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"Usciamo dal silenzio".
Anche il coordinamento femminile della CGIL e dello SPI CGIL di Parma dice: giù le mani dalla 194

Il Coordinamento Donne della CGIL di Parma e il Coordinamento Donne dello SPI CGIL si schierano contro gli attacchi alla legge 194 e alla libertà femminile, esprimendo, attraverso le parole di Patrizia Maestri, "grande preoccupazione per le strumentali polemiche aperte dal Ministro della Salute Storace, da alcune forze della maggioranza e da esponenti della CEI".

Affiancando i numerosi ordini del giorno nei diversi territori della regione e nei congressi provinciali delle categorie che si stanno svolgendo in questi giorni, i due Coordinamenti non intendono tacere i timori rispetto all'evidente attacco, a cui si sta assistendo in questi giorni, alla legge 194 che tutela la maternità, regolamenta l'interruzione volontaria della gravidanza e affida ai consultori familiari pubblici il compito dell'assistenza alle donne.

"Le lavoratrici e le pensionate della CGIL - sottolinea Patrizia Maestri - si riconoscono in una generazione di donne che hanno lottato per lungo tempo e con forza per una norma che salvaguardasse la dignità femminile, sostenendo una procreazione responsabile e consapevole che garantisse la salute oltre al diritto alla vita". "Noi non siamo a favore dell'aborto, ma ci sembra che sia importante tornare a ribadire il diritto all'autodeterminazione delle donne, alla libertà di scelta, e al riconoscimento della responsabilità femminile".
Una donna che decide di abortire è una donna che ha affrontato consapevolmente e con dolore la scelta di interrompere la gravidanza, una donna che forse ha bisogno di aiuto, ma soprattutto di rispetto. Il diritto non è quello dell'aborto ma è quello ad una libera scelta di maternità.

"Il timore - precisa Carla Montanari, dello SPI CGIL - è quello di un ritorno al passato. Per quanto grottesco, non appare impossibile, allo stato delle cose, che tutte le battaglie fatte per vedere riconosciuti diritti che crediamo "naturali" corrano il rischio di essere rimesse in discussione, con gravi pericoli per le nuove generazioni e per le donne più deboli, come quelle extracomunitarie, per le quali si vorrebbe forse ripristinare una sorta di "tutela" che sembra più un "controllo" dall'alto.

Per ovviare a questi rischi occorrerebbe che il governo, piuttosto che tentare di svuotare una legge che ha consentito alle donne e a tutta la società italiana di liberarsi dalla piaga dell'aborto clandestino e di dimezzare il numero delle interruzioni di gravidanza, si impegnasse a sostenere la maternità con interventi specifici e di sostegno, anche potenziando i consultori nelle loro funzioni di prevenzione. A questo scopo le donne della CGIL e dello SPI si propongono di promuovere e sostenere ogni intervento atto a valorizzare il ruolo e il lavoro dei servizi pubblici, i cui operatori tra grandi difficoltà applicano una legge dello stato voluta e confermata da un referendum.

"Quello che vorremmo, in ultima istanza, e su cui ci siamo già attivate - conclude Patrizia Maestri -, è aprire, o riaprire, uno spazio di discussione e di confronto su questi temi, che coinvolga tutte le donne del territorio, quelle dei partiti, dei movimenti, delle associazioni, e tutte quelle che intendano contrastare questa cultura che crediamo regressiva e ostile alle libertà femminili". Per uscire dal silenzio.


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