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Lavoro società e “tesi alternative” trovano l’accordo con la maggioranza
CGIL: in Emilia Romagna congresso unitario


di Fabrizio Salvatori (Liberazione)

L’Emilia Romagna non ha seguito il percorso delle due Cgil di Lombardia e Piemonte. E alla fine del percorso Tesi alternative e componente di Lavoro e Società hanno tagliato il traguardo stringendosi la mano con la maggioranza, nel classico ruolo di catalizzatrice. Ne è uscito un documento che su alcuni punti - democrazia, contratti e autonomia - segna alcuni punti di avanzamento.

Qualcuno dirà che sono stati i numeri (Lavoro e Società al 12% e Rinaldini al 25%) ad aver permesso questa operazione. Ma sarebbe una lettura decisamente riduttiva. Nel documento finale questo si riflette innanzitutto nell’auspicio rivolto al congresso nazionale per «una azione volta a unificare le diverse posizioni che si sono confrontate», sia nel passaggio sulla democrazia che, soprattutto, in quello sui contratti.

«Non c’è dubbio che il confronto deve registrare alcuni fatti nuovi - sottolinea Vittorio Bardi, della segreteria regionale della Cgil - ovvero la conclusione positiva della vertenza dei metalmeccanici e il possibile nuovo quadro politico. Questo cambiamento di quadro va incoraggiato con fatti concreti».

«Il congresso ritiene che la definizione inequivoca della possibilità che il contratto nazionale possa produrre aumento reale dei salari - si legge nel documento finale - e non sia ridotto per definizione al mero recupero del potere d’acquisto, sia una condizione irrinunciabile per eventuali accordi con le controparti pubbliche e private a partire da Confindustria». Sulla democrazia, la Cgil Emilia Romagna sottolinea «la priorità di una legge su rappresentanza e democrazia sindacale che estenda a tutto il mondo del lavoro il diritto alla elezione delle Rsu e definisca le regole per la validazione degli obiettivi e dei risultati della contrattazione, sia nazionale sia aziendale, garantendo l’esigibilità anche del referendum tra i lavoratori, qualora sia indetto unitariamente, o richiesto da un’organizzazione sindacale rappresentativa e firmataria dell’accordo precedente, o da una percentuale stabilita di lavoratori coinvolti o di delegati Rsu».

Per Gianni Scaltriti, segretario regionale della Fiom, «il congresso della Cgil è stato gestito in un clima diverso (rispetto a Lombardia e Piemonte, ndr), questo non significa che ci sia stato lo scontro». Certo, non c’è stata la classica “guerra di posizione” registrata in altre regioni. «Questo per dire che la soluzione finale - aggiunge - non è stata scontata». E per una soluzione non scontata si è speso sicuramente il segretario generale della Cgil Danilo Barbi. «Dal punto di vista politico - aggiunge Scaltriti - non si può parlare di una unificazione in piena regola ma di una forte spinta all’indirizzo del congresso nazionale». La soluzione morbida del congresso Cgil ha visto l’astensione di alcuni sindacalisti della “Rete 28 aprile”.


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