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Si è concluso il 33esimo Congresso del Partito comunista francese. Trionfa con il 92% dei voti la linea di apertura ai movimenti.
«Costruiamo dal basso un rassemblement popolare di sinistra». Dirigenti e militanti oggi in piazza con studenti e sindacati


Pcf, Buffet rieletta segretaria: «Ora un’unione antiliberista»
di Fabio Amato (da Liberazione)

Il Congresso del Pcf si è concluso in un’atmosfera di festa, con i delegati che abbracciandosi fra di loro cantano l’internazionale, mentre dal palco della presidenza Roger Martelli ne intona le strofe dal microfono, dimostrando di essere non solo uno dei leader del Pcf, ma anche una discreta voce.

La mattina che aveva preceduto il voto non era stata altrettanto serena. Per la prima volta dopo 60 anni i delegati comunisti si sono trovati con due liste proposte per l’elezione del Consiglio nazionale. Una, quella guidata dalla Buffet, che includeva anche rappresentanti di due documenti alternativi, come il Parlamentare Alain Bouquet, l’altra, della minoranza di uno dei documenti alternativi, quello intitolato “Fieri di essere comunisti”. Alla fine, però, i dubbi vengono fugati e Marie George Buffet esce addirittura rafforzata: Il 92% dei delegati vota per la sua lista e ne consacra la terza elezione consecutiva alla guida del Pcf (all’ultimo Congresso aveva raccolto il 76%). Nelle sue breve conclusioni Buffet torna con veemenza sul nodo, tutto politico del 33esimo Congresso: ovvero la creazione di un’Unione popolare della gauche antiliberale per l’appuntamento delle elezioni presidenziali del 2007. Esorta i militanti e i dirigenti del partito ad uscire dalle sezioni, a dar vita, anche sull’onda del movimento anti precarietà che scuote la Francia, ad esperienze unitarie che contribuiscano dal basso a questo ambizioso progetto politico, riunendo chi già nel 29 maggio, data del referendum, era stato capace insieme di battere governo di destra e sinistra moderata. Proprio a questo fine legge un appello indirizzato a tutti coloro, forze politiche, associazioni, movimenti e singole personalità che sentono la necessità di un cambiamento reale, di cercare di tradurre questa speranza anche in una proposta elettorale. «Si tratta di un’occasione storica - sottolinea - che non possiamo perdere».

Nelle giornate precedenti è stato questo il tema di maggior interesse e che più ha animato la discussione. Il documento della Direzione, che sugli altri punti come il ruolo dei comunisti, l’Europa e il mondo ha raccolto oltre l’ottanta percento dei voti (per la prima volta elettronici, attraverso delle macchine distribuite a tutti), ha raccolto sulla strategia, ovvero la proposta di posticipare ad ottobre la decisione sulla candidatura comunista alle presidenziali. Il Pcf rilancia la proposta di un unione antiliberista, in una giornata particolare, alla vigila delle mobilitazioni unitarie contro il Cpe e nel giorno in cui a Saint Denis, storica roccaforte del Pcf, si è tenuto un referendum per dare diritto di voto agli immigrati nelle elezioni amministrative. Un referendum che ha visto tutta la sinistra, dal Ps di Hollande ai trotzkisti ortodossi di Lutte ouvrière, schierarsi per il sì ed ottenere una schiacciante vittoria con il 64%.

Fra le novità di questo 33esimo Congresso vi è la modifica dello statuto del Partito, nel quale viene scritto in un apposito capitolo che il Pcf è membro del Partito della Sinistra europea. L’europeismo di sinistra è così entrato nelle priorità del partito. Lo dimostrano il saluto caloroso al messaggio di Fausto Bertinotti, Presidente della Se, letto dal capogruppo al Parlamento europeo del Gue Francis Wurtz, anch’egli più volte applaudito. Lo dimostra l’ovazione con cui sono accolti il rappresentante del popolo palestinese e il pacifista israeliano, e poi quello del Movimento V repubblica venezuelano, che rivolgendosi al discorso di Buffet commenta: «Sono completamente d’accordo, quindi o voi siete bolivariani, o noi bolivariani siamo comunisti» Pur concentrati su una stagione straordinaria dei movimenti nazionali, i comunistri francesi sanno guardare al mondo e all’Europa.

Il primo appuntamento politico del Pcf, è già oggi, nelle piazze del Paese per unirsi alla grande giornata anti precarietà che vedrà sfilare assieme studenti e sindacati. Il primo atto di una settimana dove, come titola un quotidiano parigino, «tutto può cambiare».


La rivolta degli universitari domina il 33esimo Congresso del Pcf

I comunisti francesi ripartono dai movimenti
di Fabio Amato (da Liberazione)

Parigi

Nel salone delle esposizioni di Le Bourget, località della cintura operaia parigina dove ogni anno si celebra la Festa dell’Humanité, ha avuto inizio venerdì il 33esimo Congresso del Partito Comunista Francese. Un inizio posticipato rispetto per far sì che i delegati potessero prendere parte alla manifestazione studentesca del pomeriggio contro il famigerato Cpe. Ed è proprio dalla proteste che scuotono l’intera Francia che inizia la relazione introduttiva di Marie George Buffet, Segretaria nazionale, che esorta a continuare la lotta e all’unità del movimento, di studenti e lavoratori che solo insieme possono vincere. Già martedi infatti, saranno in piazza insieme agli universitari anche i lavoratori, chiamati dalla Cgt e dalle maggiori centrali sindacali alla mobilitazione per il ritiro del Cpe.

I congressisti salutano con un’ovazione l’ordine del giorno con cui il Pcf ribadisce la sua adesione e con cui chiama alla partecipazione tutti i suoi iscritti. L’introduzione di Buffet affronta i maggiori temi dell’attualità politica francese e mondiale: è proprio quando parla della precarietà e definisce l’ostinazione di de Villepin a mantenere il Cpe «un comportamento di classe», che viene interrotta dagli applausi. La lotta alla precarietà è un tema che attraversa tutti gli interventi dei novecento delegati riuniti sotto lo slogan, «Un’unione popolare, per cambiare la vita». Proprio ieri hanno parlato i rappresentanti dell’Unef e dell’Unel, i sindacati studenteschi animatori della battaglia anti Cpe.

Gli avvenimenti di questi giorni sono l’ennesimo segnale della crisi del modello liberista, che già lo scorso aveva subito la sanzione popolare attraverso la bocciatura del Trattato costituzionale europeo. I sondaggi pubblicati in questi giorni dai quotidiani francesi confermano l’eclissi del primato del pensiero unico. Non solo il 66% dei francesi è contrario al Cpe, ma ben il 60 si dichiara ostile al liberismo. Negli interventi così come dal documento della Direzione Nazionale, approvato nei congressi locali con il 64% dei consensi, emerge la consapevolezza dell’aprirsi di una nuova stagione, nata grazie anche a quello che viene definito lo spirito del “29 Maggio”, del rassemblement unitario della gauche che animò la campagna per il No al trattato Giscard.

E’ questo l’altro tema centrale del Congresso, di un Partito tornato protagonista nella scena politica proprio in seguito alla vittoria di quello storico referendum. La scommessa è su come tradurre un’avversione oramai di massa e maggioritaria al neoliberismo in una proposta politica unitaria della sinistra, alla vigilia di due scadenze quali le prossime elezioni presidenziali e le seguenti legislative. La proposta discussa e approvata dalla maggioranza del Pcf e sostenuta da Marie George Buffet, consiste nel dar vita ad un Unione popolare, che rappresenti questa volontà. Le minoranze del Partito sostengono, al contrario, di proporre da subito una candidatura del Pcf. E’ un dibattito difficile, poichè implica un’innovazione per il Partito, ma la Buffet ha conquistato in questi anni maggiore forza e consensi, sia all’interno che fuoriil partito grazie alla sua politica di apertura, alla «creatività politica», di cui ha bisogno la sinistra, per citare la segretaria. Di un comunismo nuovo, rifondato sui movimenti. La grande maggioranza dei delegati è con lei, la «pasionaria dei comunisti francesi» come scrisse Le Monde ai tempi del referendum, che alla fine della sua relazione viene sommersa dagli applausi di una platea tutta in piedi.


SINISTRA EUROPEA