Il Pablo Rosso
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Conferenza di Atene dei PC : spaccatura sull'Iraq

La conferenza dei partiti comunisti che si è tenuta ad Atene dal 18 al 20 novembre scorso ed organizzata dal Partito Comunista Greco (KKE), di orientamento stalinista, ha registrato una profonda spaccatura sulla questione iraqena. Da tempo la politica del PC Iraqeno che pur condannando l'occupazione da parte degli Stati Uniti, partecipa al governo transitorio, è oggetto di controversia all'interno delle forze comuniste e di sinistra. Così come altrettanto controverso è il giudizio sulle forze della resistenza militare, prevalentemente concentrata nel territorio sunnita, e all'interno della quale operano sostenitori della dittaura di Saddam Hussein e gruppi fondamentalisti islamici assieme ad altre tendenze, laiche e nazionaliste.

Il comunicato ufficiale dell'incontro di Atene è del tutto reticente sulle divergenze esistenti tra le forze presenti all'incontro internazionale, in quanto cerca di presentare una immagine di unità e di coesione che non corrisponde alla realtà dei fatti. D'altra parte l'obbiettivo dei comunisti stalinisti greci, è quello di ricostruire un fantomatico "movimento comunista internazionale" sul modello di quello esistente negli ultimi anni dell'Unione Sovietica. Un movimento basato su di una unità fittizia e che allinea decine di gruppuscoli caratterizatt da dogmatismo ideologico ma senza alcuna influenza politica.

Il testo diffuso dal PC Greco sul proprio sito Intenet, fa riferimento all'impegno comune per una "campagna per il ritiro delle forze straniere di occupazione dall'Iraq". Inoltre fa riferimento ad una "attiva solidarietà con il popolo iraqeno, per la fine dell'occupazione e la restaurazione della sovranità del paese". Il testo non contiene alcun cenno ad un eventuale sostegno alla opposizione militare iraqena né alla politica del PC in Iraq.

E' dal sito Internet di quest'ultimo che si può apprenere dell'esistenza di una dichiarazione collettiva sottoscritta ad Atene da 26 partiti comunisti in "solidarietà con il popolo e le forze democratiche dell'Iraq". Nel testo viene espressa la solidarietà con "la lotta del popolo iraqeno per la pace, la sovranità e il progresso sociale". Viene criticata la politica "criminale e avventurista" degli Stati Uniti, condannandone la decisione di scatenare la guerra e di mantenere l'occupazione. Alcune formulazioni della Costituzione adottata in ottobre vengono criticate in quanto profondamente antidemocratiche e perché negano i diritti delle donne.

Il documento si conclude chiedendo la fine dell'occupazone dell'Iraq, ma anche "la fine immdiata di tutti gli atti assassini e terroristici nei confronti della gente comune e gli attentati contro obbiettivi civili da parte di bande assassine di sostenitori di Saddam e di forze fondamentaliste".

La presa di posizione, evidentemente ispirata dal PC Iraqeno, trova il sostegno di quasi tutti i Partiti comunisti del Medio oriente presenti all'incontro di Atene: PC Giordano, PC Libanese, PC Siriano, Partito Tudeh dell'Iran, PC Sudanese, Partito Algerino per la Democrazia e il Socialismo, PC dell'Egitto, Tribuna Progressista Democratica del Bahrain, PC Israeliano. In Europa hanno sottoscritto il testo il PC Britannico, il PC Irlandese, il Partito Operaio Irlandese, il PC Ausriaco, il PC Norvegese, il PC Svedese, il PC Tedesco (DKP), il PC in Danimarca (KPiD), il PC di Malta. Paticolarmente significativa l'adesione del'AKEL cipriota che anche su questo argomento, come su quello dell'Unione Europea e del Partito della Sinistra Europea, prende visibilmente le distanze dagli stalinisti del KKE, a cui pure è storicamente legato. Tra i partiti dell'ex blocco sovietico il documento viene sottoscritto dal PC di Bielorussia (gruppo pro-Lukaschenko), dal PC Bulgaro "Georgi Dimitrov", dal Partito dell'Alleanza Socialista di Romania, del Partito Socialista di Lituania e dal Nuovo PC di Yugoslavia. Al di fuori d'Europa hanno firmato il PC degli Stati Uniti e il PC d'Australia.

Gran parte delle firme provengono da partiti che facevano parte dalla corrente filosovietica e che si considerano tuttora "marxisti-leninisti", se non stalinisti.

Franco Ferrari


INTERNAZIONALE