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Repubblica Ceca: sconfitta elettorale del Partito Comunista
di Franco Ferrari

Al'inizio di giugno si sono tenute le elezioni politiche nella Repubblica Ceca, lo Stato nato dal disfacimento dell'antica Cecoslovacchia. La destra liberista del Partito Democratico-Civico (ODS) ne è uscita vincitrice con un incremento di quasi l'11%, raggiungendo il 35,37% dei suffragi e conquistando 81 seggi (+23). Nonostante questo ottimo risultato, lo schieramento di destra, di cui fa parte anche l'Unione Cristiano-Democratica, non dispone della maggioranza assoluta nel Parlamento. Nemmeno l'appoggio dei Verdi, che ottengono per la prima volta 6 deputati grazie al raddoppio dei loro voti, e che si erano dichiarati disponibili anche ad allearsi con la destra, è sufficiente per poter formare una coalizione di governo.

I socialdemocratici, che guidavano il governo uscente, sono riusciti a rimontare fino ad ottenere un incremento di due punti percentuali. Il Partito Comunista Boemo-Moravo da parte sua subisce una pesante sconfitta scendendo dal 18,50% del 2002, all'attuale 12,81% con una perdita secca di di 15 seggi. Ancora più netta se si considera che nelle elezioni europee del 2004 aveva superato la soglia del 20%.

Socialdemocratici e comunisti contano in parlamento la metà esatta dei deputati, ma i socialdemocratici come i Verdi, per non parlare evidentemente dei partiti di destra, hanno sempre respinto qualsiasi ipotesi di coalizione di governo con i comunisti. Nella Repubblica Ceca, come ha dimostrato anche questa campagna elettorale che in certi momenti ha raggiunto toni isterici, l'anticomunismo è ancora molto forte. Un dirigente del PC è stato aggredito da alcuni fanatici, mentre veniva messa in circolazione una maglietta che invitava senza mezzi termini ad "uccidere i comunisti". In questa campagna alimentata dalla destra, ma sostenuta anche dai Verdi, era presente anche un elemento evidentemente strumentale, chiudere la strada ad un possibile accordo per un appoggio parlamentare esterno dei comunisti ad un governo socialdemocratico.

Dopo le elezioni i comunisti hanno avanzato la proprosta di formare una "grande coalizione" che comprenda tutti i cinque partiti presenti in Parlamento. Ipotesi che non sembra avere ragionevoli possibilità di successo ma che potrebbe servire dal punto di vista del PCBM a rompere l'attuale "conventio ad excludendum" nei suoi confronti.

Il Partito Comunista Boemo-Moravo aveva visto crescere regolarmente i suoi voti in tutte le elezioni successive alla caduta del regime e questa sconfitta rappresenta una brusca inversione di tendenza. Nel settembre del 2005 era avvenuto un avvicendamento alla guida del Partito tra Miroslav Grebenicek considerato un "conservatore", sostituito da Vojetch Filip. Fra i due ci sono in realtà significative differenze per quanto riguarda l'approccio ideologico, ma Filip si presenta con una immagine più sorridente e accomodante. L'unica differenza di un qualche rilievo riguarda il rapporto con la socialdemocrazia, in quanto il nuovo leader è considerato più disponibile ad una qualche forma di collaborazione.

Tra le file dei comunisti non mancano differenze di opinione, tra una componante decisamente rinnovatrice che ha alla sua testa il parlamentare europeo Miroslav Ransdorf, favorevole ad un rinnovamento ideologico che avvicini il PCBM al Partito de Socialismo Democratico tedesco (ora ribattezzato Die Linke), e un settore neo-stalinista orientato all'autoghettizzazione ieologica nello stile del PC Greco, di cui è interprete il responsabile esteri Hassan Charfo. Queste diffirenze hanno prodotto anche le oscillazioni del PC verso il progetto del Partito della Sinistra Europea, portando da una iniziale adesione ad un ruolo più defilato di osservatore. Alcuni settori critici all'interno del Partito avevano segnalato, anche nel momento della crescita elettorale, il dato dell'invecchiamento del partito. Questo invecchiamento è particolarmente evidente tra gli iscritti, considerato che tra gli 80-90.000 membri, non ci sono più di 2-300 giovani. Una analoga tendenza era già presente anche tra gli elettori, dati che nella fascia degli elettori più giovani il consenso del PCBM era valutato attorno al 5%.

Il Partito Comunista raccoglie il proprio consenso nei settori popolari esclusi dai benefici del passaggio al capitalismo che hanno riguardato soprattutto il ceto medio e i nuovi ricchi, ma è possibile che parte di questo elettorato abbia ritenuto di orientarsi verso i socialdemocratici e in misura minore verso i verdi, considerando questo voto più utile a difendere le proprie condizioni di vita.

E' probabile che nel PCBM, l'unico che negli ex paesi del socialismo reale al di fuori dell'Unione Sovietica, abbia un consenso elettorale significativo, si apra una riflessione sul proprio profilo ideologico e sul proprio rapporto con la società. Ransdorf in una intervista al Neues Deutschland ha già dichiarato che ora è necessario avviare un vero processo di rinnovamento.

Da segnalare che il piccolo Partito del Socialismo Democratico (SDS) guidato da Milan Neubert e membro fondatore del Partito della Sinistra Europea, si è presentato a queste elezioni alleato con il PCBM, nelle cui liste aveva alcuni candidati.

Franco Ferrari


SINISTRA EUROPEA