La posta in
gioco è alta: confermare le due esperienze di governo rosso-rosso
Berlino
e Mecklemburg-Pomerania votano per il Parlamento regionale e sfidano la Grosse
Koalition
di Paola Giaculli (da Liberazione)
Berlino
Nostro servizio
Laria sopra Berlino è mite come in una giornata
semiestiva e potrebbe invogliare, nonostante le previsioni di bassa affluenza,
i due milioni e 400mila berlinesi a recarsi oggi alle urne per eleggere il Landtag,
il Parlamento regionale, e le dodici assemblee distrettuali, per le quali da oggi
votano anche i sedicenni, e un referendum per ridurre le condizioni di indizione
di referendum stessi. Si vota anche nella regione del Mecklemburg-Pomerania: la
posta in gioco sia per la città-stato che per il Land della Germania nord-orientale
è alta e anche di grande contenuto politico nazionale: si tratterà
di confermare le uniche due esperienze di governo rosso-rosso esistenti in Germania.
Va al Mecklemburg-Pomerania il primato della piú antica alleanza
tra la socialdemocrazia tedesca e la Pds, ora Linkspartei-Pds, la sinistra radicale
che ottenne l8,7 per cento alle politiche di esattamente un anno fa, grazie
alla lista unitaria con la Wasg, formazione animata da sindacalisti, sinistra
critica radicata per lo più a ovest, e fuoriusciti dalla Spd, tra cui il
suo esponente piú prestigioso Oskar Lafontaine. Nel Land del nord i rossi
governano con i rossi da 1998, mentre a Berlino laccordo di coalizione venne
siglato cinque anni fa. Sono stati anni duri per questi governi di sinistra, che
hanno dovuto sopportare il peso delle politiche neoliberiste del governo rosso-verde
di Schroeder, come la famigerata Hartz IV, il pacchetto che ha ridotto drasticamente
le prestazioni sociali, con conseguenze dirette anche sulle casse regionali. Soprattutto
Berlino si è mossa in controtendenza, non votando il provvedimento al Bundesrat,
la camera delle regioni, privilegiando le politiche sociali, nonostante il governo
Spd-Pds avesse ereditato dalla grosse Koalition tra la Spd e la democristiana
Cdu che lo aveva preceduto, una situazione economico-finanziaria catastrofica,
dovuta allo scandalo del fallimento della banca pubblica della città, in
cui questi due partiti erano coinvolti. Inoltre il mancato trasferimento di fondi
(800 milioni di euro) a Berlino capitale, bloccato dal governo centrale, è
una delle cause del permanere dellenorme deficit della città. Ciò
comunque non ha impedito allamministrazione berlinese, grazie allincessante
attenzione verso la giustizia sociale della Linkspartei-Pds, di far sì
che il 90 percento dei bambini della capitale possano usufruire dellasilo
nido, di cui la maggior parte a tariffe davvero popolari: 23 euro al mese piú
altri 23 per il vitto, contro i 400 pagati da genitori con redditi uguali o superiori
a 120mila euro allanno. E non solo questo rende unica la metropoli tedesca,
che aspira ad essere capitale sociale e della cultura: viaggiare sulla estesissima
ed efficiente rete del trasporto pubblico costa, a chi dipende dal sussidio o
è disoccupato, la metà (Sozialticket). Questi ultimi possono inoltre
aggiudicarsi per 3 euro i biglietti rimasti invenduti di opere e teatri (Kulturticket).
Non sono, naturalmente, tutte rose e fiori, e per salvaguardare loccupazione
i dipendenti pubblici hanno accettato di vedersi decurtare la busta paga, eliminando
così la minaccia di licenziamenti. Ma le priorità della Linkspartei,
oltre al sociale, rimangono la difesa del pubblico, in particolare della Bvg,
la piú grande azienda di trasporto pubblico europea - come afferma il candidato
di punta della Linkspartei, Harald Wolf, ministro uscente delleconomia,
alla manifestazione di chiusura della campagna elettorale - come anche listruzione,
garantita e accessibile a tutte e tutti indipendentemente dalla provenienza e
dal censo, esente da tasse scolastiche e universitarie, inesistenti a Berlino,
il sostegno pubblico al lavoro stabile e protetto anziché alla disoccupazione,
che costa a Berlino ben 400 milioni di euro in sussidi allanno. Si può
parlare allora di Berlino come città modello? «Senzaltro sí»,
è la risposta convinta di Carsten Schatz, responsabile dellorganizzazione
del partito di Berlino.
Nel tendone della Linkspartei-Pds sulla Schlossplatz
- nello spiazzo di fronte a quel che resta del Palast der Republik, sede di eventi
e della Camera del Popolo della Ddr, in procinto di deliberata demolizione - primeggia
il Richtigrot, il rosso deciso, quello giusto: quello insomma da votare
se si vuole che Berlino resti città accogliente, pacifica, libera, che
cerca di ridurre le differenze sociali, aperta a tutte e tutti, annoverata tra
le città glbt dEuropa, in cui ha dignità qualsiasi orientamento
sessuale, etnia, religione. Intervengono a dare appoggio ai compagni di Berlino
anche i capigruppo della Linke al Bundestag, Gregor Gysi e Oskar Lafontaine, che
condanna la Wasg locale per il suo rifiuto dellaccordo unitario con la Linkspartei-Pds
e per la presentazione di una lista in proprio, che però, secondo i sondaggi,
non dovrebbe superare lo sbarramento del 5%, restando fuori dal Parlamento. Potrebbe
però insidiare il risultato finale e mettere alla prova i piani di coalizione
del sindaco socialdemocratico uscente, Klaus Wowereit, gay dichiarato e ormai
inscindibile dallimmagine della città, che verrà con tutta
probabilità rieletto. Se ci fossero i numeri, infatti - nonostante le dichiarazioni
di volontà di riconfermare lalleanza con la Linkspartei - si prefigurerebbe
la possibilità di governare anche con i Verdi, o con questi e i liberali
della Fdp, senza la Linkspartei. Ma questo significherebbe allearsi con chi ha
sempre sostenuto il massacro sociale e le privatizzazioni, posizione che sempre
più ha avvicinato i Verdi alla Fdp, partito neoliberista. E sconfesserebbe
le affermazioni di Wowi, come affettuosamente i berlinesi chiamano il loro primo
cittadino, che dichiara di volere asili gratis per tutti. Che comunque la Linkspartei
abbia scardinato la compagine partitica tradizionale è, dallo scorso anno,
sotto gli occhi di tutti. Anche se comunque rimane lincognita dei numerosi
indecisi, sia nei sondaggi per le elezioni di oggi, che in quelli nazionali, entrambi
i maggiori partiti storici, generalmente non vanno al di là del 30% (Cdu
al 20% circa a Berlino - nonostante si sia scomodata la cancelliera Merkel), insomma
scendono anche rispetto alle politiche di un anno fa. Mentre la Linkspartei (da
alcuni sondaggi nazionali anche al 10%) è data al 17% (comunque cinque
punti percentuali i meno rispetto al 2001) con i Verdi a Berlino e nel Mecklemburg-Pomerania
al 20%. In questultimo caso, a differenza di Berlino, dove possono al massimo
essere elette nei distretti, per cui lo sbarramento è solo del 3%, le formazioni
neonaziste possono, secondo alcune previsioni, arrivare anche al 7%. » una
minaccia seria, oltre che per il significato politico che rappresenta, perché
potrebbe incrinare i rapporti di forza che hanno determinato il governo rosso-rosso.
Insomma, in tal caso non sarebbe da escludere una grosse Koalition, che darebbe,
con una maggioranza dei due terzi al Bundesrat, la Camera delle regioni, via libera
alla cancelliera Merkel, che vedrebbe approvati in ogni caso i provvedimenti della
grosse Koalition del governo centrale.