| Elvio
Ubaldi, Sindaco senz'anima della città-vetrina In
questi giorni una decina di profughi dorme sotto i voltoni della Pilotta. Da anni,
in questa stagione, oltre cento persone - per lo più lavoratori immigrati
- si preparano ad affrontare i rigori dell'inverno in tuguri che disonorano la
nostra città. In queste condizioni di vita, è quasi impossibile
non ammalarsi, e purtroppo così avviene. A fronte di situazioni così allarmanti risulta ridicolo e grottesco che, per celebrare la "giornata mondiale di lotta alla povertà", gli assessorati competenti abbiano diffuso un opuscolo per la sopravvivenza intitolato In strada. Il problema non è di scarsa comunicazione. Il problema è di strutture d'accoglienza quasi inesistenti, d'investimenti che non si fanno, di risorse sperperate in grandi opere d'immagine, di posti letto che mancano. Si torna al solito problema della casa e all'assenza d'interventi del Comune. Sembra quasi che sia funzionale all'economia della città che una parte di cittadini più poveri, per avere un tetto sotto cui ripararsi, cada in mano a strozzini e speculatori. Il degrado non offende soltanto chi lo vive e subisce, ma intacca anche le coscienze di chi lo ignora: di tante "persone per bene" che non hanno più la forza di scandalizzarsi, di indignarsi, di ribellarsi. In questi giorni si parla e straparla di sicurezza e vengono proposti interventi d'immagine: "le telecamere" Si finge così d'ignorare la vera origine dell'insicurezza collettiva. Una persona che è costretta a dormire sotto i ponti o sotto i voltoni della Pilotta è un pericola per sé e per gli altri: su questo terreno si deve affrontare la questione della sicurezza collettiva. Altri espedienti sono alibi. I bisogni primari di tutti i cittadini devono essere la priorità. È su questi argomenti che dovremmo impostare non una campagna elettorale, ma una prospettiva di vita per ricreare modelli di solidarietà che da troppi anni chi amministra la città irresponsabilmente ignora. Mi spaventano e indignano le parole del Sindaco riportate su Polis del 20 u.s. sulla Ghiaia: "In un anno e mezzo 14 banchi sono passati ad immigrati. È un segno di decadenza. Una decadenza che andava fermata perché stava allargandosi alle attività delle strade attorno alla piazza". Il lavoro e l'operosità degli immigrati viene vissuta come un morbo che si espande e da fronteggiare con interventi urgenti e drastici. Il
provincialismo del nostro sindaco non mi sorprende. Se avesse più potere
potrebbe adoperarsi per far chiudere tutti cantieri edili della città,
molte fabbriche o tante imprese agricole, ossia ambienti che vivono del lavoro
"decadente" di migliaia di immigrati. Parma,
20 ottobre 2006.
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| PARMA | |