Dibattito
sulla pace al festival Lilliput con Dell'Olio, Troisi e Andreatta
06/09/2005 - Si è tenuto ieri sera al Festival Lilliput il dibattito dal
titolo Pace Come si attua una politica estera nonviolenta. Non solo
ritiro delle truppe ora, ma una concreta e partecipata attuazione dell'articolo
11 della Costituzione, cui sono intervenuti Tonio Dell'Olio, membro del direttivo
del Tavolo della Pace, Riccardo Troisi, della CampagnaControl Arms, Filippo Andreatta,
professore di scienza politica e relazioni internazionali all'Università
di Bologna, e Gianni Calligaris come moderatore. Politica di disarmo, pace,
nonviolenza, situazione in Irak sono stati i temi trattati.
Una
politica di disarmo da sola - ha esordito Dell'Olio - non è sufficiente
a garantire una politica estera nonviolenta perchè questa passa sempre
più attraverso l'economia e persino attraverso il Ministero degi Interni.
Pensiamo solo al problema dell'immigrazione: è di politica estera o interna?
La
politica o è di pace o non è, perchè la politica è
la capacità di dirimere i problemi, i conflitti, attraverso altri metodi
che non siano la violenza. Per questo la questione della nonviolenza costituisce
l'anima stessa della politica, che o è nonviolenta o non è.Poi
Dell'Olio fa un passaggio ulteriore: La pace è opera di giustizia.
La politica di un Governo che diminuisce le spese per la cooperazione internazionale
e aumenta le spese militari, o che finanzia le cosiddette missioni di pace
con i fondi della cooperazione, quella non è una politica di pace.
Troisi
ha puntato l'accento sulla necessità di declinare concretamente il concetto
della pace: Rispetto al passato, quando la paura atomica era dominante,
dagli anni '90, si è passati a campagne concrete e pratiche per il disarmo:
dalle mine alle banche armate. Oggi si pratica e non si parla il disarmo. La campagna
di Control Arms ne è un esempio: si batte per un trattato internazionale
sul commercio delle armi leggere, a causa delle quali ogni anno muoiono 500.000
civili. La redazione di questo trattato potrebbe essere un risultato concreto
per la risoluzione nonviolenta dei conflitti.
Oggi parlare di pace significa
parlare di riduzione delle armi, ma anche di giustizia sociale e di cancellazione
del debito. Ma poiché la violenza è il modo con cui la ricchezza
mantiene il proprio modello, si pone il problema di come l'Italia vuole e vorrà
porsi rispetto a questo.
Per Andreatta i termini della questione
sono differenti:La politica ha affermato deve occuparsi della
forza. Per esempio, l'utilizzo delle forze dell'ordine contro il terrorismo è
un esempio di uso politico della violenza legittimo. Preferisco insomma che, in
un mondo che non è pronto a vivere senza violenza, la politica se ne occupi
e riesca a discernere tra usi buoni e cattivi, costruttivi e distruttivi della
forza. Credo che la politica debba controllare la violenza e per poterlo fare
deve occuparsene, introducendo però un'etica nella politica estera, mentre
oggi è il business a prevalere.
Tutti concordi i relatori
sulla necessità di un ritiro delle truppe dall'Irak, anche se con motivazioni
differenti. Per Andreatta, posto che la guerra è stata sbagliata
sotto tutti i punti di vista, credo che la presenza delle truppe di occupazione
renda oggi più difficile la situazione che si è creata. Sarebbe
auspicabile il ritiro di tutte le truppe europee e una drastica riduzione di quelle
USA. I soldi spesi ora per i contingenti vanno convertiti in aiuti economici e
nel rafforzamento delle capacità di polizia, l'unico modo per affrontare
il problema del controllo del territorio.
In Irak sono
stati violati elementi di diritto umanitario con una politica inaccettabile. Non
è possibile delegare a truppe, che hanno occupato e ucciso, un percorso
di ricostruzione.
Anche Dell'Olio il ritiro delle truppe è
doveroso. L'uso regolato della forza in uno Stato democratico conclude
dovrebbe essere appannaggio di un corpo di polizia internazionale, previsto
dalla Carta delle Nazioni Unite, ma mai creato. La nonviolenza deve continuare
ad essere l'anima della politica. La risposa violenta che è stata data
all'11 settembre non solo non ha ridotto la violenza, ma l'ha aumentata.
da LUNGOPARMA
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