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Elvio Ubaldi, Sindaco senz'anima della città-vetrina
di Leonardo Di Jorio

In questi giorni una decina di profughi dorme sotto i voltoni della Pilotta. Da anni, in questa stagione, oltre cento persone - per lo più lavoratori immigrati - si preparano ad affrontare i rigori dell'inverno in tuguri che disonorano la nostra città. In queste condizioni di vita, è quasi impossibile non ammalarsi, e purtroppo così avviene.

Molti non sanno che la tubercolosi, la malattia della miseria che si riteneva ormai debellata, è riapparsa anche da noi. Non la portano gli immigrati: essi giungono in Italia, magari affamati di speranza, ma complessivamente sani. La malattia la contraggono qui, per le condizioni indecenti che noi offriamo loro: è un regalo della nostra inospitalità.

Le istituzioni della città non sembrano voler riconoscere questa situazione che, tuttavia, hanno sotto gli occhi nella sua emergenza. I voltoni del Palazzo sono ampi e possono ospitare tanta gente. È sufficiente che all'alba questi poveretti raccolgano i loro cartoni e i loro stracci prima che i parmigiani si alzino. Le telecamere sotto la Pilotta propongono situazioni indegne per una città che vanta "al cor d'or" e antiche e sane tradizioni di solidarietà. La "città vetrina" nasconde tutto questo.

A fronte di situazioni così allarmanti risulta ridicolo e grottesco che, per celebrare la "giornata mondiale di lotta alla povertà", gli assessorati competenti abbiano diffuso un opuscolo per la sopravvivenza intitolato In strada. Il problema non è di scarsa comunicazione. Il problema è di strutture d'accoglienza quasi inesistenti, d'investimenti che non si fanno, di risorse sperperate in grandi opere d'immagine, di posti letto che mancano. Si torna al solito problema della casa e all'assenza d'interventi del Comune. Sembra quasi che sia funzionale all'economia della città che una parte di cittadini più poveri, per avere un tetto sotto cui ripararsi, cada in mano a strozzini e speculatori.

Il degrado non offende soltanto chi lo vive e subisce, ma intacca anche le coscienze di chi lo ignora: di tante "persone per bene" che non hanno più la forza di scandalizzarsi, di indignarsi, di ribellarsi.

In questi giorni si parla e straparla di sicurezza e vengono proposti interventi d'immagine: "le telecamere" Si finge così d'ignorare la vera origine dell'insicurezza collettiva.

Una persona che è costretta a dormire sotto i ponti o sotto i voltoni della Pilotta è un pericola per sé e per gli altri: su questo terreno si deve affrontare la questione della sicurezza collettiva. Altri espedienti sono alibi. I bisogni primari di tutti i cittadini devono essere la priorità. È su questi argomenti che dovremmo impostare non una campagna elettorale, ma una prospettiva di vita per ricreare modelli di solidarietà che da troppi anni chi amministra la città irresponsabilmente ignora.

Mi spaventano e indignano le parole del Sindaco riportate su Polis del 20 u.s. sulla Ghiaia: "In un anno e mezzo 14 banchi sono passati ad immigrati. È un segno di decadenza. Una decadenza che andava fermata perché stava allargandosi alle attività delle strade attorno alla piazza". Il lavoro e l'operosità degli immigrati viene vissuta come un morbo che si espande e da fronteggiare con interventi urgenti e drastici.

Il provincialismo del nostro sindaco non mi sorprende. Se avesse più potere potrebbe adoperarsi per far chiudere tutti cantieri edili della città, molte fabbriche o tante imprese agricole, ossia ambienti che vivono del lavoro "decadente" di migliaia di immigrati.

Esca dall'orizzonte del ducato, guardi il mondo e scoprirà che nei mercati di tutte le città europee gran parte degli esercizi sono onorevolmente gestiti da immigrati e i mercati continuano a svolgere il loro ruolo tradizionale di calmieramento dei prezzi.

Il sindaco impari che il lavoro "al banco" è uno di quegli spazi che vengono abbandonati dagli italiani perché troppo faticoso e impegnativo, ma la dignità del lavoro resta uguale tanto per gli italiani quanto per gli immigrati.

"La fame non conosce confini" e "Dove c'è pane c'è patria". Sono concetti che hanno accompagnato le nostre genti in tutto il mondo, ma purtroppo, oggi, sono ignorati da chi amministra questa città che molti definiscono a ragione "senz'anima".

Parma, 20 ottobre 2006.
Leonardo Di Jorio
Consigliere di Rifondazione Comunista
Quartiere Cittadella

 


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