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Le elezioni del 21 maggio nell'isola mediterranea hanno decretato la conferma della coalizione di governo uscente, i cui principali partner sono i comunisti dell'AKEL (Partito Progressista dei Lavoratori) e i nazionalisti moderati del Partito Democratico, formazione a cui appartiene il Presidente della Repubblica Tassos Papadopoulos. L'AKEL resta il primo partito del paese con il 31,16% ma arretra del 3,6%, confermando una fase di difficoltà seguita al referendum sulla riunificazione dell'isola che nella parte greco-cipriota ha visto prevalere i contrari all'ipotesi di soluzone proposta dalle Nazioni Unite. All'interno della coalizione di governo si avvantaggia il Partito Democratico che aveva assunto una posizione nettamente ostile all'accordo e aveva guidato la campagna per il "no". Nell'insieme i partiti della coalizione di governo - oltre all'AKEL e ai Democratici di Papadopoulos, i socialdemocratici (EDEK), i Verdi (KEP) e il Partito europeo (EK) - hanno raccolto il 65,66% e dispongono di 38 dei 56 seggi della Camera dei rappresentanti. Il Presidente della Repubblica aveva dichiarato nelle settimane scorse che le elezioni dovevano dimostrare "che il popolo greco-cipriota è fermo nella sua opposizione al piano di pace delle Nazioni Unite". Il successo ottenuto dal suo partito sembra destinato a rafforzare questa ostilità ad una ipotesi di soluzione alla divisione dell'isola seguita all'occupazione turca del nord avvenuta nel 1974. Gli elettori turco-ciprioti avevano invece approvato a larga maggioranza il piano. La complessa questione cipriota è direttamente legata alla prospettiva dell'ingresso della Turchia nell'Unione Europea. La parte greco-cipriota è ormai parte dell'Unione e la speranza di Bruxelles era di riuscire a risolvere il conflitto prima dell'eventuale ingresso della Turchia nell'Unione, superando l'esistenza di una Repubblica turco-cipriota del nord separata e riconosciuta solo da Ankara. Il segretario generale dell'AKEL e presidente della Camera dei rappresentanti uscente, Demetris Christofias dopo un incontro con i vertici del'Unione Europea tenuto a Bruxelles, ha dichiarato che "la prossima estate, proprio prima della valutazione della Turchia da parte della Commissione Europea e delle elezioni legislative turche previste nell'autunno 2007, sarà un buon momento per prendere delle iniziative". L'AKEL è sempre stato un partito con un forte seguito elettorale ed un notevole radicamento grazie anche alla ramificazione delle sue organizzazioni di massa, in primo luogo i sindacati e le cooperative, con le quali mantiene uno stretto rapporto. Dopo una fase di difficoltà alla fine degli anni '80 per effetto del crollo dei paesi socialisti, durante la quale aveva subito anche una scissione promossa di un gruppo di dirigenti di primo piano, ha recuperato consensi elettorali, si è rivelato determinante per l'elezioni dei presidenti della repubblica eletti a suffragio popolare, e dal 2001 partecipato al governo del paese. Le vicende legate al processo di riunificazione dell'isola hanno aperto delle contraddizioni nel partito. Inizialmente favorevoli al piano delle Nazioni Unite, pochi giorni prima del referendum, che si è tenuto nell'aprile del 2004, i comunisti si sono orientati verso il "no". Fra i motivi che hanno portato a questa decisione ha pesato la volontà di non entrare in conflitto il presidente Papadopoulos. Considerato che l'AKEL ha compiuto negli anni scorsi una svolta in senso europeista, dopo aver seguito per decenni la linea tradizionalmente ostile che ha caratterizzato i partiti comunisti filosovietici, la scelta per il "no" ha creato malumori nel partito. Le elezioni europee del 2004, pochi mesi dopo il referendum, hanno segnalato questa difficoltà, facendo registrare una perdita di 7 punti percentuali nei confronti del voto delle precedenti elezioni politiche. Qualche osservatore ha anche agitato il pericolo di una scissione del partito. Il risultato ottenuto nelle elezioni del 21 maggio 2006, colloca il partito a metà tra il voto delle precedenti politiche e quello delle europee del 2004, indicando una possibilità di ripresa del partito e questo dovrebbe ridurre il rischio di una spaccatura. Nel suo commento al voto il Segretario dell'AKEL Christofias ha sottolineato la conferma dei comunisti come primo partito del Paese. Ha inoltre contestato la tesi di chi ritiene che il calo dei voti sia dovuto alla posizione assunta nel referendum. Il motivo principale del calo sarebbe invece da attribuire alle eccessive aspettative da parte dei settori popolari che votano per l'AKEL nei confronti della sua partecipazione al governo. Le condizioni nelle quali il governo ha operato, ha tenuto a sottolineare Christofias, erano difficili per effetto degli "attacchi avventurosi e delle invasioni condotte dall'imperialismo, dell'aumento dei prezzi del petrolio e della eredità lasciata dal governo del DISY (Raggruppamento Democratico, di destra, NdA) con un debito pubblico pari al 6,3%". Anche l'adesione al'Unione Europea ha avuto un impatto negativo, secondo il leader comunista. Per quanto riguarda il futuro di Cipro, Christofias ha confermato che l'AKEL resta favorevole ad una soluzione che preveda una federazione bi-zonale e bi-comunale che "riconcilii il popolo cipriota, ma allo stesso tempo salvaguardi il fatto che i padroni di questo paese siano i greco-ciprioti e i turco-ciprioti". | |
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