| Le elezioni comunali e il fascino indiscreto della "parmigianità" di Leonardo Di Jorio Un
dato a dir poco sconcertante balza all'occhio da una prima e sommaria lettura
dei dati elettorali. E' amaro dirlo, ma una gran parte di questi compagni ha votato per la lista di Ubaldi, e questo fatto ci deve far riflettere con serietà e spirito laico sui motivi per cui tanti sono stati affascinati dall'attivismo e dalla propaganda del Sindaco uscente. Il recupero dell'elettorato di sinistra si può organizzare solo se vi è una, sia pur superficiale, analisi sui motivi che hanno portato a tale atteggiamento. Ritengo che la politica delle "grandi opere", dei "grandi progetti", di Parma capitale europea, della "grandeur ducale", abbiano incantato e sedotto tanti cittadini. Il senso d'appartenenza, la "parmigianità", è un sentimento profondo e radicato nella nostra gente. L'ho
vissuto in famiglia nella mia infanzia a Bologna: mia madre di cognome Salati,
nata in Borgo Pietro Giordani, tutte le settimane si vedeva con le sue amiche
parmigiane: la signora Marocchi, l'anziana signora Cattabiani, la signora Rolli
e tante altre, tutte parmigiane. Facevano la torta fritta, parlavano rigorosamente
in dialetto aggiornandosi a vicenda sugli avvenimenti della loro tanto amata città.
Le notizie arrivavano per lettera, nessuno aveva il telefono, oppure portate da
qualche conoscente in transito. E Parma veniva esaltata al punto che io, adolescente,
sono stato convinto che il nostro "Giardino" fosse il più bello
del mondo finché non ho visto Boboli o Villa Torlonia e che il Teatro Regio
fosse il cuore pulsante della lirica mondiale
finché non ho visitato
il San Carlo, la Scala e l'Operà. Negando
qualsiasi riferimento storico, ma limitandomi ad analizzare il concetto di "grandeur"
vorrei ricordare che il regime fascista ebbe il suo massimo consenso popolare
nel 1936 con la conquista dell'Impero. L'adesione alla "grande impresa"
coinvolse la quasi totalità degli italiani, dal pastore sardo, al metalmeccanico
torinese, al basso clero fino a Benedetto Croce. Ubaldi,
da mesi, ha orchestrato una campagna elettorale illudendo tanti cittadini, prospettando
loro un futuro radioso in una città vorticosamente in crescita, mettendo
davanti agli occhi le sue "grandi opere": la città vetrina. Dovremmo portare la nostra gente e i nostri compagni ad una riflessione: la grandezza e la civiltà di una città non si misura dall'imponenza delle opere, ma dal livello di vita che la città è in grado di offrire alle persone che hanno meno disponibilità economiche. Che lo spreco per le grandi opere, per la metropolitana, per i ponti faraonici e i mercati sotterranei, per i cavalcavia inutili, per l'ostentata, noiosa, dispendiosa pubblicità, sono tutte risorse sottratte ad interventi indispensabili sul piano sociale, meno visibili, meno appariscenti, ma che aiutano a costruire una città più vivibile. Con questi concetti elementari continuerò la mia campagna elettorale tra i compagni e la gente di sinistra ingannata da una propaganda insistente e fastidiosa, ripetendo che dietro "Ubaldi per Parma", dietro la "grandeur" non ci sono delicati sentimenti, ma si nascondono le grandi lobby del cemento e dell'asfalto che sentimenti non hanno se non i loro affari. Parma, 30 maggio 2007. Leonardo
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