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Il
segretario di Rifondazione apre i lavori del Comitato politico nazionale: "Rifondazione
non si scioglierà" «Ma che idea della politica è quella per cui un partito della sinistra non può avanzare proposte sul mondo del lavoro?». Al termine della sua relazione di apertura del comitato politico nazionale, Franco Giordano giura che non ha nessuna intenzione di litigare con Epifani. Anzi, ribadisce, l'unico modo per uscire dal pantano è trovare «un accordo col sindacato in sintonia con il programma dell'Unione». Ma è evidente che il segretario del Prc ha voglia di togliersi qualche sassolino dalla scarpa. E di fare qualche precisazione. Perché trova «infondato» l'attacco del leader della Cgil, che qualche giorno fa aveva chiesto ai partiti - Rifondazione compresa - di fare un passo indietro sulla partita pensioni. Nessun accavallamento: alle organizzazioni confederali va lasciata piena autonomia di manovra nella trattativa, ma, spiega Giordano, non si può chiedere ad un partito di sinistra di essere semplice spettatore quando si parla di lavoro. «Rivendichiamo il diritto di contribuire a definire una proposta unitaria. Senza il nostro intervento dubito che si sarebbe arrivati ad un accordo». Chiarissimo. Nei suoi cinquanta minuti di relazione al Cpn Giordano parlerà di tutto: dirà che il suo partito terrà dritta la barra del governo sul programma dell'Unione, che su giovani e diritti, lavoro e precarietà, antagonismo e movimenti è aperta la sfida ai riformisti per l'«egemonia» nella coalizione, che sulla "Cosa rossa" (lui insiste: un «soggetto plurale e unitario») bisogna accelerare. Che Rifondazione è il «motore» di questo processo. E che non si scioglierà. Come facilmente pronosticato, però, è il tema caldo della riforma previdenziale a dominare i lavori del Cpn. Il gancio è offerto dalla querelle a distanza con Epifani, ma nel mirino del segretario ci sono i maggiorenti dell'Ulivo: un j'accuse pesantissimo nei confronti del blocco "riformista" della maggioranza. Se Rifondazione si è trovata a svolgere un ruolo di supplenza o fare gli straordinari, ragiona Giordano, questo è accaduto perché qualcuno ha lasciato dei «vuoti». O perché qualcuno mira a destabilizzare il patto con gli elettori. Il segretario non ci gira intorno, dice schiettamente che è in ballo l'identità del governo e che il partito su questa trattativa - che riguarda «sia il terreno del simbolico che quello delle condizioni materiali dei lavoratori» - si gioca relazioni sociali e politiche. Con il proprio blocco sociale, con la propria "massa critica", certo. E con il governo. «Dobbiamo uscire dalla trattativa con la tenuta di entrambi i fronti». Giordano riassume i contenuti della piattaforma di Rifondazione: lotta a tutte le forme di privilegio,intervento sulle pensioni basse, ammortizzatori sociali per i giovani, incentivi. L'esonero dall'innalzamento a 58 anni dell'età pensionabile di una «platea larga» di lavoratori e per coloro che hanno 40 anni di contributi. Ma la partita pensioni è solo una declinazione della sfida culturale al neocentrismo del piddì. Giordano rivendica il ruolo di Rifondazione come sentinella del programma dell'Unione contro le tentazioni ormai manifeste da parte dei cosiddetti riformisti di intavolare "alleanze variabili". E il primo affondo di Giordano è proprio agli ulivisti, a coloro che guidano la resistenza al «processo di rinnovamento della società», sul fronte del risarcimento sociale come su quello dei diritti civili: «La costruzione del partito democratico - spiega Giordano - ha determinato un elemento di costante instabilità per la vita del governo». E' da quel fronte, insomma, che arrivano le vere minacce per la squadra di Prodi. E' quello l'«epicentro» del terremoto che scuote la maggioranza. Lo dimostra la fronda margheritina sul capitolo previdenziale, i «patemi» del voto al Senato sull'ordinamento giudiziario. Lo dimostra ancor di più, riflette il segretario, l'outing di Rutelli con il suo manifesto in cui prospetta un disarcionamento della sinistra, sull'onda di quello "scalfarismo" già denunciato su questo giornale: «un impianto neoliberale - attacca Giordano - che ha come primo obiettivo quello di contrastare, con toni preoccupantemente autoritari, tutte le forme di critica e l'autonomia dei conflitti sociali». Operazione complementare al tentativo surrettizio di eliminare i soggetti antagonisti a colpi di referendum sulla legge elettorale. Ecco allora la sfida all'egemonia del piddì: rompere l'accerchiamento, scardinare «la primazia del campo riformista». A partire dal braccio di ferro sulle pensioni e più in generale sulla politica economica, dove la presunta «equidistanza del partito democratico tra impresa e lavoro» rivela in realtà un chiaro sbilanciamento a favore del primo fattore, mentre sul lavoro c'è una costante rincorsa «al prezzo più basso». Giordano tratteggia allora gli scenari dell'attuale fase della globalizzazione che fanno da sfondo a questa cultura dominante. Spiega come alla flexsecurity si accompagni «l'ipotesi di uno stato sociale minimo che tiene fuori aree significative delle nuove condizioni di precarietà». Da
qui la necessità di rilanciare il progetto di alternativa, di riforma della
società. Per il risarcimento sociale, con politiche del reddito a favore
dei giovani, oggi chiamati in causa solo come soggetti passivi di un fantomatico
scontro generazionale. Per fare dell'ambiente il cardine di uno sviluppo economico
basato su «risorse energetiche alternative» e «su produzioni
nuove». Tema, quello del dialogo con i movimenti, che interroga necessariamente anche la costruzione dell'identità del nuovo soggetto «plurale e unitario» che Giordano auspica decolli rapidamente. L'unico applauso a scena aperta lo strappa quando garantisce che «non c'è nessuna ipotesi di scioglimento di Rifondazione». Epperò, spiega, serve un'accelerazione nel processo di costruzione della Cosa rossa, di cui il Prc deve continuare ad essere il «motore». Ecco perché il segretario saluta con entusiasmo la manifestazione unitaria della sinistra prevista per settembre, che spera sia preceduta da «assemblee di popolo» nelle grandi città. I temi al centro della mobilitazione: precarietà, giovani, diritti civili.
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