Jumblat:
«Hezbollah sta vincendo la guerra»
di Lorenzo Trombetta (da Liberazione)
A colloquio con lo storico
leader druso libanese nonché segretario del Partito socialista progressista
(Psp): «Gli Stati Uniti devono fermare Israele» Poi lattacco
contro le politicche di Damasco: «La Siria vuole vendicarsi della Rivoluzione
dei cedri che ha messo fine alla sua tutela sul Libano»
Beirut
Non
sorride né sembra aver voglia di parlare Walid Jumblat, leader druso libanese
e segretario del Partito socialista progressista (Psp), arroccato nel suo castello
di Mukhtara nel cuore delle montagne dello Shuf, a sud est di Beirut. «Non
so quando finirà questa guerra. Per il momento non possiamo far altro che
guardare il nostro paese che brucia» dichiara amareggiato a Liberazione.
Accanto a lui numerosi dignitari drusi e gente comune dei villaggi vicini attendono
il loro turno per esser ricevuti da Walid Bek. Come ogni sabato, la
residenza di Mukhtara si apre alla plebe in cerca della consolazione
e dellintervento del suo feudatario. Jumblat è un signore
alto e slanciato di quasi 57 anni. Il prossimo 9 agosto sarà il suo compleanno,
«ma non ho nulla da festeggiare» confessa mentre dà uno sguardo
fuori la finestra della sala. Sulla sua destra un dipinto che ritrae la vittoria
delle truppe zariste contro quelle di Hitler alle porte di Mosca. «Hezbollah
sta vincendo questa guerra e tra poco ne avremo la conferma» assicura anche
se non sembra entusiasta di questo scenario. «Il Partito di Dio lavora negli
interessi dellIran. Per mesi abbiamo tentato di trovare un compromesso perché
la sua azione rientrasse nel contesto dello Stato libanese, ma non ci siamo riusciti.
E oggi, con laggressione israeliana, tutto il Libano sta pagando un prezzo
altissimo. Tutto il paese, non solo Hezbollah».
Dal 3 marzo scorso,
infatti, i principali rappresentanti politici e confessionali del Libano si erano
dati appuntamento attorno al tavolo del dialogo per discutere delle
principali questioni politiche interne. Prima ogni settimana, poi con intervalli
più lunghi, il tavolo di Beirut non aveva partorito molto, e si sarebbe
dovuto riunire nuovamente alla fine di luglio per trovare un compromesso proprio
sulla Strategia di difesa comune. Ovvero: come assimilare lala
armata di Hezbollah nellesercito regolare nazionale, e come far sì
che lo Stato prendesse finalmente il controllo del sud del paese. «Continuo
a ripetere che nessuno può pensare di risolvere la questione con la forza
e dallesterno - dice Jumblat - e sono convinto che solo con un accordo interlibanese,
trovato attraverso la mediazione e il compromesso, si potrà arrivare a
una soluzione e non cè dubbio che il Partito di Dio dovrà
rientrare nel contesto dello Stato. Per ora - continua - tutto ciò è
comunque fuori discussione. Ci troviamo sotto le bombe». Walid Bek esclude
che un contingente internazionale potrà esser formato e dispiegato nel
sud come richiesto da Israele. «Vogliono forse fare unaltra guerra
a Hezbollah? Chi ha oggi il potere di vincerla?».
Un
notabile druso attende di parlare col suo capo e il segretario fa un cenno a Jumblat.
Questi si alza e si avvicina allanziano vestito con labito nero tradizionale
e col copricapo bianco, simbolo dei picchi innevati delle montagne da sempre abitate
dalla sua gente. I drusi si trovano in tutto il Levante arabo, circa 600mila unità
sparse tra lo Shuf libanese, lo Hawran siriano, il Golan occupato da Israele la
Galilea oggi parte dello Stato ebraico. I drusi appartengono allIslam, ma
da molti musulmani non sono considerati tali anche perché la loro dottrina,
oltre a contenere elementi derivanti dallo sciismo ismailita, né conserva
altri di provenienza gnostica e cristiano-orientale.
Nel
paese dei Cedri sono ben rappresentati (8 deputati su 128 in parlamento, due ministri
nel governo) pur contando poco più del cinque per cento della popolazione
totale (210mila su 4 milioni). Gente di montagna, tradizionalmente chiusa e diffidente,
le comunità non emancipate dalla vita cittadina praticano ancora lendogamia
e la divisione clanica è ancora un fattore politico e sociale determinante.
I Jumblat sono da sempre una delle famiglie più potenti, e con lavvento
di Kamal, carismatico politico e padre di Walid, la casata si è affermata
come il riferimento dei drusi del Libano. Dalla fine degli anni sessanta, il Psp
di Kamal Jumblat si è imposto sugli altri clan conquistando gran parte
dei seggi riservati alla comunità drusa nel parlamento nazionale (oggi
il Psp conta ben 17 deputati anche di altre confessioni). Morto il padre nel 1979
(secondo le ricostruzioni ucciso dai siriani), il giovane Walid si ritrovò
a capo di un partito e di unintera comunità, ereditando anche il
titolo ottomano feudale di Bek, rappresentante locale dellautorità
imperiale di un tempo.
Così,
nel mezzo della guerra civile (1975-91), il rampollo di famiglia, fino ad allora
noto per la sua vita libertina e lontana dallimpegno politico, si rimboccò
le mani diventando negli anni uno dei leader più abili dello scacchiere
libanese e mediorientale. Conscio dellinferiorità numerica della
sua gente rispetto a quella di altre comunità più consistenti (sciiti,
sunniti, maroniti), Jumblat jr ha sempre cercato di giocare danticipo cambiando
alleanze in tempo da tenersi a galla nelle dispute militari e politiche. Dopo
aver abbassato la testa alla tutela di Damasco nel paese (1991-2005), Walid Bek
è stato uno dei primi ad annusare il vento di cambiamento che da Washington
soffiava nella regione. Dal 2004 ha iniziato a schierarsi apertamente contro la
Siria e i suoi clienti libanesi: «Difendo lidentità araba,
ma non voglio alcun interferenza esterna sul mio paese»
Lo ribadisce
anche adesso quando gli si chiede che tipo di conflitto sia questa in cui si trova
il paese: «E una guerra per procura con Stati Uniti e Israele da una
parte e Iran e Siria dallaltra». La soluzione da lui proposta è
tanto semplice quanto per ora irraggiungibile: «Washington deve fermare
laggressione israeliana e far capire al suo alleato che sul terreno sta
perdendo il confronto. Gli Stati Uniti si devono quindi impegnare a trovare una
soluzione equa e definitiva alla questione palestinese, mentre dallaltra
parte bisogna arrestare laggressione siro-iraniana contro il nostro paese».
In particolare, sul ruolo di Damasco, Jumblat torna allattacco: «La
Siria tenta in ogni modo di vendicarsi della rivoluzione dei Cedri
(primavera 2005) che ha messo fine alla sua tutela sul nostro paese. Così
oggi Damasco vuole tornare a dominare in Libano, mentre dal fronte siro-israeliano
non si spara una pallottola dal 1974 contro lo Stato ebraico. E il Libano continua
a bruciare». Altri notabili premono per presentare le loro richieste ma
il leader druso non sembra avere più parole per nessuno: «Questa
volta non so cosa succederà. Chiedetelo a chi ha i missili. Oggi, la voce
dei cannoni è più alta di ogni discorso».