Il Pablo Rosso
home page

 


Intervista alla tedesca Gabi Zimmer, capogruppo all'europarlamento della Pds-Linke: "Il governo Merkel ha soddisfatto solo gli imprenditori, e sta calando nei sondaggi"

"Grosse koalition? Una svolta di destra"
di
Ivan Bonfanti (da Liberazione)

Strasburgo

Non è passato neppure un anno da quel novembre 2006, quando dopo l'inatteso pareggio elettorale i due principali partiti tedeschi, i socialdemocratici di Spd e i conservatori della Cdu, decisero di mettere in piedi un governo di Grande Coalizione, l'ennesimo per un Paese che aveva già assaporato il gusto della Grosse koalition sin dalla metà degli anni '60, allora con i socialdemocratici a ruota dell'ascendente Cdu/Csu di Kiesinger e Strauss. Eppure, in dodici mesi, l'immensa popolarità che aveva consegnato la Cancelleria alla leader Cdu Angela Merkel sembra aver perso buona parte del suo appeal. Più della fiducia in Merkel, che rimane apprezzata dai cittadini seppure con numeri molto inferiori a quelli plebiscitari dell'anno passato, ad evaporare è stata la speranza di un'azione incisiva del governo verso i problemi che affliggono la più grande economia d'Europa. La disoccupazione, la scarsa crescita, il poderoso gap che continua a dividere la parte Ovest del Paese e le regioni orientali dell'ex Ddr.

Il tema della Grande Coalizione rimane tuttavia di attualità e le difficoltà tedesche non sembrano scoraggiare i sostenitori dell'ipotesi centrista per eccellenza. Non solo in Italia, considerando i temi su cui il Ppe e Pse vanno a braccetto. Dal compromesso con cui stanno cercando di salvare la direttiva sui servizi, la cosiddetta Bolkestein, all'accordo con cui si sono spartiti la presidenza dell'Europarlamento. Ne parliamo con l'eurodeputata tedesca (orientale) della Pds-Linke Gabi Zimmer, nella prima di una serie di interviste che il nostro giornale ha deciso di consacrare al tema della Grande coalizione.

Come valutate dall'opposizione la Grosse koalition guidata dalla cancelliera Angela Merkel?
Mi permetta una riflessione a mo' di premessa. Sull'azione di governo c'è nel Paese, e non solo in Germania, un giudizio assolutamente contrastante tra il mondo della politica, degli affari e l'opinione pubblica. Un anno fa quasi tutti, compresa la maggioranza dell'opinione pubblica, erano convinti che solo un governo di Grande Coalizione potesse affrontare i problemi di un Paese che ha registrato oltre quattro milioni di disoccupati e da 400mila minori che vivono sotto la soglia di povertà. Angela Merkel ha guadagnato molta popolarità e rispetto negli ambienti internazionali e finanziari, ma all'interno del Paese il sostegno è crollato, se paragonato all'anno scorso. Gli ultimi sondaggi ufficiali dicono che quasi il 70 per cento dei tedeschi è deluso non tanto dalla Cancelliera ma dal governo che non è stato capace di mettere a punto le riforme promesse né avviare la gran parte di esse.

Colpa anche dell'inevitabile rivalità con la Spd?
In parte, senza dimenticare le rivalità e le dispute interne alla Cdu. Oggi il politico più popolare in Germania è comunque Stein Meyer, ovvero il ministro degli Esteri e il leader in ascesa nella Spd. Quanto alla Cdu neppure all'interno dei democristiani la laedership di Merkel è certa. Tra poco ci sarà il congresso del partito e non mi stupirebbe se qualcuno uscisse allo scoperto. Penso a Ruttger, il leader del Land Nord Reno Westfalia che accusa Merkel di concentrarsi troppo sull'economia finanziaria tralasciando le radici sociali della Cdu, oppure al settori più conservatori della Csu bavarese che attaccano da destra.

Quanto alla Pds? Qual'è la principale critica politica al governo?
Politicamente direi che è stato decisamente un anno difficile per la Germania. Merkel vanta continuamente un presunto aumento dell'influenza tedesca nel mondo, ma non capisco bene a cosa si riferisce. Forse alla missione in Libano, dove spera di trascinarci? Noi siamo contrari e non solo perché riteniamo il mandato dell'Unifil troppo vago e rischioso, un mandato che in sostanza non dice chiaramente che cosa andremmo a fare. Il punto principale sono anche le nostre responsabilità storiche negli affari internazionali e in particolare nel Medio Oriente, nei confronti degli ebrei. Tornando alla Germania, il governo si è impegnato praticamente solo nell'economia, intesa come monetarismo e finanza. C'è stato uno spostamento a destra del Paese, purtroppo, e gli unici a essere del tutto soddisfatti del governo sono i banchieri, le multinazionali, insomma i poteri forti della finanza. A sinistra, oltre a noi, i Verdi hanno riconquistato un po' della credibilità perduta negli otto anni al governo. La Pds fatica a colmare il vuoto a sinistra, mentre i veri vincitori direi sono stati i liberal-democratici, la cui popolarità è decisamente salita in questo anno.

Perché la Pds fa fatica?
Un momento, non è che la Pds vada male, anzi siamo all'8 per cento, una cifra molto importante per un Paese come la Germania. E' vero però che ci si poteva aspettare una crescita ulteriore con la Spd al governo. Facciamo fatica per varie ragioni, alcune strutturali, altre congiunturali. Perché nonostante il buon risultato nei fatti siamo forti soprattutto a Est. L'ex Germania federale sconta anche lìanticomunismo instituzionalizzato che l'ha guidata per quarant'anni, anche se per fortuna con il Wasg (il nuovo partito della sinistra di Oskar Lafontaine ndr) è in atto un processo che dovrebbe portare alla formazione di un nuovo partito della sinistra sul modello della Sinistra Europea. Anche in questo caso tuttavia non si tratta di un processo semplice. Le differenze culturali, storiche e di comunicazione tra di noi ci sono, ma il processo è iniziato e penso non si fermerà, per fortuna.

La Pds si sta ponendo prospettive di governo?
Abbiamo già esperienze molto importanti, ma anche da quelle ci arrivano segnali contraddittori. Siamo al governo con la Spd a Berlino e nel Medlenburg-Vorpammern, la regione di Rostock. Mentre in quest'ultima le cose vanno bene e i segnali che abbiamo ci danno in forte crescita, a Berlino è più difficile anche se la Pds rimane una realtà importante. Ci sono le elezioni il 17 settembre e staremo a vedere.

Quali sono le reali differenze di prospettiva tra la sinistra alternativa e le forze che si richiamano alla socialdemocrazia storica e oggi governano con la destra?
La difesa dell'interesse della popolazione e della società nel suo complesso per quanto riguarda noi; mentre la socialdemocrazia tedesca ha fatto decisamente una scelta di campo a favore dei poteri finanziari. Tutti abbiano diritto di vivere dignitosamente e questo obiettivo deve animare un governo più della crescita dei grandi gruppi finanziari o le fusioni per creare colossi bancari.
Eppure anche con questi presupposti la sinistra rimane un'idea vaga, o perlomeno del tutto composita. Anche nel gruppo Gue/Ngl ci sono differenze. La stessa Sinistra Europea, molto attrattiva in Italia, non piace a tutti i partiti della sinistra alternativa nell'Ue...
Ma sì certo è dura... (ride) Secondo me negli ultimi quindici anni la sinistra, almeno una buona parte di essa, non ha avuto una visione europea. Ed ha sbagliato. Oggi la Sinistra Europea è una risposta importante e io personalmente ci credo. Non importa se qualche conservatore di sinistra si rifiuti di accettare che l'Unione Europea possa essere un terreno per cambiare le cose. Ci sono forze comuniste che continuano a pensare che solo il terreno nazionale può portare a grandi cambiamenti. Io penso esattamente il contrario. Poi a volte mi chiedo: che ci vengono a fare all'Europarlamento le formazioni che non credono all'Unione? Il cambiamento non ci deve spaventare perché le nostre ragioni sono valide. Tuttavia con tutte le forze di sinistra ci sono terreni su cui non solo operiamo insieme, ma agiamo con efficacia e unità. Penso alla lotta contro la Bolkestein, al successo in Francia e in Olanda del "no" alla Costituzione Europea. Guardando l'arco di forze che appoggiavano il testo sembrava impossibile fermarlo. Invece ha vinto chi chiede una Costituzione dei cittadini. Ci sono terreni su cui la sfida della sinistra alternativa è non solo attuale, ma anche vincente.


SINISTRA EUROPEA