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Articolo di POLIS QUOTIDIANO (Parma) pubblicato il 05/01/2006

La Cgil attacca gli industriali


Raffaele Tagliani, Paolo Bertoletti e Patrizia Maestri L’anno appena iniziato si annuncia decisamente in salita per i rappresentanti dei lavoratori parmigiani. Le situazioni di crisi che stanno investendo la nostra provincia, particolarmente pesanti nel settore agroalimentare e meccanico, porteranno tra qualche giorno alla ripresa di febbrili trattative che, nel caso di Star e Manzini, si annunciano delicate e difficili.

E così la Cgil, durante la presentazione sui dati del tesseramento 2005, che sostanzialmente confermano il numero di iscritti registrati nel 2004, ne ha appro fi ttato per togliersi qualche sassolino dalla scarpa e tirarlo contro le fi nestre di Palazzo Soragna, sede dei loro naturali antagonisti: l’Unione parmense degli industriali. Il sasso più grosso lo ha lanciato Tilla Pugnetti degli alimentaristi (Flai Cgil), impegnata nel difficile braccio di ferro con Star per scongiurare la chiusura dello stabilimento di Corcagnano: « L’atteggiamento che ha tenuto l’Upi in questi mesi è pazzesco. La politica messa in atto dagli industriali non punta a salvaguardare il settore agroalimentare parmense. Pensano che per ogni azienda che chiude i battenti, ce ne siano altre pronte a trarne vantaggio e a crescere. Ma in questo modo non ci si rende conto che si apre la strada all’ingresso nel nostro territorio di multinazionali che non hanno il minimo interesse alla salvaguardia delle nostre peculiarità e produzioni tipiche » .

Secondo la sindacalista, troppo spesso l’Upi si è de fi lata di fronte alle dif fi coltà economiche e aziendali che hanno colpito il nostro territorio, « si è tenuta ai margini – afferma la Pugnetti – per poi comparire all’ultimo momento, alla fi ne delle trattative. Ha insomma dimostrato, ad esempio nella vicenda Parmalat, una volontà di non intervenire che giudico preoccupante » .

Il segretario provinciale Paolo Bertoletti ha invece affondato il colpo a proposito di quella dichiarazione di intenti, sottoscritta dai sindacati e dall’Upi lo scorso 13 luglio, troppo spesso disattesa dai vertici di Palazzo Soragna. Un documento che impegnava le parti ad una maggiore attenzione alle situazioni di crisi, attraverso tavoli e confronti serrati con le istituzioni e il mondo creditizio. « A livello istituzionale, soltanto la Provincia si è impegnata – ha affermato Bertoletti -. Riteniamo che l’accordo sia comunque buono e che in certi casi, e mi riferisco alle questioni Battistero e Nestlé, abbia funzionato. In altre situazioni, invece, il patto è stato ignorato. Penso in particolare alla Manzini, dove l’azienda si è presentata al tavolo delle trattative chiedendoci di licenziare 63 persone senza mostrare un piano industriale per il rilancio dell’azienda o darci la possibilità di discutere altre soluzioni » .

Un j’accuse pesante insomma, arrivato da un sindacato, la Cgil, che a Parma vanta un numero di iscritti impressionante: 73.341 nel 2005, 18 in più rispetto allo scorso anno. « Per dirla in altri termini – ha puntualizzato il segretario Bertoletti – il 25% della popolazione adulta di questa provincia ha in tasca una nostra tessera » . L’anno scorso, il balzo in avanti lo ha fatto soprattutto il numero degli iscritti nella Funzione Pubblica ( 103), della Fillea ( 70), la categoria che rappresenta gli edili, e della Flai ( 66). Stazionari i metalmeccanici ( Fiom), dove è stata consegnata una tessera in più rispetto al 2004. La “ maglia nera” appartiene invece alla Filcams, che rappresenta il commercio. In questo settore si sono persi 179 iscritti ( da 4.000 a 3.821).

Un “ rimbalzo” fi siologico, spiegano i vertici della Cgil, dopo l’eccezionale 2004, quando si registrarono 512 tessere in più rispetto al 2003. Perdono terreno anche i pensionati dello Spi, lo zoccolo duro del sindacato, che scendono di 104 unità. Una goccia nel mare però, considerando che nel 2005 le iscrizioni sono state 40.395 contro le 40.499 del 2004. « Il problema – ha affermato il segretario provinciale dello Spi Carla Montanari – è che si va sempre meno in pensione. Per necessità si continua a lavorare » . Secondo la Cgil, potersi godere un meritato riposo dopo anni di sudore, oggi è diventato un lusso che non tutti si possono permettere.

Gabriele Franzini


SINDACATO