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Rifondazione contro Montezemolo. E Confindustria firma l’accordo sul Tfr
di Fabio Sebastiani (da Liberazione)

Hanno tirato la corda fino in fondo, ma alla fine la firma sul Tfr l’hanno messa. Dopo una giornata di forti tensioni, l’arroganza di Confindustria, che fino a poche ore prima del vertice ha continuato a tuonare contro il governo, si è fermata davanti a palazzo Chigi dove ieri la riforma al trattamento di fine rapporto è stata sottoscritta dalle parti sociali senza alcuna modifica sostanziale rispetto al testo redatto da Padoa-Schioppa che aveva inserito la soglia delle imprese con più di cinquanta dipendenti. «Adesso basta», dice il segretario del Prc Franco Giordano che rilancia il «campo di emendabilità» della legge di bilancio su argomenti molto più importanti come la sanità, il pubblico impiego, i precari, la casa e l’università. Gli fa eco il ministro Paolo Ferrero. Gli industriali, «stanno esagerando molto, perché con tutti i soldi che hanno con la riduzione del cuneo fiscale, non so proprio come facciano a lamentarsi». «Si vede che sono abituati ad avere la pancia piena», aggiunge. Sabato governo e maggioranza saranno in conclave per dare una ”registratina“ a tutta la legge finanziaria. Giordano avverte: «Sarebbe bene che le forze dell’Ulivo la smettessero di inseguire i desideri della Confindustria».

Intanto, Joaquin Almunia, il commissario europeo per gli Affari economici, a Roma per osservare da vicino l’evolversi della situazione, fa un regalo a Prodi: «Il provvedimento del tfr può essere sottratto al deficit». Almunia ha spiegato di nutrire «un cauto ottimismo» sulla situazione italiana, basata «sulle misure adottate negli ultimi mesi, sulle correzioni contenute nella Finanziaria, su quelle che avranno effetto nel costo dell’implementazione della Finanziaria» e soprattutto, «sulla determinazione politica a continuare con le riforme».

Per il ministro Tommaso Padoa-Schioppa, il nuovo accordo sul tfr non turba i saldi della finanziaria. Sulle compensazioni alle imprese che verseranno il trattamento di fine rapporto allo Stato, la stima deve essere ancora perfezionata, «ma è nell'ordine di poche centinaia di milioni di euro». L’'intesa dovrebbe quindi costare circa 300-400 milioni come avevano calcolato in questi giorni alcuni esperti. Quanto alla tassazione del Tfr Padoa-Schioppa ha sottolineato che il governo a esaminare questo nodo «in modo che sia in linea con quella degli altri Paesi Ue».

Il capogruppo del Prc in commissione Bilancio alla Camera Andrea Ricci contesta le cifre. «Lo stanziamento dei 450 milioni di euro per compensare i maggiori oneri delle imprese appare eccessivo e inoltre il criterio dei 50 dipendenti per il versamento del tfr rischia di determinare una nuova soglia per la crescita dimensionale delle imprese».

Sull’accordo c’è da registrare le molti voci di dissenso dal mondo sindacale. Il segretario della Fiom Giorgio Cremaschi, che chiede un referendum tra i lavoratori, afferma. «Siamo al paradosso la Confindustria e il governo litigano sui soldi dei lavoratori, mentre Cgil, Cisl e Uil stanno a guardare. E’ bene ricordare che nessun sindacato ha chiesto ai lavoratori alcun mandato per dare l’accordo sul Tfr. Per questo, è indispensabile che nel caso di firma, si svolta subito un referendum in tutti luoghi di lavoro per approvare o respingere l’intesa». «Così fecero Cgil, Cisl e Uil - conclude - con la riforma Dini nel ’95, non si capisce perché non si faccia oggi, a meno che non si tema semplicemente la assai probabile bocciatura che i lavoratori decreterebbero dell’intera Finanziaria».

A protestare è anche il segretario generale della Fiom Gianni Rinaldini. ««La titolarità del Tfr è dei lavoratori. » perciò paradossale che tutti i riflettori siano accesi sulle improprie rivendicazione avanzate dalle imprese». «Qualsiasi soluzione - sottolinea Rinaldini - non può che avere questo discrimine: soltanto i lavoratori possono esplicitamente attraverso la delega positiva decidere la destinazione del loro trattamento di fine rapporto». Rinaldini, inoltre, critica anche qualche passaggio della finanziaria: «E’ necessaria una modifica dell’attuale distribuzione delle aliquote fiscali - dice - non ci possono essere infatti situazioni per cui si verifichino ripercussioni negative sui redditi fino a 45.000 euro». Positivo, invece, il giudizio della Cgil. «» un accordo importante - sottolinea il segretario generale Guglielmo Epifani - quello che la Cgil voleva e a cui ha lavorato con Cisl e Uil».

L’accordo sul tfr non risolve ovviamente i problemi del governo e della maggioranza. Il vertice di sabato, che Prodi si limita a definire una semplice “colazione di lavoro”, dovrà sciogliere i nodi indicati dal segretario del Prc Franco Giordano. Qualche dubbio, poi, è stato aggiunto anche dal ministro della Ricerca Fabio Mussi: «Senza la correzione dei tagli ci vuole la mano di un altro ministro per firmare la legge. Credo che, però, fra Parlamento e governo ci siano spazi per una soluzione. Vanno bene i 94 milioni per la ricerca, ma non se ne possono togliere il doppio per i consumi intermedi. E’ possibile stare fermi un giro, ma non si può tornare indietro. Io questa responsabilità non me la assumo».

Il vertice di sabato dovrà affrontare anche la questione dei numeri risicati della maggioranza al Senato. La scelta del senatore Rossi di uscire dal Pdci per contrasti con il segretario Diliberto, ha messo in allarme i gruppi di Palazzo Madama. Guardando, infatti, alla consistenza dei gruppi, se si escludono i senatori a vita, gli eletti all’estero e il presidente della commissione Difesa Sergio De Gregorio, fuoriuscito dall’Idv di Di Pietro per guidare il movimento “Italiani nel mondo” sganciato dagli schieramenti attuali, centrosinistra e centrodestra sono 157 a 156. Dal momento che Franco Marini, in quanto presidente del Senato, non partecipa alle votazioni, siamo però in assoluta parità 156 a 156, Se Rossi non votasse a favore, l’Unione sarebbe quindi in minoranza 155 a 156. In genere, però, il centrosinistra finora, in diverse votazioni, ha ricevuto il soccorso di buona parte dei sette senatori a vita e, a volte, dei sei senatori eletti all’estero.

Non è certo con l’accordo sul Tfr, infatti, che Confindustria è pronta a deporre le armi contro il governo. Angelo Bonelli, capogruppo dei Verdi alla Camera, esplicita il dubbio: «Ora che è stato firmato l’accordo con il consenso di tutte le parti sociali sul Tfr, Confindustria continuerà a perseguire il suo disegno politico contro l’Unione, che considera una coalizione massimalista?». Per i Verdi è indispensabile aumentare i fondi per il trasporto pubblico, perchè la situazione nelle città è diventata allarmante, come dimostra anche lo studio presentato ieri da Legambiente e Sole 24 Ore. L’emergenza smog crea pesanti danni sanitari ed ambientali ed incide sulla qualità della vita delle persone, per questo si deve affrontare come priorità nazionale». Ma il nodo vero arriverà a dicembre con il rinnovo del contratto nazionale degli autoferrotranvieri.

(martedì 24 ottobre)


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