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Oltre alla nascita della nuova formazione politica centrista, gli elettori dovevano valutare il nuovo profilo assunto dal Partito Laburista privato di un dirigente storico come Shimon Peres (passato al Kadima), ma che si è presentato con un nuovo leader il sindacalista ed ebreo di origine orientale Amir Peretz. Nelle precedenti elezioni del 2003 Peretz guidava una piccola formazione politica chiamata Am Ehad (Una Nazione) che aveva posto al centro del proprio programma le difesa dei ceti sociali più deboli. Am Ehad aveva raccolto il 2,8% consentendo a Peretz di entrare in Parlamento. Confluito nuovamente nel Partito Laburista, da cui proveniva, nelle primarie interne al maggior partito della sinistra moderata, Peretz è riuscito a sconfiggere di misura il suo quasi omonimo Peres. Il Partito Laburista è stato il partito che ha avuto il principale ruolo nella formazione di Israele ed è stato per diversi decenni la forza politica dominante. La sua base era costituita soprattutto da ebrei provenienti dai Paesi dell'Europa centro-orientale. L'incapacità di rinnovarsi e di inglobare le nuove ondate migratorie provenienti dai Paesi arabi e poi dall'ex Unione Sovietica ha portato al declino di questo partito. Nelle elezioni del 28 marzo ha ottenuto il 15,0% con un leggero incremento rispetto al 14,5% del 2003. Un miglioramento sufficiente a consolidare la leadership di Peretz, dato che è riuscito a contenere l'offensiva di Kadima sul proprio elettorato. Più difficile il compito di riconquistare un ruolo centrale nel sistema politico israeliano, che si presenta sempre più frammentato. A sinistra del Partito laburista si collocano tre liste: Meretz, Hadash e Balad. Meretz-Yachad Il Meretz-Yachad è quanto resta della tradizione sionista di orientamento marxista interpretata dal Mapam. Questo partito nei primi anni della formazione di Israele aveva un notevole consenso elettorale ed era fortemente radicato nel movimento dei kibbutz e nel sindacato Histadrut. Il suo profilo ideologico lo avvicinava ai partiti comunisti. Molti dei suoi dirigenti ed intellettuali si consideravano marxisti-leninisti e filosovietici e differivano dal movimento comunista ufficiale solo per l'atteggiamento positivo assunto nei confronti del sionismo. Mentre nel 1948 l'Unione Sovietica e gli altri paesi del campo socialista in particolare la Cecoslovacchia, si schierarono nettamente a favore di Israele, a partire dagli anni '50 cominciarono a guardare con sempre maggiore favore al nascente nazionalismo arabo, accusando Israele di essere diventato uno strumento dell'imperialismo americano. Questo contribuì all'isolamento e alla crisi del sionismo marxista. Le radici del Mapam erano anch'esse, come per i laburisti, nel mondo dell'immigrazione di provenienze europea dove erano forti i valori collettivisti. L'isolamento internazionale e la crisi del movimento dei kibbutz, hanno progressivamente eroso il consenso del Mapam. Attraverso l'unificazione con altri gruppi di diversa provenienza che condividevano la comune posizione pacifista nei confronti della questione palestinese, il Mapam si è trasformato in Meretz abbandonando i riferimenti marxisti e trasformandosi in "Partito Socialdemocratico" (questo è la denominazione ufficiale utilizzata in inglese). Nelle elezioni del 28 marzo, il Meretz, guidato da Yossi Beilin, uno dei protagonisti della formulazione del piano di Ginevra per una soluzione pacifica del problema israelo-palestinese, ha ottenuto 118.000 voti, pari al 3,8%. Rispetto al 2003 il calo è piuttosto netto. Infatti nelle elezioni per la precedente Knesset aveva ottenuto 164.000 voti, pari al 5,2%. I seggi sono scesi da 6 a 5. I dirigenti appartenenti alla maggioranza del partito ritengono che il Meretz abbia sostanzialmente mantenuto la propria forza elettorale in quanto il seggio perduto apparteneva alla fazione "Democratic Choice" di Roman Bronfman (un ebreo di origine russa, che si è poi allontanto dal Meretz). Yossi Beilin esprime una valutazione positiva del fatto che il voto di protesta sia andato al "Partito dei Pensionati", presente per la prima volta, che ha conquistato 7 seggi, le cui richieste per un miglioramento del welfare per gli anziani sono valide e giustificate e il cui approccio al processo di pace è "pragmatico e centrista", come ha sostenuto nella lettera inviata ai sostenitori del Meretz negli Stati Uniti. Inoltre sempre secondo Beilin per la prima volta nella storia di Israele la maggioranza della Knesset è stata eletta su una piattaforma che sostiene la divisione della Palestina tra due Stati. Per quanto riguarda il futuro governo il leader del Meretz auspicava -nella stessa lettera - che il suo partito potesse entrare a far parte del nuovo governo. Ma alla fine non è stato accettato nella coalizione guidata da Ehud Olmert, nonostante un appello diffuso pochi giorni prima della presentazione della nuova compagine alla Knesset, dai leaders del movimento dei kibbutz per chiedere l'inserimento del Meretz nella coalizione. L'appello di Zeev Schor e Gabri Bargil è stato rivolto non a Olmert ma al leader laburista Peretz, cercando di convincerlo che la presenza del Meretz avrebbe aiutato gli stesso laburisti nel sostenere la loro politica. Secondo gli osservatori critici del Meretz, il risultato elettorale negativo sarebbe stato causato dalla scarsa popolarità del piano di pace di Ginevra tra l'elettorato ebraico, ma anche dall'immagine del suo leader Beilin, considerato come appartenente all'elite sociale israeliana, che da tempo sta perdendo credibilità e consenso. Critiche sono emerse anche all'interno del partito anche se non mettono in discussione la politica perseguita quanto alcuni iniziative di Beilin, considerate elettoralmente dannose. In particolare la deputata Zahava Gal-On ha polemizzato con il leader del partito per il suo incontro, avvenuto in campagna elettorale, con Avigdor Lieberman, il leader della formulazione populista di destra sostenuta dagli elettori di origine russa. Hadash Il Fronte Democratico per la Pace e l'Uguaglianza (Hadash) è una coalizione politico-elettorale la cui maggiore componente è il Partito Comunista Israeliano (Maki), di tradizione filosovietica. La fase pre-elettorale è stata caratterizzata da forti tensioni all'interno del Fronte che si sono inasprite nel momento della formazione della lista. Il sistema elettorale israeliano è proporzionale e non prevede preferenze. Pertanto la formazione della lista stabilisce di fatto chi saranno i parlamentari eletti (un sistema analogo a quello utilizzato nelle recenti elezioni italiane). A metà gennaio si è riunito il Consiglio di Hadash al quale hanno partecipato circa 500 delegati. Al primo posto della lista è stato confermato Muammad Barakah, comunista, con il 69 % dei voti favorevoli. Al secondo posto anziché Issam Mahul, parlamentare uscente e Segretario generale del Maki è stato eletto Hanna Swaid, indipendente. Al terzo posto è stato inserito Dov Hanin, ebreo e dirigente del Partito Comunista. Lo scontro all'interno di Hadash si trascina da diversi anni. Da una parte vi sono Mahul, l'ex parlamentare Gozanski e la maggioranza del Maki che insiste affinché fra i primi tre candidati, quindi in posizione eleggibile, vi sia anche un ebreo ed era contraria a confermare l'accordo con il politico arabo nazionalista moderato Ahmad Tibi (già consulente politico di Arafat). Nel 2003 Hadash si era alleato a Tibi che era stato eletto insieme a Barakah e Mahul. Per la prima volta da molto tempo nessun ebreo era entrato alla Knesseth nella lista di Hadash. Il risultato della votazione sulla composizione della lista, che ha visto l'inserimento di Swaid al posto di Mahul, è piuttosto soprendente in quanto il 75% dei membri di Hadash sono anche iscritti al Partito Comunista. Questo conferma come le divisioni passino anche all'interno dei comunisti. Favorevoli invece a mantenere l'alleanza politica ed elettorale con Tibi erano invece Barakah e altri esponenti di rilievo della componente araba di Hadash. Fino all'ultimo è stata incerta le configurazione delle liste che si rivolgono all'elettorato arabo. Già nel 2003 vi erano tre movimenti contrapposti. Oltre ad Hadash, si presentarono la Lista Araba Unita, vicina al movimento islamico, e la Assemblea Nazionale Democratica (Balad), guidata da Azmi Bishara, ex militante del Partito Comunista. Il Fronte Democratico per la Pace e l'Uguaglianza ottenne 94.000 pari al 3,0% e tre seggi (di cui uno, come detto, a Tibi); la Lista Araba Unita raccolse 66.000 voti, pari al 2,1% e due seggi; il Balad ottenne 71.000 voti, pari al 2,3% e 3 seggi. La modifica alla legge elettorale, intervenuta nel frattempo ha alzato la soglia di sbarramento necessaria per entrare alla Knesset, dall'1,5 al 2%. Vi era quindi il timore che la concorrenza tra le tre liste potesse portare alla dispersione del voto arabo. Alla fine le differenze politiche e ideologiche ma anche i conflitti personali hanno reso impossibile la riduzione del numero delle liste. La principale differenza rispetto al 2003 è stata la rottura di Tibi con Hadash e la sua alleanza con la Lista Araba Unita. La campagna elettorale di Hadash Ci sono due elementi della campagna del Fronte che sono stati messi in evidenza dalla stampa israeliana. Il primo è la riaffermazione del carattere misto e non solo arabo della coalizione. Benché la stampa lo collochi normalmente (soprattutto nei sondaggi) sotto la categoria indistinta delle "liste arabe", il Fronte, oltre a presentare candidature ebraiche, ha sviluppato una campagna rivolta specificamente alla maggioranza degli elettori. Il quotidiano israeliano Jerusalem Post ha riferito di un iniziativa elettorale tenuta nella sinagoga progressista di Gerusalemme Kol Haneshama alla presenza di circa 150 elettori ebrei. All'incontro erano presenti per Hadash, Dov Khenin, avvocato ambientalista, Khulood Badawi, una nota attivista araba per i diritti umani e Ishai Menuchin, fondatore di Yesh Gvul, l'organizzazione dei soldati refuznik (che si rifiutano di partecipare all'occupazione militare dei territori palestinesi). Jerusalem Post ha riferito che i presenti erano meno interessati alla questione del conflitto israelo-palestinese, per il quale il Fronte ha sempre sostenuto la soluzione dei due stati, quanto a temi "civili" quali la sperimentazione scientifica sugli animali, la legalizzazione dell'aborto e l'atteggiamento verso la comunità gay. I rappresentanti del Fronte hanno dichiarato di essere favorevoli alla legalizzazione dell'aborto in quanto "una donna ha diritto al controllo sul proprio corpo". Tutti e tre i candidati del Fronte hanno dichiarato di sostenere i diritti degli omossessuali, anche se Badawi ha precisato che lei si concentrerà prioritariamente sui diritti delle donne arabe, tra cui quello di poter andare all'Università. Sulla questione dei rapporti con Hamas, Khenin ha dichiarato di sostenere i negoziati con i palestinesi attraverso l'OLP e il presidente dell'Autorità Mahamoud Abbas. Da sottolineare un'altra affermazione di Dov Khenin, riferita dal Jerusalem Post, riguardante la questione del giudizio sul sionismo. "Non siamo un movimento ideologico", ha dichiarato l'esponente comunista, "non abbiamo una posizione sul sionismo, nel nostro partito c'è gente che è sionista e c'è gente che è anti-sionista". Tradizionalmente il Maki, si è caratterizzato come partito della sinistra anti-sionista anche se favorevole alla presenza di due stati in Palestina. Da questa dichiarazione emerge come per Hadash l'essere pro o contro il sionismo non sia una discriminante e che questa posizione sia fatta propria dagli stessi comunisti. Un altro elemento significativo dell'evoluzione del profilo del Fronte Democratico per la Pace e l'Uguaglianza è il ruolo dato ai temi della tutela dell'ambiente. Il quotidiano israeliano Haaretz ha scritto che Hadash si è trasformato molto tranquillamente nella lista più ambientalista tra quelle in condizione di entrare nella Knesset. A sostegno di questa tesi il giornale riferisce il ruolo che in materia hanno da tempo due dei tre candidati della lista posti in situazione di eleggibilità, Dov Khenin e Hanna Swaid. Il primo è stato per diversi anni presidente di "Vita e ambiente", il forum che raccoglie le organizzazioni ambientaliste di Israele. Il secondo è direttore del Centro Arabo per la Pianificazione Alternativa. Tra il 1995 e il 2003 è stato membro del consiglio nazionale per la pianificazione e la costruzione ed ha attivamente partecipato a decisive battaglie per la tutela dell'ambiente, in particolare a Haifa e a Jaffa. Haaretz collega il ruolo dei due esponenti della sinistra alternativa israeliana con l'evoluzione in corso nel movimento ambientalista, il cui dibattito tende sempre più a collegare i danni all'ambiente con aspetti di disuguaglianza sociale, in quanto spesso la parte della popolazione che ne soffre subisce anche condizioni sociali disagiate. Per il giornale israeliano la determinazione di una parte maggioritaria di Hadash nel rifiutare l'alleanza con settori nazionalisti arabi come il partito di Ahmed Tibi e il Balad possono indicare il tentativo di ampliare l'agenda del partito combinando le posizioni sulla pace, sui diritti della minoranza araba e sulle questioni sociali anche i temi rosso-verdi. Hadash conquista tre seggi I comunisti e i loro alleati nel Fronte hanno ottenuto 85.823 voti, pari al 2,73% e tre parlamentari. Nelle elezioni precedenti avevano raccolto 93.819 voti pari al 2,98%. Si è registrato pertanto un calo di circa 8.000 voti, in parte dovuto alla flessione nella partecipazione complessiva al voto, corrispondente ad una diminuzione percentuale dello 0,26. La lista di Hadash aveva ottenuto 3 seggi nelle precedenti elezioni, ma uno di questi era andato ad Ahmed Tibi, quindi in termini di parlamentari il Fronte ottiene un eletto in più. Non disponiamo al momento della suddivisione dei voti tra gli elettori arabi e quelli ebrei e quindi non è possibile valutare se la scelta operata di riequilibrare la presenza ebraica abbia consentito di incrementare i voti al di fuori della minoranza araba. I dati suddivisi per regione indicano però che gran parte del voto resta concentrato nelle regioni dove vivono prevalentemente i cittadini arabo-israeiliani: Akko 14,08% (-2,34%), Yisrael 13,26% (-2,26%), Hadera 9,41% (+3,63%), Kineret 5,60 % (1,79%). In queste quattro regioni Hadash raccoglie 65.502 voti (nelle precedenti elezioni erano 68.501). Per quanto riguarda le maggiori città, Hadash ottiene lo 0,34% a Gerusalemme, lo 0,95% a Tel Aviv, l' 1,15% a Beer Sheva e il 2, 87% ad Haifa. Le elezioni hanno evidenziato un cambiamento nel rapporto relativo tra le liste a maggioranza araba. Nel 2003 Hadash aveva il 2,98% contro il 2,26% di Balad e il 2,08% della Lista Araba Unita. Nelle elezioni del 28 marzo La Lista Araba Unita diventa la più forte con il 3,01%, contro il 2,73% di Hadash e il 2,29% di Balad. E' quindi la lista più moderata e anticomunista, vicina al movimento islamico e con un forte sostegno nella comunità beduina, a beneficiare della crescita di voti grazie anche alla nuova alleanza stretta con il partito di Tibi. E' stato comunque sventato il timore, molto forte prima del voto, che l'innalzamento della soglia di sbarramento del 2% per entrare alla Knesset potesse mettere a rischio la rappresentanza dei partiti arabi. L'Ufficio politico del PC Israeliano (Maki) ha dato un giudizio positivo del voto ottenuto dal Fronte, considerata la concorrenza esistente nel voto della minoranza araba. Inoltre il Fronte si è scontrato con le barriere del nazionalismo e del razzismo tra l'elettorato israeliano e la mancanza di speranza tra gli elettori sia arabi che ebrei. Il Maki rivendica come "strategicamente corretta" la decisione di sottolineare l'importanza della partecipazione alle elezioni con una lista la cui composizione garantisse il carattere arabo-ebraico del futuro gruppo alla Knesset. Incoraggiato dal voto, il Maki si propone di costruire un ampio fronte ebraico-arabo per la difesa della democrazia in Israele e contro le politiche razziste e discriminatorie. Per quanto riguarda il quadro complessivo emerso da voto, i comunisti rilevano che il calo della partecipazione (dal 68% al 63%) dimostra una crescente sfiducia dell'opinione pubblica nei confronti del sistema politico. La sconfitta dei partiti che si sono opposti al ritiro dai territori indica nuovamente che la maggioranza degli israeliana condivide una qualche forma di evacuazione degli insediamenti. Esiste inoltre una crescente opposizione alle politiche socio-economiche neoliberiste condotte negli ultimi anni. Per quanto riguarda il nuovo partito Kadima, l'opinione del PCI è che esso abbia presentato un programma teso a cancellare le differenze politiche e a proporsi come il partito dell'unità nazionale. Il relativo successo del Kadima, che simbolizzerebbe "la fine della politica" in quanto include i leader sia del Likud di destra che del Labour di sinistra, è l'espressione della profondità della crisi non la sua soluzione. Il nuovo governo guidato da Olmert continuerà la politica di Sharon: annessione ad Israele degli insediamenti nella West Bank, brutale oppressione dei palestinesi, privatizzazioni e taglio delle spese sociali. Balad L'Assemblea Nazionale Democratica, la cui sigla in ebraico è Balad, è stata fondata nel 1996 da Azmi Bishara, ex militante del Partito Comunista. Si definisce come partito nazionale democratico e progressista e a differenza di Hadash contesta il carattere ebraico dello stato di Israele. Sostiene la necessità di trasformarlo in uno stato secolare, unica condizione grazie alla quale i cittadini arabi possono ottenere tutti i diritti culturali e nazionali. Balad è il partito più vicino alle correnti nazionaliste palestinesi ed è sorto criticando il PC Israeliano in quanto questo partito ha adottato un "approccio inclusivo" nel delineare il ruolo dei cittadini arabi all'interno dello stato di Israele. Inoltre a differenza dei comunisti, il Balad non ha sostenuto gli accordi di Oslo. Nelle elezioni del 28 marzo il partito di Bishara ha confermato i suoi due parlamentari, con un incremento di circa 10.000 voti. L'Organizzazione per l'Azione Democratica (ODA) L'ODA, la cui sigla in arabo è Da'am, è un piccolo gruppo marxista radicale che presente alle elezioni con una propria lista che aveva la particolarità di essere l'unica guidata da una donna, Asma Agbarieh e di includere una forte presenza di lavoratori tra i candidati. Il gruppo è sorto ad Haifa nel novembre del 1995 e fin dalla sua nascita aveva deciso di partecipare alle elezioni. In precedenza i suoi promotori avevano votato per Hadash, ma erano giunti alla conclusione che il Partito Comunista, dopo il crollo dell'Unione Sovietica, avesse abbandonato il marxismo. Anche l'ODA come il Balad di Azmi Bishara si è opposto agli accordi di Oslo, che hanno aperto la strada al riconoscimento dell'Autorità Nazionale Palestinese. L'ODA ritiene necessario costituire in Israele un partito dei lavoratori, che si basi soprattutto sui lavoratori arabi, e si considera parte del movimento internazionale contro la globalizzazione e contro la guerra. L'attività del partito si appoggia soprattutto su una ONG formata nel 1995, il Workers Advice Center. Il risultato dell'ODA rimane del tutto marginale. Il 28 marzo ha raccolto solo 3.691 voti, pari a circa lo 0,1%. Nel 2003 aveva raccolto 1.925 voti. Una progressione modesta ed insufficiente a farlo realmente entrare nello scenario politico. Conclusioni Le elezioni della Knesset del marzo scorso, hanno prodotto diversi cambiamenti nel quadro politico, con la scomparsa di alcuni partiti (come il centrista Shinui), la sconfitta di altri (il Likud) l'emergere di nuove forze politiche (oltre al Kadima, anche il partito dei pensionati, e il partito degli immigrati russi di Liberman). Non sembra però che questi cambiamenti siano in grado di dare una soluzione duratura alla crisi del sistema politico israeliano. Per quanto riguarda le principali questioni a cui la politica israeliana dovrebbe dare soluzione, il conflitto con i palestinesi e la crisi sociale, non sembra che il futuro governo possa determinare cambiamenti radicali e positivi. La sinistra pacifista, sia quella strettamente ebraica del Meretz, che quella arabo-ebraica di Hadash resta divisa e con una influenza politica limitata. Hadash ha retto all'emergere delle correnti nazionaliste e islamiche nella minoranza palestinese, ma non ha più il netto predominio che ha avuto fino agli anni '80 tra gli elettori della minoranza araba. Il Meretz da parte sua resta il principale riferimento dell'opinione pubblica pacifista ebraica, anche per gli stretti legami con il movimento "Peace now", ma non ha potuto o non ha voluto collegare questo tema alle problematiche di carattere economico e sociale. Alla luce del successo della destra islamica di Hamas nelle elezioni nell'Autorià Nazionale Palestinese, emerge come la mancata soluzione del conflitto israelo-palestinese, insieme ad altri fattori, abbia determinato la crisi delle componenti laiche e di sinistra sia in Israele che in Palestina. FRANCO
FERRARI Fonti:
siti web del Maki, Meretz-Yachad, Balad e ODA, della Knesset e edizioni on line
dei quotidiani Haaretz e Jerusalem Post, pagina di Wikipedia in inglese sulle
elezioni israeliane. | |
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