| Il dibattito sulle foibe Le vicende avvenute negli anni 1943-1945 nella zone di confine tra l'Italia e la Jugoslavia sono state oggetto per molti anni di polemiche, spesso strumentali, che hanno anche visto l'emergere di posizioni diverse nella sinistra. Mentre è comune la difesa della resistenza e del rifiuto dell'equiparazione tra frascismo e antifascismo, e la condanna per l'occupazione della Slovenia, sono emerse da tempo valutazioni e giudizi diversi sulla vicenda delle foibe e delle attività di repressione compiute da settori della Resistenza jugoslava nelle zone di confine tra i due paesi e a Trieste. Il sito curato dall'Anpi sulla resistenza italiana e su tutte le vicende della guerra dedica una pagina di sintesi sia all'occupazione fascista della Slovenia che alla questione "foibe". Le
Foibe e la questione di Trieste I campi italiani: 1941-43 i campi di concentramento nella jugoslavia occupata In sintesi 29 mesi di terrore fascista hanno prodotto circa 13.000 morti. Si tratta in grande misura di civili. Nel capo di concentramento di Gonars nel 1943 si trovavano 1.600 bambini. Vittime che è bene ricordare, così come le tante altre causate dal colonialismo e dal fascismo italiano (Etiopia, Albania, Grecia ecc). In che misura questa vicenda si collega a quella delle "foibe"? Da destra si cerca di cancellare le responsabilità fasciste. Nella sinistra come abbiamo detto vi sono analisi e giudizi contrastanti. Secondo il sito dell'ANPI che abbiamo richiamato: Le
foibe, però, ebbero la loro massima intensità nei quaranta giorni
dell'occupazione jugoslava di Trieste, Gorizia e dell'Istria, dall'aprile fino
a metà giugno '45, quando gli Alleati rientrarono a Trieste occupata dalle
milizie di Tito. Tra marzo e aprile, alleati e jugoslavi si impegnarono nella
corsa per arrivare primi a Trieste. Vinse la IV armata di Tito che entrò
in città il 1º maggio alle 9.30. Suppergiù nelle stesse ore
i titini occupavano anche Gorizia. Dei partigiani garibaldini non cera traccia.
Erano stati dirottati verso Lubiana e gli fu permesso di rientrare nella Venezia
Giulia soltanto venti giorni dopo. A cose fatte. Come scrive Gianni Oliva, gli
ordini di Tito e del suo ministro degli esteri Kardelj non si prestavano a equivoci:
«Epurare subito», «Punire con severità tutti i fomentatori
dello sciovinismo e dellodio nazionale». Era il preludio alla carneficina,
che non risparmiò nemmeno gli antifascisti di chiara fede italiana, nemmeno
membri del Comitato di liberazione nazionale. Sulla questione, riaperta con la decisione voluta dalla destra di dedicare una giornata ai morti delle foibe (ma non evidentemente alle vittime slovene del fascismo) è intervenuta anche Liberazione con un articolo di Maria Rosa Calderoni: La giornalista ricostruisce il contesto, la differenza fra le vittime del '43, quando prevale la reazione contro i fascisti e i responsabili delle violenze anti-slovene e anti-jugoslave, e quelle del '45 quando si apre lo scontro sul controllo di Trieste e dell'Istria e vengono colpiti anche antifascisti, auonomisti, comunisti nazionalisti. Ricorda Calderoni che a fronte dell'uso revanscista della destra nostalgica, anche i governi democristiani misero la sordina alle recriminazioni, quando Tito ruppe con Stalin e, per evitare l'isolamento internazionale, si avvicinò agli Stati Uniti e all'occidente. Da quel momento anche le vicende della Venezia Giulia non interessavano più alla propaganda. Legata alla rottura tra la Jugoslavia e l'Unione Sovietica staliniana è la vicenda di quei comunisti italiani che avevano scelto alla fine della guerra di andare in Jugoslavia a costruire il socialismo, come i 2.000 operai di Monfalcone. Con la rottura il PCI di Togliatti si schierò con l'Unione Sovietica e i comunisti italiani che restavano legati al Pci si trovarono vittime di una nuova repressione. I 2000 operai di Monfalcone traditi da Tito e abbandonati dal Pci Nei campi di concentramento finirono non solo comunisti di origine italiana, ma anche i cosiddetti "cominformisti", ovvero quegli jugoslavi che si erano schierati dalla parte di Stalin. Giacomo Scotti ha ricostruito la drammatica vicenda del campo di concentramento di Goli Otok (l'Isola Calva) dove finirono molti di loro. Gli
operai traditi da Tito Alla
luce di quanto esposto finora si possono trarre intanto le seguenti conclusioni: Non sta a noi arrivare a conclusioni sui fatti storici che vanno accertati per quanto possibile nella loro realtà. In ogni caso, la verità storica delle foibe e della repressione anti-italiana da parte jugoslavia a nostro parere non intacca per nulla il valore dell'antifascismo e della resistenza. Richiede certamente una riflessione critica sulla guerra, sulla violenza e, per la parte che riguarda il movimento comunista, sul peso che ha avuto lo stalinismo nella sua storia. Una riflessione che Rifondazione Comunista, non solo ha avviato da tempo ma sulla quale ha preso posizioni nette e inequivocabili come emerge dall'intervento di Fausto Bertinotti al convegno di Venezia dedicato proprio alla vicenda delle foibe. F.F. | |
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