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Due bandiere, un solo fine: la pace
di Gennaro Migliore (da Aprile on line)

I palestinesi hanno diritto al rispetto delle risoluzioni delle Nazioni Unite e gli israeliani hanno diritto alla sicurezza. A Milano, una grande manifestazione promossa da un cartello vasto e inedito cartello di soggetti sociali e politici che non scendevano in piazza insieme dalle ultime manifestazioni per il ritiro dall'Iraq.

La manifestazione per la pace in Medioriente è una sfida. E' una sfida innanzitutto al lungo silenzio della comunità internazionale, che solo da qualche settimana si è interrotto. Non è un caso che al veto in Consiglio di sicurezza apposto dagli Stati Uniti, in relazione alla risoluzione di condanna per il massacro di Bet Hanoun, si sia contrapposta un'iniziativa di Spagna, Francia e Italia che può segnare una decisiva svolta.

Non sono state solo le prevedibili reazioni della Lega araba a chiedere il conto, ma, seppur con la prudenza tipica degli alleati, sono gli europei a mettere i piedi nel piatto e a chiedere una forte iniziativa internazionale, proponendo un'iniziativa che parte dal cessate il fuoco e arriva alla conferenza di pace. A questo risultato non si sarebbe mai giunti senza una rottura della logica unilaterale delle guerre di Bush. E' ancora più chiaro, oggi, il peso della scelta del ritiro dall'Iraq e del protagonismo europeo nel promuovere la missione libanese. Il nostro governo, attraverso una iniziativa coordinata efficacemente dal ministro D'Alema, ha saputo porsi come attore positivo nell'evolversi della situazione mediorientale. E' di ieri, inoltre, la risoluzione del Parlamento europeo che richiama esplicitamente il "modello Libano" e che chiede l'invio di truppe di interposizione a Gaza.

E' proprio per questo motivo che assume una importanza ancora maggiore una manifestazione come quella di domani, promossa da un vasto ed inedito, per una manifestazione sul medioriente, cartello di soggetti sociali e politici che non scendevano in piazza insieme dalle ultime manifestazioni per il ritiro dall'Iraq.
E' necessario che la società ridiventi il fulcro dell'iniziativa pacifista. I tanti che scenderanno in piazza troveranno alla sommità del corteo le due bandiere, palestinese ed israeliana, come monito alla costruzione della pace. Due stati per due popoli. Questo vogliono dire quelle due bandiere e vogliono aggiungere che i palestinesi hanno diritto al rispetto delle risoluzioni delle Nazioni Unite e che gli israeliani hanno diritto alla sicurezza.

Per questi motivi non capisco due scelte. La prima è quella di alcune associazioni, come Sinistra per Israele, che non hanno aderito con la motivazione che non si può essere troppo sbilanciati a favore dei palestinesi. Questa manifestazione, a dire il vero, dice tutt'altro. Ma dice anche che, per la stessa sicurezza, di Israele sia giusto criticare le scelte del governo Olmert. L'identificazione di Israele con il suo governo non è possibile, a meno della malafede e del travisamento delle opinioni politiche altrui.

La seconda è data dalla scelta del Pdci e di alcune parti di altri partiti, tra i quali ci sono anche esponenti della minoranza di Rifondazione, di scegliere una contemporanea manifestazione a Roma. Vorrei poter dire a questi compagni che gli organizzatori del raduno romano sono gli stessi che hanno lavorato alla frantumazione del movimento per la pace e pro palestinese in tutti questi anni. Oggi ci riprovano ma, grazie anche allo sforzo di alcuni che non si sono mai rassegnati a far prevalere le esibizioni muscolari ed ideologiche, non ci sono riusciti.. E poi, lo sanno i partecipanti dell'appuntamento romano che nella piattaforma non c'è il richiamo ai "due Stati per due Popoli"? Lo sanno che non c'è perché non c'è mai stato e mai è stato voluto dagli organizzatori, nonostante le feroci polemiche ripetutesi ogni anno?

La sinistra dia, compattamente, un contributo alla crescita di sensibilità nell'opinione pubblica nazionale. Faccia quello che stanno facendo i Giovani comunisti oggi, che sono a Beirut per incontrare la società civile, o quello che faranno tra breve i rappresentanti del movimento pacifista, che incontreranno israeliani e palestinesi per dire che erano in tanti a chiedere la Pace in Terra santa.
Le nostre idee di convivenza, le nostre battaglie contro il muro dell'apartheid, le nostre proposte di conferenze internazionali e di cessate il fuoco sono tutte a Milano. Esserci non può che far bene.


RIFONDAZIONE COMUNISTA