Festival
Lilliput: dibattito sulla mafia, tra gli ospiti Dalla Chiesa e Ingroia
12/09/2005 - Si è svolto ieri sera al Festival Lilliput il dibattito
"Mafia - contro la mafia a mani nude. Il coraggio di sfidare l'illegalità
con il sudore della fronte", cui sono intervenuti Nando Dalla Chiesa, il
magistrato Antonio Ingroia, la giornalista RAI Maria Grazia Mazzola, Gianluca
Faraone, presidente?della Cooperativa "Placido Rizzotto- Libera Terra",
e Maurizio De Luca come moderatore. Davanti a un pubblico numeroso e partecipe,
si è parlato della possibilità di combattere la mafia, dell'attività
di chi a diversi livelli, politica, magistratura, informazione, cooperative che
coltivano le terre confiscate ai mafiosi, si impegna in questa direzione. Il
dibattito è stato preceduto dalla presentazione del libro "Le mani
in pasta", sulle cooperative di Libera Terra, di Carlo Barbieri, che ha raccontato
il percorso che lo ha portato alla scrittura: "Io sono un dirigente di Coop
Italia - ha spiegato - ma quando si è potuto commerciare i prodotti di
queste cooperative, ho iniziato a conoscere meglio la realtà da cui provenivano.
Dai miei appunti e carteggi è nato il materiale per questo libro, che è
una specie di viaggio in Sicilia".
Nando Dalla Chiesa ha tracciato
una storia dei passaggi legislativi che hanno portato alla confisca dei beni della
mafia, che è stata possibile solo dopo l'assassinio di di Pio La Torre
e del Generale Dalla Chiesa: "nell'82 la legge c'era già, ma era ferma,
in seguito è stata approvata la legge La Torre. Sono passati anni prima
dell'applicazione, resa possibile anche grazie a Libera e a Don Ciotti".
Faraone
ha spiegato meglio la realtà di Libera: "Nelle zone da cui proveniamo
- ha raccontato - Corleone, Piana dei Greci, San Giuseppe Iato, la confisca dei
beni mafiosi stava avendo contraccolpi negativi, perchè le terre confiscate
rimanevano incolte, mentre accanto le proprietà mafiose erano lavorate.
Fondamentale è stato il ruolo di Libera, che ha portato all'assegnazione
di terre alle cooperative per lavorarle".
Inizialmente, le persone
avevano paura a lavorare con queste cooperative, oggi le domande sono superiori
alle loro possibilità di assumere. "Vogliamo rendere visibile - ha
concluso Faraone - la Sicilia fatta di persone normali che lavorano, una Sicilia
che c'è". Meno roseo il quadro tracciato da Maria Grazia Mazzola,
che ha denunciato la difficoltà, per chi si occupa di informazione, di
tenere viva la memoria del passato: "In Italia c'è sempre stato fastidio
per la memoria, c'è un sistema di potere che si serve per governare dell''oblio.
Da troppo tempo nessuno racconta più la storia e nell'informazione c'è
un veto rispetto a certi fatti. Per esempio, di Mani Pulite non si può
parlare. Chi osa più parlare degli intrecci tra mafia e politica, o della
politica che si serve di metodi mafiosi per ottenere consensi? Ci vorrebbe una
riforma che preveda un codice etico per i politici, il problema è che si
smetta di fare affari coi mafiosi e di prendere voti da loro, invece di censurare
magistrati e giornalisti".
"Nonostante quello che si vuole far
credere- è intervenuto Ingroia - c'è un'Italia che crede nei valori
della legalità, della memoria, dell'antimafia, della democrazia. Questa
Italia ha due problemi: non ha sufficiente voce tramite l'informazione e non ha
sufficiente potere, non è adeguatamente rappresentata dai politici. La
realtà è ancora difficile, con la mafia forte, tornata ad interagire
con altri poteri, come quello politico, e con l'Antimafia in difficoltà.
Mancano soprattutto le condizioni oggettive, leggi e uomini, gli strumenti vengono
sottratti. Ma soprattutto oggi non c'è nessuna strategia antimafia. Penso
che proprio questo si debba pretendere dai due schieramenti, centro destra e centro
sinistra, che si presenteranno alle elezioni: di esporre quali sono i loro obiettivi
riguardo alla mafia, quale la loro strategia".
da
LUNGOPARMA http://www.lungoparma.it
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