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Ma anche lì, anche dove prevalgono, nessuno può contestare il calo di consensi alle destre. Le distanze fra il loro e il nostro schieramento si riducono radicalmente. Lo dicono i numeri. E parlano i dati anche in Sicilia, dove quella splendida persona che è Rita Borsellino, ci fa prendere cinque punti in più rispetto ai partiti della coalizione. Questo è successo. Ed è successo anche a Milano dove la Moratti ha dissipato una distanza di venti punti di vantaggio. Ed è successo dappertutto. A testimonianza che è falsa, oltre che offensiva, lidea che cè un paese diviso, fra un Nord produttivo e un Centro-sud improduttivo, che sceglie lUnione. Unanalisi che testimonia solo della regressione culturale di chi la elabora. Ma quale Nord? Perché il Piemonte che dà il 60 per cento a Chiamparino dovè?
Loro dicono che esiste uno scarto nel voto alla Casa delle Libertà fra le politiche e le amministrative. E in un certo senso è vero Eppure, le amministrative dovrebbero favorire il voto clientelare, non è così? Sicuramente, pensa solo alla Sicilia, esiste questelemento. Ma io facevo un ragionamento più generale. Pensavo cioè a quelloperazione fatta dalle destre, dal suo leader alla vigilia del voto politico.
Berlusconi ha ricomposto tutto ciò che aveva contribuito a disgregare, unendolo in una sorta di sogno regressivo. Alimentato, sorretto dalle paure. Vecchie e nuove: la paura del migrante, del no global, del diverso. Il collante insomma è stato la ricerca ossessiva del nemico.
Perché quella formula funziona sul piano nazionale. Non ha molto appeal su una scala più ristretta, quando cè in gioco unamministrazione comunale. Lì, si scende su un terreno dove si muovono altri interessi, prevalgono questioni che hanno a che fare col territorio. E lì le paure ancestrali funzionano meno. Posso usare un metafora?
Eccola: loro hanno unanima. Unanima nera. Ma hanno difficoltà a costruire un corpo.
Se vogliamo ha il problema opposto. Lo dico tanto per schematizzare però un fondo di verità cè: lUnione tende ad avere un corpo. Tende ad essere organizzata, strutturata nel territorio. Se ha una difficoltà però è proprio quella ad esprimere unanima.
Per anima? Intendo unidea di società, un popolo che si nomina portatore di un progetto alternativo. Ecco, questa è lanima. Ma se vuoi, anche qui, si può fare un esempio Quale? Il caso della Puglia. Cosè accaduto lì? Quando la tua politica sè costruita su una comunità solidale, contrapposta alla logica clientelare e nobiliare di Fitto, hai vinto. Al contrario, quando - alle elezioni politiche - alle parole dordine regressive di Berlusconi non hai saputo contrapporre una visione alternativa, hai perso. Ecco questa credo sia lanima: la fai costruendo popolo, costruendo partecipazione che in qualche modo alluda allalternativa. Lesatto opposto della filosofia delle destre. La nostra anima insomma la vorrei inclusiva, solidale, partecipata. E non pensare che siano discorsi astratti. Lho visto personalmente, in Sicilia, lemozione che ha suscitato Rita e come, con questa, sia riuscita a travolgere interessi mafiosi consolidati. E da lì noi ripartiamo. Anche se, certo, è drammatico il fatto di non avere rappresentanti di Rifondazione nel Parlamento siciliano.
Non ci può essere un giudizio univoco, che vada bene per tutte le situazioni. Però non mi sottraggo e ti rispondo che il dato, uno dei dati più rilevanti, è la crescita di consensi allUlivo.
Perché in qualche modo risponde ad una domanda, magari semplificata, ma che esiste nella società italiana: è la domanda di aggregazione. Così viene vissuto lUlivo. Non viene percepito, insomma, come elemento moderato ma aggregativo, unitario. E questo, inutile girarci attorno, è un elemento che deve stimolare tutti. Noi compresi.
No, non mi fraintendere. Non penso affatto che il processo che abbiamo avviato viva di riflesso, sia speculare alla costruzione del partito democratico. Però cè una sfida. E tutto ci spinge ad accelerare quel percorso. E lo dobbiamo fare rapidissimamente. Tempo e spazio sono stretti, insomma.
Insisti sul nuovo soggetto della sinistra radicale, però Rifondazione non
è andata benissimo alle elezioni.
Ti potrà sembrare strano ma anche per noi - così diversi dalla destra - esiste un problema fra le politiche e le amministrative. Quando si tratta di un voto nazionale, siamo percepiti come la forza che ha più identità. Torno alla metafora di prima: siamo percepiti come la forza della coalizione che ha più anima. Abbiamo però ancora un insediamento insufficiente.
Azzardo una risposta. Il voto ci ha colto, ci ha fotografato proprio nel bel mezzo di un passaggio difficile.
Sì, il voto ci ha fotografato in questo passaggio. Mi spiego: mentre le altre forze politiche hanno rinunciato, di fatto, ad una presenza nella società e si sono ridotti a comitati elettorali, insomma hanno assecondato al loro interno il processo di modernizzazione capitalista, noi abbiamo ancora lambizione a costruire un paese nel paese, per dirla con Pasolini. Abbiamo ancora lambizione a costruire una trama di relazioni, un fare società che è la nostra innovazione. Questo è il partito dell Rifondazione che servirà alla Sinistra europea. Ma lobiettivo è ancora lontano, cè da lavorare. E il voto, il voto di Milano e di altre parti, ci ha colto nel bel mezzo di questo cammino. Ha messo a nudo alcuni ritardi, insomma.
No, francamente tutto ciò non centra nulla, in un governo che ha cominciato a lavorare da troppi pochi giorni. E poi, francamente, mi sembra che se ci sia un dato è quello con cui abbiamo iniziato: e che cioè il consenso alla coalizione si estende. No, francamente mi sembra un argomento risibile.
Al di là delle affermazioni di DAlema, che non rispecchiano la traccia indicata dal programma dellUnione, sono convinto che il ritiro debba avvenire in forme non equivoche, Vale a dire col rientro di tutte le truppe, subito. Perché occorre un segnale di discontinuità. E un altro eventuale impegno civile deve avvenire col placet dellOnu ma solo in un secondo momento.
Gli ultimi fatti testimoniano, credo a tutti, che anche lì è in corso una guerra. E credo allora che occorra avviare fra le forze di maggioranza una riflessione, per fare un bilancio di queste iniziative, per ripensare la nostra presenza militare. Ripensarla definitivamente e ragionare sul ritiro. Di più: per ripensare a come supplire allassenza di iniziative italiane, laddove invece sarebbero davvero necessari sforzi per la pace. Penso alla Palestina, dove indipendentemente dalle scelte di Hamas, cè un nostro preciso dovere: intervenire per alleviare le sofferenze del popolo palestinese e restituire uno spazio negoziale effettivo. Che porti a due Stati, dove possano vivere due popoli.
Faticoso,
molto faticoso. Però anche entusiasmante. Riesco a vedere linizio
di un nuovo modo di lavorare. E come se tutti, insomma, avessimo avvertito
che la straordinaria capacità di direzione di Fausto avesse lasciato un
vuoto, incolmabile. E che questo vuoto potesse essere in parte riempito solo con
la solidarietà, con limpegno collettivo. Condiviso, da tutto il partito.
E questo si è tradotto in affetto, in solidarietà, in vicinanza.
Cose che ti aiutano. | |
| RIFONDAZIONE COMUNISTA | |