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Walter De Cesaris: «Nessun funerale, il Prc serve al socialismo del XXI secolo»

Parlare di socialismo significa porre il problema di come riattualizzare il tema arduo della trasformazione sociale oggi

di Romina Velchi

Andare oltre la Sinistra europea? Un'idea da «contestare in breccia». Walter De Cesaris, coordinatore della segreteria del Prc nonché instancabile animatore della SE, con un'espressione bertinottiana nega che questo sia stato il senso del discorso di Bertinotti. «Se piegassimo la prospettiva della SE alle convenienze dell'oggi, al dibattito politico tutto interno alla sinistra italiana, faremmo un'operazione opportunistica».

Che vuoi dire?
Dico che qualcuno pensa che SE sia superata perché adesso c'è la Sinistra democratica, nata nel nome del socialismo europeo. Ma questa è tattica, opportunismo. Come si fa a dare per già morta un'assemblea come quella di sabato e domenica così viva e partecipata? Sarebbe un grosso errore considerare SE come un ostacolo sul cammino verso il soggetto unitario e lo dimostra l'assemblea stessa, alla quale sono intervenuti movimenti, associazioni, singoli.

Ma da più parti il riferimento al socialismo del XXI secolo fatto da Bertinotti viene considerata un'apertura a Mussi.
E' una lettura rozza. Fatta apposta per confondere la scala e la dimensione del problema. Si confondono i piani, si scambiano le parole. Parlare di socialismo significa porre il problema di come riattualizzare il tema arduo della trasformazione sociale, della "rivoluzione" nel XXI secolo. Di come cambiare lo stato di cose presente. In questo senso l'opzione è persino più radicale. Altrimenti, che senso ha citare il socialismo? Anche quello sovietico era detto socialismo e dunque dovremmo dire che Bertinotti vuole l'Urss? Sottolineo che in Germania è Lafontaine che ha lasciato il Pse.

Quindi secondo te c'è ancora posto per il Prc?
Sono gli anni di esperienza maturata che lo dicono. Il processo della rifondazione comunista è utile per scalare il tema dell'alternativa di società nel XXI secolo. Certo non da solo, il Prc in questo non può essere autosufficiente. Non sciogliamo il partito non per orgoglio, ma perché è un processo da sviluppare, da continuare; ripeto: utile alla costruzione del socialismo del XXI secolo. Non lo impedisce, anzi è connesso ad esso. Si vuole fare il funerale al Prc, che invece si dimostra vivo e vegeto, sta con e dentro i movimenti. L'anomalia di Rifondazione non è superabile, è un soggetto politico che rifiuta la scorciatoia del governo opposto ai movimenti o dei movimenti autoreferenziali, identitari. Osservo che il gruppo dirigente del partito è ben determinato sulla strada del soggetto unitario, ma se qualcuno pensa ad altro venga al congresso (ormai siamo
vicini) e presenti una sua mozione di superamento del Prc. Vediamo se i compagni sono d'accordo.

Insomma, niente partito unico.
E' come ha detto Bertinotti: le forme possono essere tante e comunque le decidono chi vi partecipa. Magari ci arriveremo domani o fra 5 anni. Non lo so, queste cose non si decidono a tavolino. Siamo d'accordo che dobbiamo muoverci in fretta per la costruzione dell'unità a sinistra, ma non dismettendo o annacquando noi stessi. Per altro nessuno ce lo chiede. Ci confronteremo con gli altri sulle questioni reali, concrete, e sui fondamenti culturali e politici. Bertinotti dice «fatelo». Noi lo stiamo già facendo.


(Liberazione 19 Giugno 2007)



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