Ferrero:
"Vendoliani ormai isolati sono una corrente esterna del Pd" di
Umberto Rossosu
la Repubblica del 09/01/2009 «Un
vero aut aut. Un ultimatum. O Ferrero fa come diciamo noi oppure ce ne andiamo.
Un disprezzo delle regole che, non dico in un partito, ma nemmeno in una bocciofila
andrebbe bene». Segretario
Ferrero, a nome dei vendoliani Franco Giordano ha posto la condizione di una lista
unitaria della sinistra per le europee. «Non abbiamo ancora discusso
né deciso "come" presentarci alle elezioni. Il chiacchiericcio
sulle liste io lo metto in coda, meglio in questa fase occuparsi del lavoro, delle
pensioni, delle case. Però, a domanda rispondo». E
come la pensa, allora? «Penso che una lista unitaria sarebbe un danno
per tutti. Un suicidio. La vagheggiata lista unitaria in quanti gruppi si frantumerebbe
a Strasburgo? La Sinistra democratica, così come è attualmente,
entrerebbe nel Pse. I Verdi nell´area degli ambientalisti. E noi nel Gue,
insieme alla Linke tedesca e agli altri partiti della sinistra radicale. Che senso
ha una lista che si spacca subito in tre? Una presa in giro per gli elettori.
Allo stesso modo di quegli altri». Altri
chi? «Berlusconi, Veltroni e Di Pietro, che in Italia si scannano e a
livello europeo con i rispettivi gruppi sostengono tutti le politiche liberiste
della commissione». Dice
di no alla lista unitaria solo perché teme di fare il bis del Pd, spaccato
sulla collocazione europea? «Intanto, la collocazione è una scelta
di chiarezza politica. Ma ci sono altre ragioni. Con l´attuale legge elettorale,
senza sbarramento, scendere in campo con una propria lista è concretamente
il modo di portare più voti a casa. Lo abbiamo provato sulla nostra pelle,
sperimentando modalità diverse di presentazione». Cioè? «In
aprile, alle Politiche, siamo andati uniti nell´Arcobaleno: un disastro.
Ci abbiamo riprovato in Trentino, lista unitaria sia pure con i simbolini dei
partiti: altro disastro. Alle regionali in Abruzzo i partiti della sinistra invece
si presentano divisi, e raddoppiano i voti delle politiche. Ma perché allora
vogliamo ancora farci del male da soli?». Il
suo no mette alla porta la minoranza. «Non parlerei più di una
sola minoranza.». In
che senso? «Una parte dell´area Vendola la pensa in un altro modo.
Vuol continuare a dare battaglia politica ma dentro Rifondazione, senza distruggere
il partito. Confronto duro, aspro ma non la spaccatura». E
non teme comunque di perdere una parte del Prc? «Non sarebbero in molti
a seguirli sulla strada della scissione. Qualcosa è già in corso,
registro vari episodi in questi ultimi tempi. Militanti o amministratori che dicono
addio e vanno via. Ma sempre in un modo del tutto subalterno al Pd». Per
esempio? «Cito gli ultimi episodi. A Torino è andato via un consigliere
comunale, sostanzialmente per questa ragione: dire di sì alla Tav nella
Val di Susa. In Campania il nostro assessore decide di rimanere a sostenere la
giunta di centrosinistra, nonostante il patatrac che impone una rottura». Accusa
i vendoliani di essere in marcia verso il Pd? «Vedrei una contraddizione
insanabile fra chi predica l´unità e poi si ritrova a fondare l´ennesimo
partitino. Teorizza una grande sinistra e si comporta poi come una corrente esterna
del Pd». La
minoranza è pronta a lasciare la direzione se lunedì prossimo cacciate
il direttore di Liberazione. «Altro mirabile esempio del modo di intendere
la democrazia, del rispetto delle decisioni prese da una maggioranza. Un forte
regresso che mi preoccupa». Ma
va avanti nel licenziamento di Sansonetti? «Sicuramente. C´è
un nome nuovo, se ottiene il via libera dalla direzione sarà lui il nuovo
direttore. Operazione che non ha nulla a che fare con le trattative in corso per
la vendita del giornale». Ma
un editore che fa, compra un giornale e si ritrova un direttore già alla
scrivania? «Se non gli sta bene, allora non compri Liberazione. Il giornale
deve rispecchiare la la linea politica del partito, e il direttore ne sarà
garante».
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