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dibattito nella FIOM di Parma
Il
sito nazionale della Rete 28 aprile (la componente di sinistra della CGIL che
fa capo a Cremaschi) ha pubblicato il documento conclusivo del recente congresso
provinciale della FIOM CGIL di Parma. Allo stesso è arrivata poi una lettera
che precisa come una parte della FIOM non l'abbia sostenuto. Il nostro sito
è naturalmente a disposizione per dare ulteriori informazioni e commenti
sul dibattito all'interno del sindacato dei metalmeccanici della CGIL. P.R.
XVIII
CONGRESSO TERRITORIALE FIOM PARMA TEATRO CINGHIO, PARMA 30 NOVEMBRE
E 1 DICEMBRE 2005 DOCUMENTO
POLITICO Di
fronte allaffermarsi della competitività estrema e della globalizzazione
economica dei mercati che caratterizza un capitalismo sempre più aggressivo,
il XVIII Congresso Territoriale della Fiom di Parma ritiene di dover sostenere
un punto di vista alternativo e pone come principio fondamentale il rifiuto incondizionato
di guerra e terrorismo. La pace è un valore assoluto ma siamo consapevoli
che non possono esistere né pace né legalità senza giustizia
sociale. Pensiamo
che la CGIL debba operare allinterno della CES e della CISL internazionale
affinché il movimento sindacale agisca globalmente per affermare i principi
di un nuovo modello di sviluppo mondiale alternativo a quello liberista. A tale
scopo, va cambiato profondamente il giudizio su questa Europa, che, invece di
svilupparsi in unEuropa solidale, garante dellestensione dei diritti
del lavoro e dello stato sociale in una prospettiva antiliberista che si affranchi
dai vincoli di Maastricht e dal patto di stabilità, rischia di essere sede
di sperimentazione di politiche liberiste sul modello americano, come dimostrano
la direttiva Bolkenstein e quella dellorario di lavoro. Il capitalismo
si sta avviando verso una nuova fase di ristrutturazione, che, mantenendo in alcuni
casi il lavoro, lo rigoverna con maggiore flessibilità e discrezionalità
retributiva e minore contrattazione, ricostruendo la propria competitività
attraverso lattacco al contratto nazionale, labbassamento dei salari,
la riduzione della spesa pubblica sociale a favore del mercato. Anche nel documento
della Confindustria di Montezemolo dello scorso 22 settembre, lattacco al
salario, agli orari e alle condizioni di lavoro avviene in nome della crescita
di competitività e sancisce indubbiamente la crescita del potere delle
imprese di decidere senza contrattazione. Quel documento rappresenta il chiaro
tentativo di Confindustria di dettare i contenuti e le regole attraverso la riproposizione
di un patto sociale basato su un tipo di concertazione che rischia di essere al
ribasso rispetto allo stesso Protocollo del 23 luglio 1993. Confindustria, infatti,
parla, addirittura, di un nuovo patto costituzionale, che si esplica,
in definitiva, nella messa in discussione del diritto di sciopero, della libertà
di azione sindacale nei luoghi di lavoro, della natura stessa del sindacato, che
da democratica e negoziale diverrebbe, attraverso lapplicazione dellarbitrato
e degli enti bilaterali, puramente di apparato burocratico e di servizio, in cui
autonomia, democrazia e contrattazione sarebbero ridotti ad un rattrappito ed
avvilente ricordo. Per queste ragioni, non deve trattarsi di rinviare la definizione
di nuove regole pattizie quando sarà al governo il centro-sinistra; il
XVIII Congresso della Fiom di Parma ritiene improponibile un nuovo negoziato sul
sistema delle regole, indipendentemente da quale sarà il prossimo governo,
poiché una simile strada proporrebbe nuovamente uno scambio ai danni dei
diritti e delle conquiste dei lavoratori. Abbiamo espresso un giudizio conclusivamente
e complessivamente negativo del Protocollo del 23 luglio 1993, pensiamo che se
ne debba uscire ma che non lo si possa fare attraverso un nuovo accordo quadro
centralizzato. Dal protocollo Scotti del 1983 in poi questi patti hanno peggiorato
i diritti, i salari e le condizioni contrattuali precedenti. Il XVIII Congresso
Territoriale della Fiom di Parma ritiene, invece, che si debba ricostruire la
contrattazione attraverso vertenze nazionali e aziendali, con una pratica sindacale
fondata sul confronto tra le parti, la partecipazione dei lavoratori, il conflitto
e la democrazia. Il contratto nazionale deve abbandonare i vincoli determinati
dallinflazione, facendo propri i criteri del potere dacquisto e delle
quote di produttività, e rivendicare laumento dei salari reali e
la redistribuzione della ricchezza, fermo restando che il sistema di regole contrattuali
deve essere unico per tutti, la Fiom ritiene prioritario definirne ruolo, compito
e funzioni, essendo ormai evidente la crisi dellattuale sistema contrattuale.
Rispetto al quadro della situazione economica e sociale, al fine di distribuire
la ricchezza e laumento delle retribuzioni reali, saranno le organizzazioni
sindacali di categoria a decidere come equilibrare le proprie richieste a livello
nazionale. Per questo la CGIL deve porsi come obiettivo anche labrogazione
della Legge 30 , così come la progressiva riduzione dellorario di
lavoro, per un modello basato sulla qualità del lavoro compatibile con
la qualità della vita che caratterizza un paese civile e non sulla quantità
di ore lavorate. La CGIL deve propugnare labrogazione della legge Moratti
sulla pubblica istruzione, poiché scuola, formazione e cultura devono essere
sottratti dal dominio del mercato e perché laziendalizzazione del
sistema scolastico è nemica del diritto allo studio e alla formazione permanente
per tutti; perché la qualità della scuola è sintomo dello
stato di salute di un sistema sociale democratico e non puo essere ridotta
ad un fattore di competitività economica; perché occorre innalzare
lobbligo scolastico a 18 anni e non in alternativa alla formazione professionale.
Inoltre, la CGIL deve porsi come obiettivo labrogazione della legge Bossi-Fini
sullimmigrazione e la chiusura dei centri di permanenza temporanea, per
rilanciare una regolamentazione dei flussi basata sullaccoglienza e la collaborazione
e non come fonte di dumping sociale. Tutta questa legislazione ha ripetutamente
messo in discussione lassetto della nostra Carta Costituzionale del 1947
e la recente modifica costituzionale proposta dal Governo ed accolta dal Parlamento
non rappresenta che latto finale di questo percorso, contro il quale occorrono,
appunto, gli strumenti dellabrogazione e del voto negativo al prossimo referendum
confermativo. E necessario ripristinare e garantire il diritto ad un
sistema sanitario e ad un sistema pensionistico pubblici per tutti gli italiani
e i migranti. Occorre garantire il diritto alla casa con politiche serie di rilancio
delledilizia popolare e di lotta alla speculazione edilizia. Occorre perseguire
un diverso modello di sviluppo che garantisca la difesa dellecosistema,
delle risorse naturali e dei beni non rinnovabili, perseguendo una crescita compatibile
con lambiente ed i diritti delle persone; un modello che non si puo
certo raggiungere perseguendo strategie competitive fondate sulla compressione
dello stato sociale, del costo del lavoro e del ricatto occupazionale. Occorre
fermare i processi di delocalizzazione ed i licenziamenti, investire nella ricerca
e nello sviluppo, rilanciare il ruolo centrale dellintervento pubblico a
partire dalla FIAT, ponendo fine alle liberalizzazioni e al mercato nei settori
strategici di trasporti, energia, comunicazioni, ricerca scientifica. Tutti questi
obiettivi non possono essere ottenibili senza un fisco giusto, progressivo, che
attinga risorse maggiormente dalle classi abbienti e anche attraverso una specifica
tassazione dei capitali finanziari, per garantire uno stato sociale pubblico e
solidale. Risulta, inoltre, evidente, che a livello di contrattazione aziendale,
la funzione partecipativa dei premi ad obiettivi è stata assolutamente
insufficiente. I contratti di secondo livello, oltre al premio di risultato e
al suo consolidamento, devono cercare di aumentare le retribuzioni avendo principalmente
come riferimento i temi dellorganizzazione del lavoro; perciò: lambiente
di lavoro, la produttività, la qualità e la professionalità
nei luoghi lavorativi. Il premio di risultato dovrà, inoltre, basarsi su
parametri certi, sui quali sia evidente la partecipazione dei lavoratori; questi
non dovranno essere legati a meri indicatori di presenza od a fattori strettamente
economici e saranno modulati in base alle condizioni aziendali. Il conflitto,
la democrazia e lindipendenza del sindacato sono condizioni indispensabili
per realizzare questi obiettivi, contrattando e confliggendo indipendentemente
dai governi e senza subalternità al mercato ed alla politica delle imprese.
Nel rispetto delle norme statutarie della Fiom eper estendere e rafforzare le
regole democratiche nei posti di lavoro e tra le stesse organizzazioni sindacali,
si ribadisce la necessità di una prassi di consultazione basata sul referendum
dei lavoratori sempre e comunque; dellelelezione delle Rsu fondata su criteri
di assoluta rappresentatività; di arrivare ad una legge nazionale che contenga
gli elementi sopra descritti e che non sia sottoposta ai veti delle singole organizzazioni
sindacali; organizzazioni sindacali che sono chiamate a contribuire per predeterminare
in modo unitario le linee della legge stessa. Visti gli esiti del presente
congresso, inoltre, in cui molti lavoratori iscritti hanno lamentato lassenza
di una vera informazione sulle varie proposte delle tesi congressuali e di un
vero confronto durante lo svolgimento stesso delle assemblee congressuali di base,
sarà necessario valutare nuovi e più efficaci metodi e forme di
coinvolgimento dei lavoratori nelle diverse fasi congressuali se non vogliamo
che un momento di alta democrazia e partecipazione, come dovrebbe essere quello
del congresso Cgil, diventi un semplice e sterile rituale per gli addetti ai lavori. Parma,
1 dicembre 2005 La
Commissione Politica: Bertinelli Ugo, Cleri Marco, Farese Giuseppe, Fellini Davide,
Ianni Bianca Maria, Lucero de Cavalcanti Lucia, Pistonesi Giannino, Talignani
Massimiliano, Zanardi Paolo
Egregia
Redazione, nel leggere la pubblicazione del Documento conclusivo del Congresso
di Parma vorrei che pubblicaste anche lemail sottostante, che in rappresentanza
dei compagni della minoranza della F.I.O.M. di Parma hanno mandato al Segretario
Provinciale della F.I.O.M. Claudio
Bernardini Al
Segretario della F.I.O.M. di Parma e per conoscenza alla Segreteria uscente. Vedo
con sorpresa che nel sito di 28 aprile nella C.G.I.L. viene riprodotto
il Documento politico votato dal Congresso della F.I.O.M. di Parma. Nulla
da dire sulla legittimità della pubblicazione. Nemmeno
la cosa non mi stupisce, anzi mi conferma che quel documento è assolutamente
di parte e nemmeno rappresentativo dei contenuti della tesi Rinaldini
e tanto meno coerente con il documento unitario che sta alla base del congresso
della C.G.I.L., che gli stessi delegati e Dirigenti della F.I.O.M. di Parma hanno,
a mio avviso ipocriticamente votato senza condividerlo, tanto da scrivere poi
un documento di chiusura del congresso profondamente in contrasto con limpianto
del documento generale proposto dal compagno Epifani. Vorrei
solo che si facesse notare che tale documento non è stato sottoscritto,
come invece sembrerebbe dalla pubblicazione, dai compagni Talignani Massimiliano
(che non faceva nemmeno parte della commissione) e dal compagno Zanardi Paolo
e che la minoranza della F.I.O.M. di Parma non ha votato il documento e che proprio
per questo il congresso di Parma non si è chiuso unitariamente e che questa
è la ragione principale perché nella nostra provincia non vi sono
le condizioni di gestire unitariamente la categoria. Chiedo
almeno che il sito informi di questa verità, perché sembra invece
che tutta la F.I.O.M. di Parma condivida quel documento. Claudio
Bernardini Delegato
congressuale e membro della R.S.U. della Simonazzi
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