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Lula, Prodi e i trotzkisti
di Franco Ferrari

La decisione del Senatore Franco Turigliatto di differenziarsi dalla posizione del PRC nel voto sulla mozione di sostegno alla politica estera del governo è stata spesso commentata sotto l’angolo del problema di coscienza individuale, oscurando così il progetto politico che la sottende. Turigliatto, come il deputato Salvatore Cannavò, è da lungo tempo un esponente di primo piano della sezione italiana della Quarta Internazionale, la principale delle numerosi correnti trotzkiste nota nel gergo dei seguaci di Trotzki come “Segretariato Unificato”.

Non si può quindi comprendere interamente la scelta di Turigliatto di entrare in rotta di collisione con il Partito nelle cui liste è stato eletto, senza inquadrarla nelle scelte che la stessa organizzazione internazionale ha assunto in altri Paesi nei quali dispone di un seguito significativo (pur nelle dimensione comunque ridotte dell’estrema sinistra). Per questo occorre fare qualche passo indietro e partire dal Brasile.

Poco tempo dopo le elezioni che hanno visto l’arrivo al potere di Lula e del Partito dei Lavoratori (PT), si è aperto uno scontro interno fra una parte della sinistra interna e la maggioranza sulle scelte compiute dal governo di sinistra, accusato di avere tradito le aspettative degli elettori. Se le critiche delle componenti di sinistra del PT erano piuttosto diffuse solo un piccolo gruppo di parlamentari ha spinto il dissenso fino a votare contro la riforma delle pensioni dei funzionari pubblici sostenuta da Lula. Tra questi alcuni componenti della corrente interna al PT che fa capo alla Quarta Internazionale, guidata dalla popolare senatrice Heloisa Helena.

Di fronte al voto di questi parlamentari contrario alla politica del governo, il PT ne ha deciso l’esclusione, ritenendo incompatibile la loro permanenza nel partito, che pure si è sempre caratterizzato per un elevato grado di pluralismo e democrazia interna. La Quarta Internazionale aveva avviato una polemica contro l’esclusione, tra l’altro con un appello internazionale sottoscritto da alcuni noti intellettuali, tra cui Noam Chomsky e Ken Loach (analogamente a quanto accaduto in questi giorni con il “caso Turigliatto”). Questa raccolta di firme (circa un migliaio) era partita da Socialist Resistance, la piccola sezione inglese dell’organizzazione trotskista.

Il responsabile internazionale del PT, Paulo Delgado, si prese la briga di scrivere una risposta indirizzata al Dott. Noam Chomsky in quanto il più illustre dei firmatari dell’appello contro l’esclusione di Heloisa Helena. Fra le altre cose scriveva Delgado che “per essere tolleranti è necessario sapere che cosa è intollerabile”. Il dirigente petista rivendicava legittimamente il fatto che nel PT esiste la più larga di espressione, ma che questo partito è “orgoglioso della sua democrazia interna come della sua unità d’azione”.

Ricordava che in diverse occasioni precedenti quando parlamentari del PT avevano votato in modo difforme sulla questione del governo questi erano stati esclusi. “La libertà in partiti democratici come i nostri –scriveva Delgado - significa condividere e accettare collettivamente dei limiti”. Per il PT era malizioso e infamante “cercare di confondere il funzionamento di un partito democratico e trasparente con l’ambiente politico esistente sotto una dittatura”. Inoltre precisava Delgado “è naturale che chi condivide la nostra politica resti nel partito. Ed è altrettanto naturale che, in un paese guidato dal PT, chiunque abbia il diritto di creare il proprio partito. Ma non è leale restare nel PT per combatterlo sistematicamente dall’interno, proclamando di essere i guardiani delle genuine virtù del PT.” In sostanza, scriveva il dirigente del Partito dei Lavoratori, i parlamentari minacciati di espulsione (e poi effettivamente espulsi) cercavano di presentarsi come vittime, “quando in realtà essi hanno commesso un atto di aggressione rompendo l’unità interna, benché essi avessero ogni diritto di esprimere le loro opinioni all’interno e all’esterno del partito, come stavano facendo. Essi preferiscono esercitare una opposizione sleale e miope alle politiche del governo del PT”.

La corrente del PT facente capo alla Quarta Internazionale si divise profondamente sulla questione del governo. La maggioranza, attorno a Raul Pont, Miguel Rossetto e Joaquim Soriano è rimasta nel PT per continuare la propria battaglia per correggere gli aspetti non condivisi della politica di Lula. La minoranza ha deciso di formare un nuovo partito con altri gruppi trotskisti, che alle recenti elezioni presidenziali e legislative ha deciso di non sostenere Lula contro la destra nemmeno al secondo turno. Una scelta considerata settaria anche da una parte degli stessi militanti fuoriusciti dal PT.

La Quarta Internazionale è intervenuta a sostegno dei fuoriusciti, suscitando la protesta della maggioranza dei propri seguaci brasiliani che l’hanno accusata, attraverso un articolo di Joaquim Soriano, pubblicato su Inprecor, di mettere al centro l’attacco al PT e al governo di Lula anziché ad una destra brasiliana ancora molto potente. La corrente del PT, Democrazia Socialista, che ha sempre organizzato i militanti della Quarta Internazionale in Brasile, ha contestato l’idea sostenuta dal centro parigino secondo cui il governo Lula sarebbe neoliberista, rappresenterebbe gli interessi del capitale finanziario, ecc.

Il giudizio dato dalla Quarta Internazionale sul governo Prodi non è molto diverso da quello liquidatorio rivolto al partito di Lula. Come sintetizza un testo di un esponente di Sinistra Critica pubblicato sul sito dei giovani trotskisti francesi, in politica estera il governo dell’Unione ha “rilanciato il ruolo imperialista dell’Italia” . Per quanto riguarda i parlamentari di Sinistra Critica si precisava già prima del recente non voto di Turigliatto in Senato, che essi applicano “una tattica per rilanciare la mobilitazione, indebolendo il Governo, e dando appuntamento al movimento, per cercare di dimostrare ad una scala di massa la natura liberale e pro-imperialista del governo Prodi”.

E’ evidente che questo progetto politico non può che essere conflittuale con la politica del PRC che fa parte del Governo “pro-imperialista” e per questo è stata assunta la decisione di trasformare la tendenza “Sinistra Critica” in “associazione/frazione pubblica, alfine di dotarsi degli strumenti politico-organizzativi di cui abbiamo bisogno per costruire le lotte indipendentemente dalla linea del PRC, per difendere le nostre posizioni in maniera conseguente, soprattutto nelle prossime scadenze parlamentari sul bilancio e l’Afghanistan ed anche per affrontare le minacce di esclusione”.

La collocazione di Turigliatto va quindi inserita in un cambio di strategia della sezione italiana della Quarta Internazionale, verso un profilo sempre più autonomo e conflittuale nei confronti del PRC, di cui aveva già parlato il deputato trotskista Salvatore Cannavò nel corso dell’Università d’estate della LCR francese diversi mesi fa. Se la scelta di andare allo scontro con il PRC era già stata presa, risultava meno chiaro anche a qualche trotskista d’oltralpe quale fosse il passo successivo, se non quello di dar vita ad un altro partitino trotzkista da affiancare a quelli già esistenti di Ferrando e di Ricci.


RIFONDAZIONE COMUNISTA