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Giacomo Ferrari, la Resistenza, il comunismo
di Leonardo Di Jorio

Il 23 agosto al cimitero della Villetta è stato ricordato, a 34 anni dalla sua morte, Giacomo Ferrari " il comandante Arta". Una delegazione del Partito della Rifondazione Comunista era presente con la bandiera del Circolo che porta il Suo nome.
Alla presenza di un folto pubblico e con la partecipazione di tutte le autorità cittadine hanno tenuto le orazioni ufficiali l'Assessore del Comune di Parma Marino Giubellini e l'assessore della Provincia di Parma Manuela Amoretti.

Nelle loro appassionate relazioni hanno entrambi insistito con una certa enfasi su un concetto che personalmente non condivido e che non risponde, a mio parere, alla figura di Giacomo Ferrari.
Con parole quasi identiche si sono così espressi:
"Parma e il suo territorio… che oggi sono tra le terre più ricche del mondo… lo devono anche a uomini come Giacomo Ferrari.".
Non condivido che la "ricchezza" venga presa come elemento massimo di valutazione e di civiltà, ma sono certo che la "ricchezza" non è mai stata considerata un "valore" da Giacomo Ferrari.
Il compagno Giacomo Ferrari e i suoi partigiani hanno combattuto per altro, essi cercavano di riscattare l'Italia dalle tragedie provocate dal fascismo, aspiravano alla pace al lavoro e ad una
Italia diversa, più giusta; non trovo nei suoi scritti, nei suoi discorsi un solo cenno che esalti la "ricchezza" anzi trovo proprio il contrario: è la concentrazione di ricchezza che aveva caratterizzato gli 80 anni di storia patria che doveva essere contrastata.

Il compagno Ferrari, Prefetto di una Parma massacrata dai disastri della guerra fascista, ripeteva: "voglio che tutti i bambini abbiano una tazza di latte, ma proprio tutti e che tutti abbiano una casa dove ripararsi, ma proprio tutti. e che tutti abbiano di che sfamarsi, ma proprio tutti. E' quel insistere su "tutti" che accompagna la vita e il lavoro e il ricordo di Ferrari e ne esalta la sua figura.

Mi sorprende che uomini politici avveduti possano in una cerimonia magnificare l'enorme ricchezza del nostro territorio e poi incontrarsi in altra sede e discutere di cittadini che non arrivano alla quarta settimana o prendere in esame la questione dei tanti che dormono in strada o della miseria latente di troppe persone che ormai viene catalogata col termine usuale di "nuove povertà".

Domandiamoci che caratteristiche ha l'enorme ricchezza del nostro territorio?

E come e perché quest'esorbitante ricchezza esclude una parte dei cittadini.

La vita di Giacomo Ferrari ci racconta che ha sempre combattuto contro una società che vede "i ricchi diventare sempre più ricchi e la povera gente, sempre in maggior numero, cadere nella vasta area del disagio.

Quando il Presidente del Consiglio Alcide De Gasperi gli chiese di rimanere al suo posto di ministro perché l'Italia aveva bisogno delle sue competenze e del suo rigore morale per continuare nella ricostruzione, egli rispose che era indispensabile e urgente ricostruire ponti e strade, ma che lui sarebbe rimasto con la sua gente per cercare, assieme a loro, di costruire anche una società più giusta.
Anno dopo anni lascio le cerimonie di ricordo di Ferrari sempre con amarezza.

In futuro proporrò ai miei compagni di celebrare la figura di Giacomo Ferrari leggendo alcuni brani dei suoi scritti, quelli più toccanti, quando parla del fascismo, del ricordo dei tanti partigiani morti per un' Italia che doveva risorgere con orizzonti e speranze nobili, quando parla di sfruttati e sfruttatori, quando parla di una società più giusta… del socialismo…del comunismo.

Parma, 8 settembre 2008.


PARMA