Il Pablo Rosso home page

 


Asor Rosa, la sinistra e l'Europa

Un commento all'articolo che dichiara fallito l'esperimento della Camera di consultazione, apparso qualche giorno fa su ''l'Unità''

Giuliano Garavini

In un articolo pubblicato sull’Unità del 15 gennaio scorso Asor Rosa ripercorre la vicenda di un anno di vita della “Camera di consultazione della sinistra” da lui presieduta, e concepita come tentativo di mettere a confronto, contaminare, far fruttare le diverse anime della “sinistra radicale” a partire da quelle più movimentiste, per arrivare a Rifondazione comunista, ai Verdi, ai Comunisti italiani, alla sinistra Ds.

Un’esperienza partita con il forte entusiasmo della prima assemblea alla Fiera di Roma che, pur con alterne vicende, è andato nel tempo dissipandosi. Come una mongolfiera, la Camera di consultazione ha visto staccarsi prima la zavorra del gruppo de “il Manifesto”, poi anche il partito di Bertinotti se ne è volentieri liberato. A quel punto la Camera di consultazione è volata nel cielo dell’astrazione, portandosi appresso i Comunisti italiani come ultimi passeggeri.

Ma Asor Rosa non si limita nel suo articolo a constatare un fallimento. Aggiunge una critica all’autoreferenzialità di gruppi e gruppuscoli della Sinistra radicale vista come uno dei fattori scatenanti che hanno impedito il successo del primo serio tentativo di superare gli steccati e sfidare i moderati. Ribadisce che nel futuro una sinistra, sia in Italia che in Europa, non sarà né comunista né post-comunista, ma semplicemente un prodotto nuovo in linea con il mondo contemporaneo. Egli compila, a questo proposito, un elenco delle questioni che differenzierebbero i radicali dai moderati nella sinistra: “1) le questioni della pace e della guerra; 2) la difesa della Costituzione, della legalità e della laicità dello Stato; 3) la nozione e la pratica di una democrazia partecipata; 4) la difesa del lavoro, la ricostruzione dello Stato sociale; 5) la centralità delle questioni di genere; 6) il nuovo rapporto fra sviluppo e ambiente (la nuova sinistra non sarà né rossa né verde: se sarà, sarà rosso-verde)”. A parte il secondo punto (anche nella sinistra moderata abbondano i difensori della Costituzione e della laicità dello Stato) e il fatto che più della difesa del lavoro la sfida è quella di ridare al lavoro la sua dimensione creativa, i punti sono ben scelti.

L’analisi di Asor Rosa è lucida e largamente condivisibile. Ma non per questo ne vanno sottaciuti i limiti e alcune miopie.

In primo luogo la Camera di consultazione è stata solo uno dei vari tentativi di ricostruire in Italia le basi politiche e culturali per un’unitarietà fra le forze di sinistra all’indomani della caduta del muro di Berlino. Un’impresa faraonica che prenderà necessariamente tempi lunghi e avverrà solo grazie all’azione di movimenti, di simboli, di leader carismatici, di battaglie politiche, di tragedie, così come si sono formati nel passato il movimento comunista e quello socialista. Non si può dimenticare che la stessa Rifondazione comunista è nata nel 1991 come movimento di critica alla burocrazia e allo statalismo, non come partito, proponendosi di radunare le varie anime della critica al capitalismo, nonché all’egemonia americana, e dare loro modo di partecipare. E questa soluzione si impose solo dopo aver chiesto alla maggioranza dell’allora Pci di tentare la via di una Federazione della sinistra, opzione respinta sdegnosamente da Achille Occhetto. In seguito vi sono state esperienze come la Camera di consultazione della sinistra che sono fallite in special modo a causa dell’intervento di Armando Cossutta, allora convinto che piccolo è bello e controllabile. E ancora vi sono state altre iniziative, anche durante il primo governo di centrosinistra di Prodi e durante il governo di d’Alema, quando sembrava che il mondo dovesse essere liberista o non essere. Più recentemente sono emersi fenomeni come il Forum sociale europeo, i dibattiti organizzati fra gli altri anche dall’associazione Aprile, e la rinascita di varie associazioni e riviste di analisi e critica della società contemporanea. Tutti questi contesti hanno stabilito contatti e incentivato un dialogo fra le varie anime della sinistra. Camera di consultazione a parte, il dibattito culturale per una nuova sinistra italiana è iniziato prima di essa e certamente resterà in piedi dopo.

In secondo luogo, sembra quanto meno ingeneroso escludere dalla riflessione l’esperimento della Sinistra europea, benché non sia ancora chiaro cosa sia oggi e cosa sarà in futuro. Essa raccoglie in Europa alcuni partiti comunisti e della sinistra radicale sotto la presidenza di Bertinotti, ma non si configura come un vero e proprio partito sul modello del Partito socialista europeo (che d’altronde è sì un partito, ma solo in apparenza visto che mette insieme tutto e il contrario di tutto). In Italia, Sinistra europea ambisce a configurarsi come la sezione italiana del suo omologo europeo e a mettere in comunicazione associazioni, movimenti, singoli cittadini offrendo l’opzione di potersi iscrivere ad essa senza essere iscritti a Rifondazione.
Sinistra europea è un nome generico. Come tale né comunista, né post-comunista. Un nome bello che pensa oltre la dimensione nazionale. D’altronde essa potrà farsi protagonista di una battaglia per una nuova egemonia del pensiero di sinistra solo compiendo scelte coraggiose che non la configurino come l’orto di Rifondazione in cui raccogliere i delusi del riformismo. Essa dovrà promuovere una sua autonomia finanziaria e organizzativa, dovrà riuscire a coinvolgere un numero sempre maggiore di associazioni (magari anche Aprile) ed esponenti del mondo politico e culturale esterni all’ambiente del partito di Bertinotti. Se veramente vi riuscisse, in fondo essa potrebbe prendere il discorso di Asor Rosa proprio da dove lui lo ha lasciato, magari avvalendosi anche della sua esperienza.


RIFONDAZIONE COMUNISTA