Per
non dimenticare il Tommasini comunista di Leonardo
Di Jorio
Ho
conosciuto e frequentato Mario Tommasini negli anni di fuoco, quando le vicende
del Manicomio, del Brefotrofio e delle classi differenziali, che oggi lo fanno
grande, erano un fatto politico e collettivo. La mia memoria è piena di
ricordi e anche le mie carte sono fitte di scritti che parlano di un Tommasini
molto diverso da quella immagine santificante, ereticale, che molti gli hanno
lanciato addosso come un mantello. Vorrei
ricordare, a un anno dalla sua morte, il Tommasini comunista. Durante
l'occupazione del Manicomio di Colorno i fascisti tentarono di entrare dal portone
principale per porre fine alla protesta. Erano armati e spararono diversi colpi
di rivoltella. Qualche sera dopo, in un clima di forte tensione, (si temeva che
i fascisti dal mantovano potessero ritornare) ci fermammo fino a tardi in un salone
del Manicomio . Tommasini per tenere su il tono raccontò frammenti della
sua vita
quando in una notte di nebbia, mentre stava scrivendo su un muro
"Viva la pace", fu sorpreso da un motociclista della "celere"
che lo rincorse per tutta Via Venti Marzo. Lui svoltò in Borgo San Biagio
e poi saltò i gradini che portano al Battistero. Il motociclista, poco
pratico di Parma, ignaro dei gradini, rotolò giù e finì all'ospedale.
Il Partito mandò Mario per qualche tempo lontano da Parma finché
non si fossero calmate le acque. E raccontò di quando, in pieno fascismo,
suo padre, il comunista Gastone, urlò dalla strada alla moglie Nicen: "A
vagh con chi lor e toron subit". Ma non tornò subito perché
lo arrestarono portandolo direttamente a San Francesco. Ho conosciuto il Tommasini
convinto, severo comunista. Una delle frasi che spesso ripeteva era: "Il
Partito immediatamente dopo la guerra mi ha salvato dal prendere una brutta strada!".
L'altra sua frase che animava l'assemblea era: "Noi, qui a Colorno, stiamo
facendo la lotta di classe, la lotta degli ultimi". Tommasini in quegli
anni aveva contro di sé tutta la borghesia perbenista, la stampa, la destra,
il centro, tutta quella gente che oggi l'onora e che si schiera per la legalità
quando una famiglia di senzatetto occupa una casa abbandonata. Era odiato e irriso
dalla stampa locale fino al punto che, come "Associazione per la lotta contro
le malattie mentali", decidemmo di rispondere a questi attacchi con un documento
che fu scritto da Alfredo Rasori. Per chiarire il quadro politico e lo scontro
in atto di quel periodo, riporto alcuni passaggi di questa lettera aperta che
fu distribuita a tutte le famiglie di Parma dai compagni della sezione della "Nettezza
Urbana". Egregi
Signori Industriali, per bocca di un gufo giornalista intelligente come il
suo direttore, avete cucinato diversi articoli contro Mario Tommasini e la politica
assistenziale della Provincia. È un gran bene che dei nemici come voi
parlino male di noi perché la Gazzetta di Parma crede all'internazionale
dello sfruttamento e noi, invece all'internazionale degli sfruttati. E così
ogni giorno vi leggiamo come si legge il bollettino di guerra del nostro nemico
principale. [
] Mario Tommasini e la Provincia di Parma hanno liberato
- è la parola esatta - centinaia di persone che non avevano imparato né
a parlare, né a camminare, né a cantare [
]. Se Tommasini
avesse curato delle cagnette sperdute, allora sì che gli avreste fatto
articoli di colore; ma vi dà un aristocratico fastidio che si metta a lavorare
insieme alla gente più spezzata e distrutta del mondo. [
] Bene!
Ma voi non potrete mai capire Mario Tommasini, perché lui è della
razza degli operai e voi siete della brutta razza dei padroni, e la sua bandiera
è quella del sentimento e della ragione popolari mentre la vostra è
quella del denaro. [
] Tommasini
sa leggere contatori e bollette perché questo è il mestiere che
gli avete lasciato per guadagnarsi il pane, ma Tommasini sa anche leggere nel
libro della vita e capire e trasformare e svelare le ingiustizie proprio là
dove esse sono più invisibili - le ingiustizie che voi cercate sempre di
coprire - le ingiustizie verso la povera gente rinchiusa da voi nei manicomi,
nei brefotrofi, nelle infanzie abbandonate, negli orfanotrofi, negli istituti
per subnormali, nei riformatori. [
] Il giorno che capirete Tommasini
sarà troppo tardi, perché sarà quando il vostro potere non
sarà più vostro, ma di tutte le masse popolari, di quel grandioso
95% della popolazione che voi cercate di ingannare con la vostra tecnica"
politica" e non soltanto giornalistica. [
] E intanto ridete pure
dei lavoratori che dimostrano che chi sa leggere i contatori si sta preparando
a governare al vostro posto; ridete pure, se questo vi fa ballare la pancia. Sono
questi lavoratori l'onore del mondo; voi siete soltanto i padroni di un vapore
che fa acqua. [
] Ora i compagni usciti dai ghetti dei manicomi e degli
istituti hanno cominciato a vivere fra la gente semplice e sapiente [
] quelli
che voteranno, voteranno per chi ha avuto fiducia in loro; per chi li ha rimessi
in libertà contro la miserabile saggezza dei Signori prudenti che avrebbero
preferito restassero dentro altri trenta anni come vi sono rimasti i più
che sono usciti a vedere come son fatti il mondo e i COMPAGNI . Oggi
tutti si rifanno a quel periodo epico di Tommasini e pretendono di dimenticare
che quegli avvenimenti sono stati animati e portati avanti non da un corale buonismo,
ma da un profondo, convinto anelito politico di Mario, sostenuto da tanti compagni,
la maggioranza dei quali comunisti. Poi la vita gli ha fatto fare altre scelte,
ma il mio affetto e la mia stima nascono col Tommasini conosciuto nei momenti
più difficili e indimenticabili: un generoso e coraggioso compagno. Parma,
21 aprile 2007 Leonardo Di Jorio Partito della Rifondazione Comunista
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