Il
Mullah Omar è vivo. E lotta insieme a noi?
di Franco
Ferrari (da Bella Ciao)
La crisi dell'egemonia delle forze nazionaliste
e progressiste nel mondo arabo-islamico e l'emergere di forti correnti radicali
fondamentaliste pone diversi problemi di analisi e di valutazione alle forze di
sinistra. Apparentemente lo scontro politico, militare ed ideologico si gioca
tra questi movimenti da un lato e gli Stati Uniti, sostenuti da Israele e da alcuni
governi conservatori,dall'altro. Le forze di sinistra, secondo alcuni, dovrebbero
schierarsi senza alcun dubbio con le correnti islamiche reazionarie, identificate
tout court con i rispettivi popoli.
Questa è la scelta che sembra
fare anche la coalizione promotrice della manifestazione di Roma del settembre
che chiede, tra l'altro, il ritiro delle truppe italiane dall'Afghanistan e dal
Libano e invoca il sostegno alla "resistenza" dei popoli palestinese,
libanese, iracheno e afgano. Questa posizione solleva una serie di interrogativi
che riguardano le vicende specifiche dei paesi dell'area mediorientale dove sono
in corso conflitto militari, ma anche lo stesso ruolo e prospettiva strategica
delle forze di sinistra.
Parlare di "popoli" consente di mantenere
una ambiguità semantica, ma il sostegno rivendicato non può che
essere a precisi attori politici e militari che sono in sostanza: i Talebani in
Afghanistan, i gruppi della resistenza militare irachena (non riconducibili ad
una sola organizzazione e nemmeno ad un solo orientamento ideologico), Hamas in
Palestina, Hezbollah in Libano. Quindi la domanda è: la sinistra deve appoggiare
queste forze e auspicare la loro vittoria?
Siamo in presenza di soggetti
politici tutt'altro che omogenei che rappresentano all'interno del mondo islamico
tradizioni non solo diverse ma anche tra loro spesso in aperto conflitto. I Talebani
del Mullah Omar fanno capo ad una variante pakistana del wahabismo saudita. Sono
violentemente ostili agli sciiti, rappresentati in Aghanistan dalla minoranza
hazara, che hanno violentemente perseguitato. La resistenza irachena (usiamo il
termine "resistenza" senza attribuire a questo termine un segno di valore)
è pressoché interamente sunnita e combatte un governo a predominanza
sciita. Hamas nasce da una filiazione della Fratellanza Musulmana che nasce in
Egitto all'interno del mondo sunnita. Hezbollah è radicato all'interno
della comunità sciita libanese.
Gli sciiti in generale (come il
regime iraniano) hanno appoggiato le guerre Usa in Afghanistan e in Iraq, se non
altro perché queste avrebbero consentito di dare maggior potere ai loro
confratelli in quei paesi.
Si può dire che questi movimenti rappresentino
i rispettivi popoli?. Sicuramente Hamas ha una forte base di massa nel popolo
palestinese, ma la resistenza armata irachena e ancora di più i Talebani
rappresentano una minoranza dei rispettivi popoli. Hezbollah ha un grande seguito
ma resta strutturalmente ancorato ad essere espressione della comunità
sciita e non di tutto il popolo libanese, frammentato in molteplici identità.
Sono quindi realtà politiche che per la loro stessa connotazione etnico-religiosa
non possono assumere la rappresentatività dei rispettivi popoli.
Non
sono nemmeno in grado di offrire una prospettiva sociale e politica di avanzamento
per gli Stati in cui operano, né per il mondo arabo e islamico nel suo
complesso. La "vittoria" di Hezbollah (che in realtà ha beneficiato
degli errori commessi da Israele) potrebbe riportare il Libano ad una situazione
di contrapposizione anche violenta tra le varie comunità, mettendo in pericolo
i faticosi equilibri raggiunti dopo la fine della guerra civile, e chiudendo la
strada ad una prospettiva di riforma democratica della politica e della società
libanese perseguita dalle forze democratiche.
A pochi mesi dal suo successo
elettorale, Hamas è in crisi e sta portando i palestinesi in un vicolo
cieco. A dimostrazione che, nonostante le sue contraddizioni e i suoi limiti,
la strada tracciata da Arafat, con la formazione dell'Autorità Palestinese,
non ha vere alternative.
In Iraq, la resistenza armata non ha saputo favorire
le condizioni per realizzare una via d'uscita politica che mettesse fine all'occupazione
militare USA e si trova sempre più ad essere una delle componenti di una
guerra civile endemica, a cui si sta cercando di metter fine avviando la divisione
di fatto del Paese in tre parti.
Infine in Afghanistan è difficile
pensare che un ritorno al potere dei Talebani, possibile in realtà solo
se le milizie e i signori della guerra cambiassero campo, come hanno fatto molte
volte dagli anni della resistenza all'invasione sovietica, non rappresenti una
tragedia per quelle forze democratiche che pure esistono, anche se devono operare
ai margini del conflitto tra USA, forze NATO, signori della guerra, padroni dell'oppio
e Talebani.
Se tutto questo è vero qual è l'unica qualità
politica che dovrebbe portare la sinistra a sostenere questi movimenti e ad auspicare
la loro vittoria? L'essere in qualche misura all'opposizione del disegno mediorientale
dell'Amministrazione Bush e della "cupola" neo-conservatrice. Questo
come abbiamo richiamato sopra è vero solo in parte. In Iraq soprattutto,
ma in misura minore anche in Afghanistan, parte di queste forze sono il principale
pilastro della politica di intervento americano.
Le analisi ideologiche
tendono a ridurre i conflitti mediorientali, spesso complessi e contradditori,
in un teatro dei pupi dove i buoni e i cattivi sono facilmente identificabili.
Se è sicuramente giusto battersi per la sconfitta della strategia
americana in Medio Oriente, sarebbe di per sé positiva l'affermazione di
movimenti il cui carattere ideologico e politico è sostanzialmente reazionario?
Sono convinto di no. Una sconfitta politica vera della politica imperiale degli
Stati Uniti, sarebbe tale se spostasse la realtà mediorientale su un terreno
più avanzato sul piano della democrazia e delle libertà, su quello
sociale, della pace e della fuoriuscita dalla violenza come strumento di regolazione
dei conflitti. Per questo occorre lavorare con le forze che si muovono in questa
direzione, per quanto oggi possano essere deboli, più che con il Mullah
Omar.
Di
: Franco Ferrari
giovedì 28 settembre 2006