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Più tasse e più obblighi, inquilini e proprietari spremuti come limoni per fare cassa

Il diritto alla casa nella morsa della finanziaria

Walter De Cesaris


Liberazione 20 novembre 2004


Piove sul diritto alla casa. A dirotto. La legge finanziaria del governo delle destre ne rappresenta solo l’ultimo capitolo. La casa viene scambiata per un limone da spremere. A pagare, alla fine, sarà chi ci abita, ovvero l’inquilino o il proprietario residente.

Era addirittura stata pensata una nuova tassa per l’obbligo di assicurazione contro le calamità naturali che già è saltata. La filosofia era chiara. Con una mano, lo Stato si ritrae dagli interventi sulla difesa del suolo e per la prevenzione. Con l’altra mano, obbliga i cittadini ad assicurare gli immobili. E questo a proposito del governo che non vuole mettere nuove tasse!

Ma non se ne vogliono solo di nuove, si aumentano quelle già esistenti e che pesano non poco sui bilanci familiari di lavoratori e pensionati. Si permette ai comuni di rivedere, elevandole, le rendite catastali degli immobili attraverso la ridefinizione delle zone censuarie. Anche qui, il termine "permette" è un eufemismo. Il termine esatto è, infatti, "obbliga" in quanto l’aumento delle imposte locali è l’unico strumento che viene dato in mano ai comuni per poter compensare il taglio di oltre 7 miliardi di euro che viene loro imposto sempre attraverso quella norma capestro del tetto del 2%. Una norma infame, tanto che anche nel governo sembra affacciarsi qualche perplessità. Anche perché, non viene accompagnata da nessuna misura di salvaguardia per la prima casa o per la condizione degli anziani o dei redditi popolari. Infine, si aumenta dal 70% all’80% della superficie catastale l’importo della tassa sui rifiuti. Un’altra misura che colpisce chi abita nella casa, non certamente la rendita immobiliare e che costerà, secondo il calcolo dell’associazione dei consumatori, altri 50 euro.

Nuove tasse e inasprimento di quelle esistenti: a pagare saranno i proprietari della prima casa e gli inquilini, su cui si riverseranno, visto che non esistono limiti agli affitti, i maggiori costi sostenuti dai proprietari. E già c’è, chi stima in un ulteriore 5% l’aumento dei canoni indotto dalle misure contenute nella finanziaria. Ma non ci sono solo nuove e maggiori tasse sulla casa, ci sono anche i tagli.

Le destre, in questi anni di governo, hanno drasticamente tagliato il fondo sociale per il sostegno all’affitto delle famiglie disagiate. Erano 700 miliardi di lire nel 2001 (una cifra inferiore della metà alle necessità evidenziate dai bandi comunali). In queste 4 finanziarie del governo delle destre sono diminuiti di oltre 200 miliardi di lire, in termini nominali, calcolando l’inflazione, di oltre il 30% in terminali reali. E si seguita così anche in questa finanziaria.


Non solo la finanziaria


Ma non è solo questione della legge finanziaria. E’ tutta la politica delle destre che va messa radicalmente in discussione sulla questione casa. Si sono trasferite alle regioni le competenze in materia di edilizia pubblica. Ci si è "soltanto" dimenticati di trasferire anche mezzi e risorse per poter sostenere il settore. L’Italia è il fanalino di coda in Europa per l’offerta di alloggi a canone sociale (un misero 5% sul totale delle abitazioni contro una media del 16%). Solo per raggiungere, quindi, la media europea occorrerebbe triplicare l’offerta di alloggi pubblici. Ciò permetterebbe, per esempio, ai giovani di poter avanzare un proprio progetto autonomo, anche di potersi spostare sul territorio e ai comuni di poter affrontare l’emergenza abitativa, una vera disperazione che sconvolge migliaia di famiglie, specialmente anziani, che vivono da soli il dramma dell’affitto nelle città. Nelle grandi aree urbane, il canone medio supera i mille euro al mese. Un intero salario mensile di un lavoratore, quasi due mensilità di pensione. Un affitto costa come un mutuo e ciò costringe chi può ad indebitarsi per comprasi la casa. Ed emergono nuove emergenze come quella delle 200.000 famiglie coinvolte dai fallimenti immobiliari e, che la speculazione ha fatto perdere sia la casa che i risparmi.Di fronte a tutto ciò, il governo cosa ha fatto? Ha varato al più grande operazione di privatizzazione immobiliare d’Europa con le cosiddette cartolarizzazioni. In pratica, si è privatizzato e dismesso, attraverso soggetti privati, pezzi interi di patrimonio immobiliare pubblico che, nelle grandi città, svolgeva la funzione di una modesto canale di sbocco per affitti moderati e per soggetti colpiti dall’ondata di sfratti speculativi di questi ultimi anni.

E, a proposito di sfratti, vorrà pure dire qualcosa che, mentre 20 anni fa il 70% delle sentenze emesse era per finita locazione e solo il 12% per morosità, nel 2002 le finite locazioni scendono al 30% e la morosità balza al 68%? La risposta è semplice: in affitto sono rimaste sostanzialmente le famiglie più povere e queste non ce la fanno a sostenere gli affitti di mercato e le vendite. A causa di questa perversa ondata speculativa, oltre la metà delle famiglie in affitto (il 51,60% per la precisione) ha vissuto l’esperienza dello sfratto e, quasi il 13% ha subito l’esecuzione con la forza pubblica. Altre migliaia di famiglia sono ancora in lista di attesa e il governo fa pendere su di loro la spada della fine di qualsiasi protezione sociale, anche se si tratta di anziani, disabili, malati terminali. Una bomba ad orologeria che rischia di sconvolgere le città peggio di un uragano


Una nuova politica abitativa


La questione della casa è, quindi, la metafora del fallimento delle politiche neoliberiste: l’idea che liberalizzando il mercato degli affitti e privatizzando il patrimonio pubblico si sarebbero introdotti quegli elementi dinamici che avrebbero risolto le tensioni abitative. Tutto il contrario! Liberalizzazione e privatizzazione hanno voluto dire monopolio della rendita speculativa. Questa ricetta non solo ha provocato profonde ineguaglianze, ha fallito anche sul proprio terreno, quello della sostenibilità del sistema economico. Il prezzo record raggiunto dalle compravendita di alloggi e i livelli assurdi degli affitti insegneranno qualcosa.

E l’estremizzazione di questi processi avvenuto in questi ultimi due anni ha a che fare qualcosa con gli atti concreti varati da questo governo. Basti pensare alla sanatoria dei capitali illegalmente esportati e al rapporto tra questo e l’inasprirsi della bolla speculativa sul mercato immobiliare. Una nuova politica abitativa è quindi una esigenza politica per rispondere a una emergenza sociale e per dare una risposta a una crisi senza sbocchi che lacera il tessuto delle nostre città.

Un nuovo intervento pubblico per incrementare in maniera determinante l’offerta di alloggi a canone sociale e calmierato, non gestiti centralmente ma attraverso il coinvolgimento attivo delle municipalità. Regolamentare il mercato degli affitti riproponendo per legge una limitazione ai canoni privati, anche attraverso la contrattazione sindacale collettiva ma, decisamente, abbandonando la libera determinazione dell’affitto da parte dei proprietari. Cominciare a far pagare i costi di questa nuova politica alla rendita immobiliare che in questi anni ha lucrato profitti indecenti e che rappresenta la vera zavorra per ogni possibilità di una ripresa, partendo dall’eliminare qualsiasi agevolazione fiscale al libero mercato e dando la possibilità di tassare oltre i limiti oggi prescritti gli alloggi sfitti. Sono questi i tre capitoli nuovi con i quali questa nuova politica può iniziare.

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Proposta di legge Prc

Una Tobin tax contro le speculazioni


Come combattere la speculazione finanziaria che le grandi proprietà immobiliari realizzano con il sistema delle scatole cinesi? Il trucco è semplice: le grandi proprietà, siano esse enti assicurativi, previdenziali privatizzati, o soggetti fisici, realizzano passaggi di proprietà in blocco spesso a società create ad hoc dai soggetti venditori o partecipate. Questi passaggi di proprietà portano ad aumenti abnormi dei prezzi di vendita finali: è accaduto, infatti che immobili siano stati acquistati in blocco da società a responsabilità limitata per un valore di circa 900 euro a metro quadro e gli inquilini si siano poi trovati costretti ad acquistare per un valore pari a 3000 euro a metro quadro. Infatti, la legge prevede il diritto di prelazione dell'inquilino solo in caso di vendita frazionata. Sono decine di migliaia le famiglie vittime di queste manovre speculative.

La proposta di legge del Prc è semplicissima: prevedere il diritto di prelazione anche nel caso di vendita in blocco e, per le transazioni già effettuate, stabilire che il prezzo di vendita finale non può superare del 10% quello iniziale.

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Altri dati sulla sofferenza abitativa

- esistono in Italia otre 2.700.000 famiglie sotto il livello di povertà a fronte di un'offerta di alloggi a canone sociale di circa 800.000 alloggi;

- negli ultimi 10 anni, la percentuale di giovani tra i 18 e i 34 anni che vivono con i genitori è aumentata del 7%;

- oltre 210.000 famiglie vivono in situazione di sovraffollamento e tra i motivi di coabitazione con i genitori, segnalati dalle giovani coppie, la difficoltà di reperire l'alloggio, negli ultimi venti anni, è segnalata da oltre il 20% delle coppie con un incremento dell'8% rispetto al periodo precedente; -

- il fenomeno dell'immigrazione, che rappresenta un dato strutturale, incrementa la richiesta abitativa, specialmente in affitto.


GLI SFRATTI IN ITALIA 1983/2002


Sfratti emessi 1.503.846

sfratti eseguiti 365.956

richieste di esecuzione 1.504.384


MOTIVAZIONI DEGLI SFRATTI


Finita locazione
morosità
necessità

1983
72,46%
12,85%
14,69%

2002
30,48%
67,88%
1,64%

RIFONDAZIONE