|
Il
risultato elettorale, in larga misura inaspettato e deludente per chi si aspettava
in base ai sondaggi prima e agli exit-poll poi, una vittoria netta dell'Unione,
ha caratteristiche tali che merita un approfondimento, per capire come è
stato costruito, prima dal punto di vista tecnico e poi da quello più squisitamente
politico. Eccezionale
rimonta di Berlusconi Per
quanto riguarda il PRC, quasi 290.000 elettori che hanno contrassegnato il nostro
simbolo al Senato non lo hanno fatto deliberatamente per la Camera, rifluendo
per 2/3 nell'Ulivo (già simbolo per il maggioritario) e per 1/3 nei Comunisti
italiani, Verdi e Rosa nel pugno, il fenomeno ha toccato consistentemente anche
la lista Idv (x 109.000voti). Preoccupante per il PRC la voragine nel voto giovanile
sotto i 25 anni, calcolabile in un -0,8% (circa 300mila voti). Considerazioni sul nostro risultato nazionale: alla Camera si posiziona leggermente al di sotto in percentuale del risultato delle europee, mentre in assoluto dal 2001, l'avanzata è di 361.000 voti alla Camera e di 825.000 voti al Senato. Evidentemente c'è una parte dell'elettorato che oscilla fra la sinistra radicale e quella riformista che premia il valore aggiunto dell'Ulivo, probabilmente identificandolo con Prodi, ma non gradisce Ds e Margherita, un simbolo nuovo che avesse avuto esplicito riferimento al progettato partito democratico, avrebbe portato quasi sicuramente ad un diverso risultato, migliore per noi. Per quanto riguarda l'Unione, scadente la campagna elettorale che non ha motivato al 100% il suo elettorato popolare, che infatti ha mandato in leggera flessione percentuale rispetto alle europee, non solo, ma non è neanche riuscita a smuovere fasce di delusi, che ormai da molto tempo si rifugiano nell'astensionismo; buona invece, anche se contraddittoria, la politica delle alleanze, che ha recuperato tutto il possibile da Rifondazione comunista e Di Pietro, a Pannella e Pensionati. La Rosa nel pugno infatti, apprezzabile per quanto riguarda i valori attinenti alla laicità dello stato, la difesa della Scuola pubblica ed alle normative riguardanti i diritti individuali, pacs, procreazione assistita, ecc. è lontanissima da noi per la politica estera e per il mondo del lavoro. In particolare sbagliata la campagna sul cuneo fiscale fatta per blandire le imprese e che ha dato il là a Berlusconi per l'attacco sulle tasse sui risparmi e sulle successioni e per l'offerta sullo sgravio ICI. Gravi e negativi i contrasti sulla legge 30 e sul ritiro immediato delle truppe dall'Iraq, all'interno dell'Unione. Su Parma i fenomeni sono in parte analoghi a quelli nazionali, non si contribuisce però all'aumento del PRC rispetto al 2001 alla Camera ed aumenta il divario fra Camera e Senato e quindi sono da evitare atteggiamenti trionfalistici. Sulla
legge elettorale, con un risultato di sostanziale parità non si poteva
pretendere di meglio, senza dover contrattare niente con nessuno dei nostri alleati,
abbiamo una rappresentanza parlamentare di 68 compagni e compagne (mai avuta nella
nostra storia, anche prima della scissione), ben equilibrata anche dal punto di
vista territoriale ed inoltre non siamo stati costretti a votare per personaggi
di altri partiti. Nel '96 quando abbiamo preso l'8,6% con la desistenza, abbiamo
avuto 35 deputati (20 sul proporzionale e 15 sul maggioritario) e 11 senatori,
mentre nel 2001 da soli e non presenti al maggioritario della camera, 11 deputati
e 3 senatori. Alberto
Giannini Confronto
dei dati elettorali 2006-2001 (Italia) | |
| RIFONDAZIONE COMUNISTA | |