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Intanto, Joaquin Almunia, il commissario europeo per gli Affari economici, a Roma per osservare da vicino levolversi della situazione, fa un regalo a Prodi: «Il provvedimento del tfr può essere sottratto al deficit». Almunia ha spiegato di nutrire «un cauto ottimismo» sulla situazione italiana, basata «sulle misure adottate negli ultimi mesi, sulle correzioni contenute nella Finanziaria, su quelle che avranno effetto nel costo dellimplementazione della Finanziaria» e soprattutto, «sulla determinazione politica a continuare con le riforme». Per il ministro Tommaso Padoa-Schioppa, il nuovo accordo sul tfr non turba i saldi della finanziaria. Sulle compensazioni alle imprese che verseranno il trattamento di fine rapporto allo Stato, la stima deve essere ancora perfezionata, «ma è nell'ordine di poche centinaia di milioni di euro». L'intesa dovrebbe quindi costare circa 300-400 milioni come avevano calcolato in questi giorni alcuni esperti. Quanto alla tassazione del Tfr Padoa-Schioppa ha sottolineato che il governo a esaminare questo nodo «in modo che sia in linea con quella degli altri Paesi Ue». Il capogruppo del Prc in commissione Bilancio alla Camera Andrea Ricci contesta le cifre. «Lo stanziamento dei 450 milioni di euro per compensare i maggiori oneri delle imprese appare eccessivo e inoltre il criterio dei 50 dipendenti per il versamento del tfr rischia di determinare una nuova soglia per la crescita dimensionale delle imprese». Sullaccordo cè da registrare le molti voci di dissenso dal mondo sindacale. Il segretario della Fiom Giorgio Cremaschi, che chiede un referendum tra i lavoratori, afferma. «Siamo al paradosso la Confindustria e il governo litigano sui soldi dei lavoratori, mentre Cgil, Cisl e Uil stanno a guardare. E bene ricordare che nessun sindacato ha chiesto ai lavoratori alcun mandato per dare laccordo sul Tfr. Per questo, è indispensabile che nel caso di firma, si svolta subito un referendum in tutti luoghi di lavoro per approvare o respingere lintesa». «Così fecero Cgil, Cisl e Uil - conclude - con la riforma Dini nel 95, non si capisce perché non si faccia oggi, a meno che non si tema semplicemente la assai probabile bocciatura che i lavoratori decreterebbero dellintera Finanziaria». A protestare è anche il segretario generale della Fiom Gianni Rinaldini. ««La titolarità del Tfr è dei lavoratori. » perciò paradossale che tutti i riflettori siano accesi sulle improprie rivendicazione avanzate dalle imprese». «Qualsiasi soluzione - sottolinea Rinaldini - non può che avere questo discrimine: soltanto i lavoratori possono esplicitamente attraverso la delega positiva decidere la destinazione del loro trattamento di fine rapporto». Rinaldini, inoltre, critica anche qualche passaggio della finanziaria: «E necessaria una modifica dellattuale distribuzione delle aliquote fiscali - dice - non ci possono essere infatti situazioni per cui si verifichino ripercussioni negative sui redditi fino a 45.000 euro». Positivo, invece, il giudizio della Cgil. «» un accordo importante - sottolinea il segretario generale Guglielmo Epifani - quello che la Cgil voleva e a cui ha lavorato con Cisl e Uil». Laccordo sul tfr non risolve ovviamente i problemi del governo e della maggioranza. Il vertice di sabato, che Prodi si limita a definire una semplice colazione di lavoro, dovrà sciogliere i nodi indicati dal segretario del Prc Franco Giordano. Qualche dubbio, poi, è stato aggiunto anche dal ministro della Ricerca Fabio Mussi: «Senza la correzione dei tagli ci vuole la mano di un altro ministro per firmare la legge. Credo che, però, fra Parlamento e governo ci siano spazi per una soluzione. Vanno bene i 94 milioni per la ricerca, ma non se ne possono togliere il doppio per i consumi intermedi. E possibile stare fermi un giro, ma non si può tornare indietro. Io questa responsabilità non me la assumo». Il vertice di sabato dovrà affrontare anche la questione dei numeri risicati della maggioranza al Senato. La scelta del senatore Rossi di uscire dal Pdci per contrasti con il segretario Diliberto, ha messo in allarme i gruppi di Palazzo Madama. Guardando, infatti, alla consistenza dei gruppi, se si escludono i senatori a vita, gli eletti allestero e il presidente della commissione Difesa Sergio De Gregorio, fuoriuscito dallIdv di Di Pietro per guidare il movimento Italiani nel mondo sganciato dagli schieramenti attuali, centrosinistra e centrodestra sono 157 a 156. Dal momento che Franco Marini, in quanto presidente del Senato, non partecipa alle votazioni, siamo però in assoluta parità 156 a 156, Se Rossi non votasse a favore, lUnione sarebbe quindi in minoranza 155 a 156. In genere, però, il centrosinistra finora, in diverse votazioni, ha ricevuto il soccorso di buona parte dei sette senatori a vita e, a volte, dei sei senatori eletti allestero. Non
è certo con laccordo sul Tfr, infatti, che Confindustria è
pronta a deporre le armi contro il governo. Angelo Bonelli, capogruppo dei Verdi
alla Camera, esplicita il dubbio: «Ora che è stato firmato laccordo
con il consenso di tutte le parti sociali sul Tfr, Confindustria continuerà
a perseguire il suo disegno politico contro lUnione, che considera una coalizione
massimalista?». Per i Verdi è indispensabile aumentare i fondi per
il trasporto pubblico, perchè la situazione nelle città è
diventata allarmante, come dimostra anche lo studio presentato ieri da Legambiente
e Sole 24 Ore. Lemergenza smog crea pesanti danni sanitari ed ambientali
ed incide sulla qualità della vita delle persone, per questo si deve affrontare
come priorità nazionale». Ma il nodo vero arriverà a dicembre
con il rinnovo del contratto nazionale degli autoferrotranvieri. (martedì
24 ottobre) | |
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