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Considerazioni sul risultato delle elezioni politiche in Italia e a Parma
di
Alberto Giannini

Il risultato elettorale, in larga misura inaspettato e deludente per chi si aspettava in base ai sondaggi prima e agli exit-poll poi, una vittoria netta dell'Unione, ha caratteristiche tali che merita un approfondimento, per capire come è stato costruito, prima dal punto di vista tecnico e poi da quello più squisitamente politico.

Il tabulato nazionale (vedi in fondo all'articolo), dove nel lato sinistro sono affiancati i dati relativi ai risultati del proporzionale 2001 e quelli del maggioritario 2001, consente infatti un confronto fra i diversi sistemi di voto della precedente legge elettorale per quanto riguarda la Camera dei deputati e di osservare come tali modalità abbiano influenzato quantitativamente ed in modo non marginale i risultati. Sul piano dei risultati la vecchia legge favoriva il Centro sinistra: Berlusconi ha studiato molto bene la questione, ha constatato che il suo schieramento sul maggioritario, dove si giocavano il 75% dei seggi, nello scontro diretto con il Centrosinistra, perdeva ben 1,6 milioni di voti, che passavano quasi integralmente all'avversario ed ha fatto cambiare il sistema elettorale.

Eccezionale rimonta di Berlusconi

Dai risultati della Camera 2006 si osserva la tenuta dell'elettorato berlusconiano, che ritorna tutto all'ovile anche se sotto diversi pastori ed un ampliamento delle alleanze, che qualifica la compagine di centro-destra in modo fortemente negativo dal lato politico: la Cdl rispetto al proporzionale del 2001 (18.538.000 voti) guadagna ulteriori 438.000 voti, la cui gran parte proviene dall'alleanza con Mussolini e Fiamma (neofascisti dichiarati). In percentuale l'Unione nel 2006 perde un punto rispetto alle europee del 2004 (anche il Prc ne fa le spese), elezioni generali che segnano il momento del divario più ampio con la Cdl +4,4% e con l'alleanza con i radicali (forti di un milione di voti) arriva a 19 milioni, superando la Cdl degli ormai famosi 24.000 voti.

Al Senato purtroppo l'Unione non ce la fa a mantenere la percentuale della Camera, perde quasi un punto per il cedimento di Ds e Margherita (-3,22%) non sufficientemente recuperato da Prc, Idv e Pensionati, punto che va per metà alla Cdl e per metà ai non schierati; il fenomeno potrebbe essere un'eredità negativa dovuta al fatto che Berlusconi, pur non essendo stato di parola, perché non ha esteso il provvedimento a tutti coloro che si trovavano in quelle condizioni, ha comunque portato a 530 Euro le pensioni minime di quasi due milioni di pensionati.

Per quanto riguarda il PRC, quasi 290.000 elettori che hanno contrassegnato il nostro simbolo al Senato non lo hanno fatto deliberatamente per la Camera, rifluendo per 2/3 nell'Ulivo (già simbolo per il maggioritario) e per 1/3 nei Comunisti italiani, Verdi e Rosa nel pugno, il fenomeno ha toccato consistentemente anche la lista Idv (x 109.000voti). Preoccupante per il PRC la voragine nel voto giovanile sotto i 25 anni, calcolabile in un -0,8% (circa 300mila voti).
Infatti se il PRC avesse mantenuto alla Camera gli stessi voti del Senato avrebbe avuto il 6,6%, se avesse avuto la stessa percentuale del Senato, alla Camera avrebbe ottenuto 2.820.000 voti.
Il saldo negativo alla Camera rispetto ai voti realmente ottenuti è di circa 590.000 voti, si può ritenere che 190.000 siano andati all'Ulivo e altri 100.000 distribuiti fra PdCI, Verdi e Rnp, (da parte di elettori che al Senato hanno votato noi, complessivamente sono infatti i 290.000 voti che abbiamo in meno alla Camera), mentre ciò che è molto più grave circa 300.000 sono i voti che ci mancano nella fascia sotto i 25 anni.

Considerazioni sul nostro risultato nazionale: alla Camera si posiziona leggermente al di sotto in percentuale del risultato delle europee, mentre in assoluto dal 2001, l'avanzata è di 361.000 voti alla Camera e di 825.000 voti al Senato. Evidentemente c'è una parte dell'elettorato che oscilla fra la sinistra radicale e quella riformista che premia il valore aggiunto dell'Ulivo, probabilmente identificandolo con Prodi, ma non gradisce Ds e Margherita, un simbolo nuovo che avesse avuto esplicito riferimento al progettato partito democratico, avrebbe portato quasi sicuramente ad un diverso risultato, migliore per noi.

Per quanto riguarda l'Unione, scadente la campagna elettorale che non ha motivato al 100% il suo elettorato popolare, che infatti ha mandato in leggera flessione percentuale rispetto alle europee, non solo, ma non è neanche riuscita a smuovere fasce di delusi, che ormai da molto tempo si rifugiano nell'astensionismo; buona invece, anche se contraddittoria, la politica delle alleanze, che ha recuperato tutto il possibile da Rifondazione comunista e Di Pietro, a Pannella e Pensionati. La Rosa nel pugno infatti, apprezzabile per quanto riguarda i valori attinenti alla laicità dello stato, la difesa della Scuola pubblica ed alle normative riguardanti i diritti individuali, pacs, procreazione assistita, ecc. è lontanissima da noi per la politica estera e per il mondo del lavoro. In particolare sbagliata la campagna sul cuneo fiscale fatta per blandire le imprese e che ha dato il là a Berlusconi per l'attacco sulle tasse sui risparmi e sulle successioni e per l'offerta sullo sgravio ICI. Gravi e negativi i contrasti sulla legge 30 e sul ritiro immediato delle truppe dall'Iraq, all'interno dell'Unione.

Su Parma i fenomeni sono in parte analoghi a quelli nazionali, non si contribuisce però all'aumento del PRC rispetto al 2001 alla Camera ed aumenta il divario fra Camera e Senato e quindi sono da evitare atteggiamenti trionfalistici.

Sulla legge elettorale, con un risultato di sostanziale parità non si poteva pretendere di meglio, senza dover contrattare niente con nessuno dei nostri alleati, abbiamo una rappresentanza parlamentare di 68 compagni e compagne (mai avuta nella nostra storia, anche prima della scissione), ben equilibrata anche dal punto di vista territoriale ed inoltre non siamo stati costretti a votare per personaggi di altri partiti. Nel '96 quando abbiamo preso l'8,6% con la desistenza, abbiamo avuto 35 deputati (20 sul proporzionale e 15 sul maggioritario) e 11 senatori, mentre nel 2001 da soli e non presenti al maggioritario della camera, 11 deputati e 3 senatori.
Grave la mancanza del voto di preferenza, un vulnus da risanare, mentre è ora di passare ad un sistema monocamerale per evitare l'ingovernabilità.
Sugli incarichi istituzionali, preferirei per Bertinotti il ministero del lavoro, perché da lì porti a compimento gli obiettivi programmatici relativi ad un forte ridimensionamento della precarietà, operazione che potrebbe farci tornare ad essere preferiti dai giovani.

Alberto Giannini

Parma, 25 aprile 2006

Confronto dei dati elettorali 2006-2001 (Italia)

Confronto dei dati elettorali 2006-2001 (Parma)


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