico ( Reggio Emilia),
in un museo con ventimila visitatori l'anno ( « la Repubblica nasce dalla
Resistenza e quindi anche da qui » , ha sottolineato il presidente Carlo
Azeglio Ciampi all'ultima visita al Museo) che non rappresenta soltanto un episodio
tragico e cruciale della nostra storia, ma anche un simbolo di progresso tecnologico
e sociale.
«
Al tempo dell'eccidio io avevo solamente 9 anni e anche se ero troppopiccola
per capire, ero già abbastanza grande per non capire e nonostante il dolore,
col tempo, e soprattutto attraverso la «memoria», ho imparato a raggiungere
il mio equilibrio e ho deciso di rimanere proprio in quella casa e raccontare
ciò che è successo e mai come adesso credo che questa storia sia
significativa. Con il rapimento della giornalista Giuliana Sgrena sono ritornata
al passato e mi sono sentita vicino alla disperazione e all'angoscia della famiglia;
grande è stata la gioia per la sua liberazione, ma altrettanto intenso
è stato il dolore per chi per salvarla ci ha rimesso la vita. Spero che
serva a far capire che le guerre non vanno fatto per nessun motivo e che presto
o tardi, qualunque sia l'esito, si pagano » .
E
proprio attraverso la memoria e il senso di giustizia, di sacrificio e di speranza
imparato dai suoi avi, la signora Cervi cerca di battersi anche e sempre a favore
delle donne « che in questo momento storico e con questi continui attacchi
alla Costituzione devono stare molto attente, impegnarsi e partecipare: perchè
solo chi partecipa è veramente libero » ha concluso la protagonista
e portavoce di una storia senza fine, che apre una finestra sul domani.
Mariacristina
Maggi
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