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Dibattito a sinistra La relazione tra politica e società deve essere affidata all'unica mediazione del governo oppure occorre ricostruire una capacità di iniziativa dei corpi intermedi, dai movimenti ai sindacati senza escludere i partiti? Per
fortuna Romano Prodi ha ignorato l'accorato appello di Eugenio Scalfari. Non avremo,
quindi, un Presidente del Consiglio che flirta con ipotesi di "salute pubblica",
che arrivano fino alla richiesta di "dittature democratiche". Una boutade?
Ha qualcosa a che vedere questa vicenda con il dibattito sulle "culture di governo" lanciato da Bertinotti e ripreso in varie forme da Vendola, Sansonetti, Caldarola sulle pagine di Liberazione? Credo di si. Almeno per l'orizzonte che si impone a quelli che pensano che la "governabilità" sia la caratteristica principale da realizzare in questa fase. Chi pensa questo o si dispone alla subalternità del proprio ruolo (agire mentre i moderati si distraggono, per non rischiare di farli arrabbiare con noi!), o si prepara alla difesa del "palazzo" contro chi lo sollecita, lo incalza, lo contesta e financo lo combatte democraticamente. Penso
che la strada della sinistra sia quella di recuperare un diverso baricentro, cioè
di ricostruire, come dice Bertinotti, una cultura di sinistra. Potenzialmente
egemonica, aggiungerei io. C'è una cosa, in particolare, che ho apprezzato del discorso di Prodi: il ritorno della società nel discorso politico. Siamo in una contesa politico intellettuale, su questo piano, con lo stesso premier. La relazione tra politica e società deve essere affidata all'unica mediazione del governo oppure, come sono persuaso, ricostruendo una capacità di iniziativa dei corpi intermedi, dai movimenti ai sindacati senza escludere i partiti? La nostra risposta non riposa nell'empireo dell'autonomia del politico, ma nella dura materialità dell'esperienza sul campo. 28
febbraio 2007 | |
| RIFONDAZIONE COMUNISTA | |