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di POLIS QUOTIDIANO (Parma) pubblicato il 29/11/2005 Al
congresso Flai- Cgil la mappa della crisi di
Elisa Ferrari La
scelta di Collecchio come sede del V Congresso territoriale della Flai
Cgil non è stata casuale. Anzi, come più volte ribadito ieri durante
lincontro dapertura, ha un senso per tutto il territorio, perchè
da qui è iniziata la crisi delleconomia parmense. Un periodo che
sembra prolungarsi a lungo e coinvolgere molte aziende del nostro territorio.
Le conseguenze della crisi su giovani, lavoratori e pensionati del parmense
sono state analizzate da Antonio Mattioli , Segretario generale della Flai Cgil,
nella sua relazione introduttiva che, quindi, ha passato in rassegna la situazione
delle aziende in dif fi coltà. « Pensiamo alla Boschi che ha subito
gli effetti del crack Parmalat e per la quale oggi, grazie al contributo della
Regione, stiamo affrontando un piano industriale, di sviluppo e di consolidamento
occupazionale. La Battistero dove unoperazione fi nanziaria scellerata ha
rischiato di lasciare a piedi più di 400 famiglie: sette mesi di presidio
e grazie alla caparbietà delle donne stagionali che hanno sostenuto e condiviso
le proposte del sindacato, il ruolo del Comune, della Provincia e della Regione
che, condividendo le proposte, hanno fatto si che la produttività continuasse.
Proprio per questo abbiamo deciso di proporre le donne della Battistero per il
riconoscimento del premio 8 Marzo promosso dalla Amministrazione provinciale »
.
Per ogni caso risolto, se ne apre però uno nuovo. « Ultimamente
si è aggiunta alla lista nera anche la Nestlè, la multinazionale
che aveva deciso di chiudere gli uf fi ci e lo stabilimento di Parma. Siamo riusciti,
però, a produrre un accordo che ha permesso il mantenimento occupazionale
e la stabilità produttiva. Mentre siamo a congresso la Star è in
agitazione permanente e non escludiamo la possibilità di essere costretti
a stare giorno e notte nello stabilimento di Corcagnano.
La scelta irresponsabile
della proprietà non determinata da problemi fi nanziari ma solo dalla ricerca
del pro fi tto rischia di produrre 250 disoccupati senza considerare lindotto.
Dal tavolo creato con le istituzioni e la proprietà non sono arrivare proposte
interessanti da parte di questultima, la quale persevera nellidea
della chiusura. In fi ne anche l Eridania è in sciopero permanente
per contrastare la decisione che il nostro governo ha condiviso con al Commissione
europea sulla questione Ocm dello zucchero. Eridania vuole dire 250 posti di lavoro
» .
La sofferenza dellagroalimentare è, quindi, sotto
gli occhi di tutti. Non sfuggono alla lista nera di Mattioli ovviamente Parmalat
e Barilla . I primi sintomi del malessere si sono resi evidenti a partire
dal 19 dicembre 2003 quando scoppiò il caso Parmalat. Ci si apprestava
a dire che lazienda era un esperienza chiusa. Grazie al tavolo istituzionale
e al lavoro del sindaco di Collecchio, Giuseppe Romanini, dopo due anni possiamo
affermare che Parmalat è saldamente in piedi. Abbiamo fi rmato 90 accordi
per il mantenimento dei diritti contrattuali. Per quanto riguarda Barilla pretendiamo
il rispetto di quanto sottoscritto: il mantenimento dello stabilimento di Matera
e chiarezza sullassetto fi nanziario. Questa ditta non è solo un
patrimonio di famiglia, i suoi lavoratori non sono semplici costi da tagliare
» .
Barilla ha presentato un piano che prevedeva la chiusura di alcuni siti e talgli
occupazionali al quale si erano opposti tutti i sindacati, ora però la
Flai denuncia un cambiamento da parte degli altri sindacati. Proprio a questi
Mattioli ha rivolto linvito a unirsi, per non permettere la messa in dubbio
della credibilità. Il congresso continua con altri interventi. Fuori il
sole splende sullo scheletro della palazzina che avrebbe dovuto ospitare gli uf-
fi ci della multinazionale dei Tanzi: limmagine più signi fi cativa
della crisi economica parmense.
Elisa Ferrari
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